di Vincenzo Andraus

In questo angolo di mondo martoriato, mi coglie impreparato la presenza del  volto, il tuo, caro Gesù. In questi giorni ripetuti senza alcun rumore, questo spicchio di terra colpita alle spalle, diventata un taglio dove ferire i colori, la scia luminosa di un airone, nella tua bocca improvvisamente dischiusa. Ho rammentato la tua preghiera ai potenti e la tua richiesta di una dignità ritrovata per chi l’aveva perduta. Ora, in questo momento di morte e di vita, mi chiedo quanto tempo è scivolato addosso ai corpi, alle menti, quanti secoli nella frazione di uno sparo, sono rimbalzati negli sguardi colmi di speranza di uomini incatenati e uomini liberi? Caro Gesù, a me sembra di vederti con gli occhi stanchi, oppressi non dalla stanchezza degli anni sulle spalle, ma dal disincanto delle parole ricevute senz’anima, dal permanere di una società piegata dall’ingiustizia, illegalità, prevaricazione di quanti ottusi e conclusi la fanno da padrone. Finanche il  carcere sopravvive a stesso ferito nella sua drammaticità fallimentare, nella sua solitudine creata a misura, rimane lì, negli scaracchi e nelle dimenticanze, indietro, dove non esiste attenzione per le persone. Caro Gesù sospeso a mezz’aria, con le braccia allargate, il volto reclinato, ti vedo così in questi giorni di “passaggio”, nell’indicibile indifferenza con cui al tuo futuro, al nostro, sono state estirpate virtù teologali quali la fede, la speranza, la carità, che però dovrebbero sostenere la vita umana, il cammino di uomini bianchi e neri, dei buoni e dei cattivi, di colpevoli e innocenti. Eppure è in questo angolo dove non c’è più luce che i miei sogni hanno il sapore del domani, il perdono è una voce che insegue, non barcolla, cresce e s’avventa al dubbio, nei chiodi  della Croce. Caro Gesù mi rendo conto di quanto queste parole siano sgangherate, ma ti voglio bene da dentro una cella che tu hai visitato, ti voglio bene fuori dal coro dove tu hai insegnato, ti voglio bene in mezzo ai tanti santi e sapienti che non sono dove tu hai difeso gli ultimi come me. Caro Gesù, ti ricordo semplicemente come un Uomo che mi ha fatto diventare più grande, soprattutto per avermi consegnato la possibilità di essere un uomo migliore

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