In occasione del 50° anniversario dello Statuto dei Lavoratori che ricorre oggi, 20 maggio, segnaliamo il contributo di Vincenzo Vita sul sito della Fondazione e i suggerimenti di film e libri provenienti dal nostro Archivio.

Lo Statuto dei lavoratori, un capolavoro del Novecento. Mezzo secolo fa venne varato lo “Statuto dei lavoratori”. Fu un evento straordinario, rivelatosi negli anni persino più importante di quanto a molti osservatori sembrò all’epoca. Del resto, la legge del 20 maggio del 1970 sembrò allora come l’inevitabile conclusione normativa delle lotte operaie che avevano scosso gli anni sessanta, fino all’autunno caldo del ‘69. Tra l’altro, lo stesso PCI si astenne, perché chiedeva l’estensione delle tutele ad una platea più ampia di lavoratrici e lavoratori. Ma oggi vi sarebbe una standing ovation. Il 1970 fu un anno di grazia: oltre alla legge 300, entrarono in scena il divorzio, le regioni, i referendum. E tante altre riforme seguirono nel decennio: dalla casa, alla Rai, alla psichiatria, alla sanità, all’aborto, alle carceri. La creatività artistica era ai suoi massimi nel secolo. Lo Statuto fu, insomma, l’apripista di una breve, ma intensa, stagione riformatrice. Che oggi si rimpiange, perché le culture prevalenti hanno cambiato verso e il lavoro è diventato puro luogo di mercificazione con garanzie sempre più lasche. Precariato e disoccupazione hanno dato due sberle molte speranze. Giustamente, le organizzazioni sindacali chiedono la ripresa e l’estensione delle previsioni della legge 300, abrogando il cosiddetto “Jobs Act” e le nuove logiche di sfruttamento: fisico o digitale che sia. In quel tempo la ragione si spostava sulla forza lavoro, e il torto su chi la opprimeva. Nasceva un nuovo senso comune. Via via l’equilibrio si è rovesciato. Ma l’Archivio audiovisivo si chiama – non per caso- del movimento operaio. Sarà, ma preferiamo stare dalla parte del torto, dando il nostro piccolo contributo per una Primavera del lavoro.

Vincenzo Vita

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