Le discipline umanistiche sono un vantaggio competitivo per la ripresa, a partire dalla filosofia. Un esempio pratico sono i 3 principi stoici selezionati da XChannel, la società di consulenza che mixa Big Data & Humanities per il marketing crosscanale
 

In italia i laureati in discipline umanistiche sono il 30%: è la percentuale più alta tra i paesi dell’OCSE. La penetrazione delle humanities negli studi superiori viene spesso stigmatizzata come uno dei problemi strutturali per il passaggio scuola-lavoro. Ma è giusto pensarla così? No, in generale, e no in particolare nelle settimane che stiamo vivendo.

 

Gli eventi ci si stanno infatti presentando davanti in una successione che non ha nulla di lineare: come possiamo pensare che un approccio puramente quantitativo, economico o ingegneristico, ci aiuti a prevedere cosa accadrà nei prossimi trimestri? E, invece, cosa c’è di più umano di questa incontrollabile schizofrenia che caratterizza la realtà attuale?

 

Lo stoicismo è una scuola filosofica creata nel 300 a.c. da Zenone di Cizio, un ricco

mercante che aveva fatto naufragio proprio sulla via per Atene, perdendo tutto. La sua

filosofia nasce quindi da un evento traumatico che coinvolge un business fiorente, un evento “totalizzante” nei suoi effetti e potenzialmente senza speranza. Tutti elementi di attualità.

 

La scuola fondata da Zenone ha avuto grande successo prima in Grecia e poi a Roma, influenzando la cultura occidentale con forza e fino ai nostri giorni, annoverando tra le sue fila personalità trasversali: letterati influenti come Seneca, imperatori che hanno ispirato i leader di tutti i tempi come Marco Aurelio, ma anche schiavi liberti come Epitteto.

 

Per dare forma al futuro occorre formare e sviluppare una leadership basata su di un

approccio razionale ma qualitativo, ampio, trasversale e saggio. Ci serve lo stoicismo e per cominciare 3 principi stoici per imprenditori, manager, leader alle prese con la crisi del coronavirus.

 

(1) FOCALIZZATI SU QUELLO CHE PUOI CONTROLLARE

Un evento naturale, un accadimento collettivo, lo scatenarsi di una pandemia che si abbatte sulla normalità della tua vita e il successo del tuo business o della tua marca: queste cose non sono in tuo potere, almeno non lo sono mai completamente. Nella parole di Epitteto:

 

“Di tutte le cose esistenti alcune sono in nostro potere, e altre non sono in nostro potere” e ancora: “Tu non devi cercare che le cose vadano a modo tuo, ma volere che esse vadano proprio così come stanno andando; allora tutto andrà bene”. Epitteto

 

I tuoi pensieri, il giudizio retto che ti formi analizzando razionalmente le cose, le azioni conseguenti che prendi: tutte queste sono cose modificabili, gestibili, in tuo potere. Non è saggio investire invece tempo e risorse nel lamentarsi della tragicità dell’imponderabile, disperdendo energie in maniera inutile e del tutto improduttiva.

 

(2) TRASFORMA GLI OSTACOLI IN OPPORTUNITÀ

Questo ci porta al secondo principio, legato alla percezione delle cose. Nelle parole di Epitteto, gli uomini e le donne “sono agitati e turbati, non dalle cose, ma dalle opinioni che hanno delle cose”. Possiamo controllare il nostro comportamento ma non le conseguenze di come ci comportiamo, quindi ancora meno le conseguenze delle azioni degli altri e meno ancora le cose che accadono in natura, sottoposte a forze del tutto fuori dalla nostra portata.

 

“Se sei disturbato da una cosa fuori di te, non è la cosa in sé che ti disturba, ma il tuo stesso giudizio a proposito di questa cosa. Ed è in tuo potere di spazzare via questo giudizio, qui e ora”. Marco Aurelio

 

Di qui la logica conclusione che le cose più importanti siano sempre alla nostra portata e sotto controllo: questo elimina ogni scusa di lamentarsi per questioni fuori dal nostro controllo, ma spinge anzi a trasformare gli ostacoli in opportunità, perché è del tutto nelle nostre possibilità di trasformare attraverso la nostra opinione fondata qualunque tragedia nella migliore cosa possibile per noi – così come lo stesso vale per il business che gestiamo.

 

(3) PASSA ALL’AZIONE: LO STOICO È UN COMBATTENTE DELLA MENTE

Ma ha senso agire, se quasi tutto quello che succede è fuori dalla nostra portata? Non sarebbe meglio rimanere del tutto inattivi, perché tanto “tutto andrà bene”? Non proprio. Non secondo i principi stoici almeno:

 

“La fortuna aiuta gli audaci, il pigro si ostacola da solo”. Seneca

 

Quello che accade nel mondo non è infatti disegnato per accadere indipendentemente da quello che facciamo, ma è anzi concepito per accadere assieme a quello che facciamo, cioè con le nostre azioni, che nell’insieme e con gli eventi naturali producono le cose.

 

Le conseguenze delle nostre azioni non saranno del tutto nelle nostre mani, è vero, ma non passare all’azione significa condannarsi a non far succedere nulla. Per questo un vero stoico è un guerriero dei pensieri, non un libraio che li posiziona delicatamente su uno scaffale. Infatti il baricentro di questa filosofia è etico, morale, pratico – e non metafisico e astratto. Ogni umano progresso, al contrario che essere collocato nella teoria, sta proprio “nella volontà di progredire” (Seneca). E qui si tocca con mano il pragmatismo della dottrina.

 

Tutto così attuale che viene da chiedersi se non occorrerebbe anche in Italia pensare, come hanno fatto alcune società della Silicon Valley, a reclutare laureati in filosofia come manager o per consulenze esterne. Cioè pensare a uscire da questa crisi con dei “practical philosophers” più che con economisti che guardino al business con un approccio esclusivamente quantitativo, limitato e limitante.

 

“Tutti leggiamo tutti i giorni le statistiche sul contagio” dice Federico Corradini, CEO di XChannel, laureato in filosofia con un passato da Team Leader in Google, a Dublino “ma pensare che queste progressioni lineari basate su quanto accaduto ieri possano in alcun modo prevedere un sempre più schizofrenico futuro prossimo – che proprio per questo è più che mai “umano” – è riduttivo e debole. I big data ci dicono tutto del recente passato, la medicina ci sta portando fuori da un presente drammatico, ma saranno le discipline umanistiche, che un terzo dei laureati italiani conosce così bene, a darci la visione sul futuro che vogliamo – e la leadership per crearlo”

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