Coronavirus: Save the Children, il Bangladesh ha meno di 2.000 ventilatori per una popolazione di 165 milioni di persone. Dal 2 aprile sono 56 i casi confermati e 6 i decessi

Nessun ventilatore nel distretto di Cox’s Bazar, che ospita oltre tre milioni di persone, tra cui un milione di rifugiati Rohingya. Si teme un disastro umanitario

Dal 2 aprile il Bangladesh ha 56 casi confermati di COVID-19 e sei decessi correlati[1]. Attualmente nel Paese si stima ci siano o siano in procinto di arrivare 1.769 ventilatori, il che significa una media di un ventilatore per ogni 93.273 persone. La maggior parte dei letti e ventilatori di terapia intensiva del Paese si trovano nei principali centri urbani, compresa la capitale Dacca, rendendo difficile l’accesso alle comunità remote. Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, teme un disastro umanitario che potrebbe colpire milioni di minori e chiede urgentemente assistenza internazionale per aiutare il Bangladesh a fronteggiare un’impennata della domanda di ventilatori per la diffusione dell’epidemia di COVID19.

Save the Children è anche preoccupata per i 3,3 milioni di persone che vivono nel distretto di Cox’s Bazar, nel Bangladesh sud-orientale, un milione dei quali sono rifugiati Rohingya che vivono in condizioni terribili con accesso limitato a adeguate strutture igieniche e sanitarie. La carenza di ventilatori nel distretto significa che, quando aumenterà la diffusione del virus, molte vite saranno a rischio.

Save the Children ha incrementato i suoi programmi esistenti in Bangladesh. Nei campi profughi dei Rohingya, nelle comunità ospitanti e in altri distretti del Paese, l’Organizzazione sta fornendo forniture salvavita agli operatori sanitari, ripristinando le strutture igieniche, assicurando sostegno concreto alle famiglie a basso reddito e garantendo la diffusione delle informazioni su come proteggersi dal virus.

Save the Children, per difendere una generazione di bambini dagli effetti devastanti dell’epidemia di COVID-19, oggi chiede un unico piano globale per affrontare una delle maggiori minacce dei tempi moderni alla salute e alla sicurezza di tutto il mondo. Questo piano deve essere sostenuto da una riduzione del debito, un aumento dei finanziamenti per la sanità pubblica, liquidità e reti di sicurezza per i più vulnerabili e un coordinamento effettivo tra tutti gli attori interessati.

“Al momento è difficile per il Bangladesh soddisfare l’impennata della domanda di ventilatori per rispondere alla diffusione del Coronavirus. Siamo tutti insieme in questa lotta, nessun singolo Paese, neanche il più ricco e potente, può affrontare da solo la pandemia. È quindi essenziale che i leader mondiali, in particolare i Paesi del G20, si impegnino in un piano globale coordinato che stabilisca la riduzione del debito. E’ necessario inoltre che il governo del Bangladesh coinvolga urgentemente i settori pubblico e privato per garantire i ventilatori ai malati di COVID-19 ” ha dichiarato Shamim Jahan, Vicedirettore nazionale di Save the Children in Bangladesh.

“Senza accesso alle strutture di terapia intensiva a Cox’s Bazar, i pazienti in condizioni critiche potrebbero dover essere trasportati nel distretto di Chittagong a 150 chilometri di distanza, aumentando ulteriormente il rischio per loro e per gli altri. E’ urgente che i ventilatori e le persone addestrate a utilizzarli siano a disposizione per proteggere le comunità ospitanti e i rifugiati Rohingya per evitare un disastro umanitario nel caso in cui si dovesse verificare la trasmissione di Covid-19 a livello comunitario. I bambini corrono il rischio di contrarre il virus, ma anche di rimanere orfani o trascurati se i membri della famiglia vengono infettati o muoiono ” ha concluso Athena Rayburn, responsabile della difesa dei Rohingya di Save the Children.

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Tel. 06-48070023/63/81/82
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www.savethechildren.it

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