Ieri sera, la dott.ssa Ilaria Capua, virologa di fama internazionale, nella trasmissione “dimartedì” di Floris su La7, ha detto molte cose che vanno prese in seria considerazione, cose che però stridono un po’ con quanto hanno detti altri suoi colleghi dello stesso spessore scientifico. Mi pare infatti, salvo errore, che il Prof. Galli, infettivologo di Milano, non sia del tutto in linea con quanto ha detto la dott.ssa Capua sull’immunità di gregge per controllare l’andamento del il virus, o meglio, se ho ben capito, questo aspetto avrebbe un senso se potesse essere vagliato su altri parametri rispetto a quelli di cui siamo in possesso: ennesima distonia scientifica quest’ultima che mi determina ancora una volta forti perplessità sulla coesione di pensiero in chiave scientifica, per quanto comprensibile e giustificabile ove si ponga mente al fatto che, quando un ricercatore, come nel caso di specie, è costretto a vari tentativi in un contesto urgente e difficile, non sempre si arriva al risultato sperabile.
Gli altri ospiti della trasmissione hanno poi rincarato le dosi dicendo la loro partendo da sfaccettature diverse, se non divergenti al massimo come, ad esempio, Edward Ludwak che, da giornalista-politologo, non potendo competere in chiave scientifica in tema di virus, potrebbe avere una qualche giustificazione.
Ciò che ora mi fa pensare, ed in questo momento il Prof. Galli lo sta dicendo apertamente è che (sue testuali parole) : “Purtroppo gli infarti non vanno in sciopero, siamo già molto oltre il livello di saturazione”, segno evidente – come ho scritto più volte – che le terapie ad alta concentrazione sanitaria ed in ambiti improvvisati ed angusti al massimo, producono morte, realtà che, alla fin fine, viene ascritta al covip-19 e non per arresto cardio-circolatorio. I pazienti infatti non sempre riescono ad adattarsi a questo e finiscono per morire per altri motivi, spesso correlati alla prima diagnosi virale. Una persona sensibile infatti potrebbe avere degli scompensi anche solo guardando in televisione certe scene di terapia intensiva, magari seduta in una comoda poltrona di casa, immaginiamoci i sottoposti a terapie intensive !!!
Ieri sera, la Prof.ssa Ilaria Capua, a questo proposito, ha detto cose serie su cui non guasterebbe una riflessione.
“La Lombardia è un’anomalia”, ha detto la virologa, perché di certezze, purtroppo, ancora non ce ne sono. Io credo che ci siano dei fattori, che ancora non conosciamo, che possono favorire la diffusione e la permanenza del virus, eventualmente legati alle strutture ospedaliere. Esistono esempi precedenti: il virus SARS 1 era circolato attraverso la condotta dell’aria dell’Hotel M a Hong Kong. Oggi noi dobbiamo essere certi che il coronavirus non sia entrato negli impianti di aerazione di edifici vetusti. E ci sono anche tante domande e nessuna risposta sul versante della letalità del coronavirus. Ed ancora : “potrebbe essere legata a diversi fattori ancora da studiare. Si possono fare infinite ipotesi con criteri epidemiologici come caratteristiche demografiche (età e sesso), qualità dell’aria, resistenza agli antibiotici, abitudini alimentari, comportamenti. “
Insomma, pare di essere allo statu quo ante, per quanto attiene alla sconfitta del virus e che, ahimè, tutto ciò che si è fatto finora, sia rimasto allo stato neanche embrionale e cioè di “ tentativo di trovare un antidoto” senza alcun risultato oggettivo.
Realtà quest’ultima che avvalora ancora una volta una mia tesi da sprovveduto secondo la quale, realisticamente, a costi più o meno seri in perdite di vite umane (e finora il costo è stato elevatissimo!), un virus arriva e poi se ne va, a meno che non gli si favorisca la vita attraverso le predette concentrazioni sanitarie in luoghi angusti ed improvvisati al punto da far dire alla Prof.ssa Capua che, in questo brutto periodo, c’è stata anche tanta confusione scientifica…
A mio avviso, per fortuna, il virus sta lentamente andandosene dal nostro paese e ciò, non già in base alle terapie usate, ma grazie alla pazienza di tutti, nel rispetto di quelle regole che il caso specifico ha richiesto e che le Istituzioni (non sanitarie, anche se necessariamente la politica ha fatto ricorso a loro per competenza scientifica), hanno giustamente ed abbastanza efficacemente imposto.
Unico neo: il virus ci metterà tempo prima di andarsene, ma il comportamento civico che dovremo seguire, finirà per darci ragione.
Arnaldo De Porti
Belluno-Feltre

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