CORONAVIRUS: SE C’ENTRAVANO I PIPISTRELLI…

potrebbe c’entrarci anche la cimice asiatica ?  OMS, può smentire con sicurezza dopo i precedenti o si tratta di un caso nuovo come perl Covid-19 di cui ne parlerà stasera Raitre su report ?

Lo scorso anno ho inviato la lettera che segue al Gazzettino, quotidiano più importante di tutto il nord est allo scopo che, divulgandone la notizia, qualche responsabile della sanità rispondesse in merito, ma nulla di fatto. Tenevo nascosta la motivazione della richiesta perché temevo di dire una stupidaggine dal punto di vista scientifico, ma da quando ha fatto la sua comparsa il coronavirus, ho rispolverato il contenuto di detta lettera ipotizzando che il virus possa essere stato trasportato dalla cimice asiatica che, da due-tre anni sta flagellando alcune zone del nostro Paese, ivi compresa la mia. Gli scienziati hanno parlato di pipistrelli, cosa che potrebbe essere anche vera, ma chi è in grado di escludere che non abbia fatto la sua parte anche la cimice asiatica, di cui i nostri esperti OMS forse meno conoscono l’esistenza, al pari del Coronavirus, per il quale fra 4-5 ore su “report-raitre” se ne parlerà ? Come da titolo ?

Ecco la lettera :

Caro Gazzettino,

Siamo vicini alla belle stagione e, come da esperienza vissuta nel 2018 non solo dalla provincia di Belluno, sicuramente si presenterà il problema fastidiosissimo dell’invasione di cimici che, fino a qualche tempo fa, oggettivamente non mi pare di aver mai visto.

Chiedo, attraverso il Gazzettino che ne ha già parlato di recente, mi pare su pagine nazionali, cosa intende fare la nostra provincia allo scopo di fronteggiare questo malanno che costringe a tenere finestre e porte chiuse ad evitare l’ingresso di dette cimici..

Un docente universitario ne ha già parlato in proposito, ma mi pare che, a differenza delle  “location”  degli osservatori universitari  la realtà appaia molto diversa rispetto a quanto succede nelle nostre abitazioni.

Cimici, cimici ovunque. In molte province italiane l’autunno 2018 è partito sotto l’insegna di un’ondata di questi insetti color grigio-bruno, ben noti per il loro inconfondibile ronzio ma, soprattutto, per il loro odore – per usare un eufemismo – sgradevole.

Diffuse soprattutto nelle campagne, dove trovano ristoro tra la vegetazione, hanno raggiunto in massa ormai in molte aree la penisola, con diverse zone del Nord Italia prese letteralmente d’assalto. Non risparmiando, però, neanche molte regioni nel resto d’Europa e in particolare quelle centro-meridionali.

Le conseguenze sono molteplici e vanno dal fastidio di ritrovarsele nel bucato appena raccolto fino a situazioni di vera esasperazione, con pareti, verande e infissi delle abitazioni tappezzati, garage e rimesse infestati, stanze presidiate da esseri svolazzanti. Ma non solo. L’impatto si sta facendo pesante sulle coltivazioni, che secondo Coldiretti potrebbero registrare per alcune categorie perdite del 20-25% della produzione, con punte fino al 40%.

Originaria dell’Asia orientale, per esempio Cina, Giappone e Taiwan, prima di giungere a noi ha colonizzato nei primi anni ’90 l’America settentrionale, salendo accidentalmente a bordo di container e probabilmente infilandosi dentro a imballaggi e bagagli del traffico internazionale di merci. Sempre attraverso le rotte commerciali, ha raggiunto il nostro continente nei primi anni duemila per essere identificata in Italia per la prima volta nel 2012, in Emilia Romagna.

“La soia è una delle piante più adatte allo sviluppo di questa cimice, che punge perlopiù i baccelli per prelevare dai semi sostanze nutritive, come lipidi e proteine”. “ma la cimice asiatica colpisce una grande varietà di piante, da quelle erbacee, come appunto soia, pomodoro, fagiolino, alle specie arboree, dove danneggia prevalentemente i frutti”. Mele, pere, pesche, ciliegie, uva, kiwi: nessuno escluso. L’entità dei danni? Da quelli prettamente estetici, che però concorrono alla svalutazione del prodotto, a quelli più severi, laddove le punture dell’insetto possono determinare la perdita del raccolto. A scopo preventivo, si interviene con la lotta integrata: chi le ha a disposizione, prova a difendersi con reti anti-insetto sfruttando gli impianti antigrandine; si effettuano monitoraggi, si usano trappole e, laddove necessario, prodotti fitosanitari, ma a dire il vero molti esemplari riescono comunque a sfuggire al controllo: “Si spostano molto facilmente e velocemente ed è quindi molto difficile impedire loro di diffondersi e viaggiare da una coltura all’altra, reinfestando di fatto anche quelle trattate”.

Detto questo in breve in quanto il mio intervento di allora  era lunghissimo, sono a chiedermi se detto insetto non abbia un qualche collegamento con il coronavirus, atteso che, molto verosimilmente l’Organizzazione Mondiale della Sanità magari non ne avrà  neanche mai sentito parlare…

Stupidaggine più, stupidaggine meno, forse ci potrebbe stare anche questa mia ?

ARNALDO DE PORTI

Feltre-Belluno

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui