Incontriamo Massimiliano Campanile, imprenditore napoletano, tra i migliori hair stylist e titolare in Campania di un marchio internazionale.

 

D – Campanile, un suo pensiero su quanto sta accadendo.             Nessuno lo avrebbe mai potuto immaginare, nemmeno il più pessimista presente su questa Terra. Però, a questo punto, dopo un momento di sbandamento non ci resta che iniziare a pensare al dopo, a quando si ritornerà alla vita di prima.

D – Secondo lei come sarà la vita post covid-19?                              Innanzitutto non sappiamo quando ci sarà la ripartenza. Di sicuro possiamo affermare che sarà durissima per tanti motivi.

D – Ce ne indica alcuni?                                                                              La clientela avrà una disponibilità economica ridotta e, senz’altro, avrà tanta paura . Poi non sapremo quali saranno le nuove disposizioni che dovremo rispettare, come il limitato numero di accesso di clienti, distanze e misure di sicurezza ulteriori per i dipendenti. Quindi, tutto sarà molto più lento.

D –  Come giudica il decreto “Cura Italia”?                                                             Un semplice slogan a cui, ancora, non sono seguiti fatti concreti.  

 D – Lei si sta facendo portavoce anche dei suoi colleghi, mi sembra. Cosa chiede nello specifico, un aiuto economico dal governo?            Non chiediamo nessun aiuto economico, non vogliamo alcuna manovra assistenziale ma, semplicemente, l’azzeramento delle tasse per il periodo di chiusura forzata.

D- Quindi una normale riduzione dell’anno fiscale?                                Sì, perché non è giusto pagare tasse anche per il periodo di chiusura, altrimenti quando riapriremo le perdite saranno maggiori. Ai mancati incassi si aggiungeranno le passività  di questi pagamenti, i ritardi o i mancati pagamenti e, quindi, ci ritroveremo con contenziosi nei confronti del fisco. Tutto questo ci impedirà di riprenderci in tempi brevi.

D – Tutto questo a cosa potrebbe portare?                                       Sicuramente al fallimento delle piccole imprese e al ridimensionamento di quelle medie come la mia, cioè con il licenziamento di una parte del personale. Una cosa che non ho mai fatto durante la mia carriera.

 

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