Partendo dalla premessa che ognuno deve mangiare per vivere e che la terra, tenendo conto che la sua superficie totale (fra terra ed acqua) è di mezzo miliardo di kmq., mentre  la sua popolazione di 7,5 miliardi di persone (50 persone circa avrebbero a disposizione circa 1 kmq di terra)  tutti, in chiave matematica, avrebbero da mangiare e da vivere.

Ovviamente, questo è un ragionamento “alla carlona”, pressappochista, privo di elaborazioni accettabili, tuttavia, secondo me, esso è foriero di qualche indicazione abbastanza approssimativa in funzione di quanto vado ora a dire.

Anzitutto mi pare che non debbano esserci dubbi sul fatto che, ove si potesse mettere insieme a livello mondiale sia la cultura che il cibo, verrebbero meno tutte quelle conflittualità che fino ad oggi hanno contraddistinto la storia planetaria, tanto da dover pensare che, rebus sic stantibus, le guerre  dovranno purtroppo costituire ancora una costante fissa per gli anni a venire.

Per quanto ovvio a dirsi, non si tratta di un giochetto semplice da fare in poco tempo, ma a questo si dovrà arrivare se si vorrà vivere serenamente ed in pace, in base ai parametri fornitici da madre natura.

Come attuare ciò ?

Premesso che sono stati creati organismi mondiali che oggi servono a poco, per non dire a nulla, come L’ONU, la OMS, la FAO, AIEA, FMI, IFAD, NATO, UNESCO, UNIDO ed altre cinquanta-sessanta a livello mondiale  di cui si è perso di vista non solo la loro funzione, ma anche si è dimenticato il loro nome, eccezion fatta per chi ha interessi dentro e percepisce un reddito,  io penso che sarebbe giunto il momento di unificare al massimo  detti organismi al fine, non solo di evitare dispersioni di grandi risorse,  ma anche di mettere insieme un obiettivo comune nell’interesse dell’ intera umanità. Insomma, se a suo tempo, sono stati creati gli Stati Uniti d’America, l’unione delle ex Repubbliche sovietiche (URSS), l’Unione Europea ecc.ecc., ora si dovrebbe fare analogo ragionamento per mettere insieme tutto e tutti in una sorta di Unione Mondiale.

Verrò anche tacciato di infantilismo socio-politico, di persona che non si rende conto dei problemi connessi ad una tale iniziativa, per certuni addirittura uno sprovveduto che parla a vanvera, ma vorrei chiedere a tutti costoro se si accontentano ancora di vivere come il mondo ha vissuto fino ad oggi, accettando peraltro un futuro dalla imponderabilità piuttosto sindacabile dal punto di vista specificatamente umano, oltre che per tutto il resto.

Per esperienza vissuta, tutti abbiamo constatato che ci sono due fenomeni che se ne “fregano” dei… passaporti:  il contagio atomico e quello recente del virus. Entrambi infatti entrano ed escono senza controlli da un paese all’altro.

Ebbene, dette constatazioni, l’una atomica (ricordiamone 3-4 come Cernobyl URSS 1986, Kyshtym 1957, Three Mile Island Usa 1979,  Fukushima Giappone 2011 ecc,), l’altra  recente, seppur di altra natura,  del Coronavirus,  avranno o no la forza di far ragionare quei 4-5 personaggi che reggono le sorti del mondo al fine di dare avvio ad un “sistema mondo” diverso rispetto a quello di ieri ?

Purtroppo questa gente dimenticherà il “virus” non appena ci sarà una benché minima sensazione di scomparsa del  medesimo,  esattamente come ha già dimenticato gli effetti disastrosi dell’atomo di cui ho fatto cenno dianzi.

A conclusione vorrei ricordare ancora una volta che, ove si potesse trovare una strada per unire il mondo in una sorta di  “Unione Mondiale”, come l’ho battezzata poco fa, ci sarebbe da vivere bene per tutti i 7 miliardi e mezzo di uomini di questo mondo, i quali, una volta acculturati e sfamati come è giusto che sia, non vorrebbero più sentir parlare di guerre.

E ciò si potrà ottenere facendo in modo che ci sia un’equa distribuzione della ricchezza mondiale, requisito indispensabile per rendere produttivi milioni e milioni di chilometri di terra incoltivabili per le diverse e più svariate ragioni, ove, anziché  esserci campi di grano per sfamare la gente,   c’è è spesso un terreno di scontro per farla morire.

Dobbiamo riflettere con molta urgenza sul fatto che questa è un’era nuova e che, come tale, essa ha bisogno di nuovi ed intelligenti strumenti per affrontare un futuro tutto da inventare.

In caso contrario, ci sarà poco da sperare e si dovrà constatare che nemmeno le pandemie possono dare un assetto razionale  ai  cervelli di un 2000 piuttosto inoltrato…

Ma sarà inevitabile affrontare il problema.

 

Arnaldo De Porti

(Belluno-Feltre)

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