Crisi: ASviS, le imprese e il governo puntino alla sostenibilità per rilanciare la competitività

Analisi del “Decreto Rilancio”: molti interventi a sostegno di imprese e occupazione, meno attenzione alle donne, all’ambiente e al Green new deal

Enrico Giovannini, portavoce ASviS: “La risposta alla crisi deve essere orientata a portare l’Italia su un sentiero di sviluppo sostenibile da tutti i punti di vista. L’ottima proposta della Commissione europea apre per l’Italia una concreta possibilità di trasformarsi nella direzione dell’Agenda 2030. Ma anche il bilancio pubblico nazionale va orientato alla sostenibilità: per questo proponiamo di eliminare i 19 miliardi annui di sussidi dannosi per l’ambiente per ridurre il cuneo fiscale, sostenere le imprese nel passaggio alle energie rinnovabili e all’economia circolare, investire su giovani e donne. La sostenibilità accresce la produttività delle aziende e migliora la qualità della vita delle persone. Ecco perché il rilancio del Paese deve passare per un ripensamento dei modelli di business e delle politiche a favore dello sviluppo sostenibile”.

Roma, 28 maggio 2020 – Più sostenibili, più flessibili e più competitive: le imprese utilizzino la fase di rilancio del Paese per cambiare modello di business a favore dello sviluppo sostenibile. E il governo pensi alla possibilità di convertire i 19 miliardi che ogni anno destina a sussidi dannosi all’ambiente per ridurre il cuneo fiscale, aiutare le imprese a diventare più green e investire sui giovani e le donne. Inoltre, utilizzando le nuove opportunità del “Next generation EU”, il fondo europeo per la ripresa, è possibile realizzare da subito un piano di investimenti dedicati alle città e ai territori per rendere il nostro Paese più sicuro e resiliente, migliorando la qualità della vita delle persone. Sono queste alcune delle proposte emerse oggi durante il secondo evento ASviS Live “Verso una ripresa trasformativa all’insegna della resilienza e della sostenibilità”, al quale sono intervenuti il Presidente del Parlamento Europeo David Maria Sassoli, gli amministratori delegati e i presidenti di alcune delle principali imprese italiane (Ferrero, UniCredit, Tim, Coop ed Enel) ed esponenti delle organizzazioni imprenditoriali e sindacali, delle istituzioni e del terzo settore.

Nel corso dell’evento sono stati anche presentati i risultati dell’analisi condotta dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile del “Decreto Rilancio” alla luce dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile e dei cinque orientamenti delle politiche per la resilienza trasformativa (prevenzione, protezione, preparazione, promozione e trasformazione)[1] in risposta allo shock dovuto al Coronavirus. “Il Decreto Rilancio è un provvedimento di grande rilievo, in termini sia di contenuti sia di risorse impegnate – sottolinea Enrico Giovannini portavoce dell’ASviS, che con 270 aderenti è la più grande rete di organizzazioni della società civile mai creata in Italia. Le misure del Decreto sono principalmente orientate agli Obiettivi 8 (Condizione economica e occupazionale), 9 (Innovazione, imprese e infrastrutture) e 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide). La stragrande maggioranza del provvedimento (oltre 210 azioni) è classificabile nelle politiche di protezione, 81 azioni vanno nella direzione della promozione, 49 della preparazione, 21 della prevenzione e solo 20 della trasformazione (tavola 1).

“Come nei Decreti precedenti – nota Giovannini – gran parte degli interventi sono di ‘protezione’, legati cioè alla fase emergenziale, ma in questo si notano anche alcuni interventi volti alla trasformazione del sistema socioeconomico, in particolare del sistema sanitario e produttivo. Sorprende però l’assenza di provvedimenti per la tutela del capitale naturale del Paese, che pure genererebbe occupazione e miglioramento della qualità della vita, e di riduzione delle disuguaglianze di genere. Questo vuol dire – precisa il portavoce dell’ASviS – che per misure di rilancio e trasformazione del Paese verso lo sviluppo sostenibile ci si dovrà necessariamente affidare alle nuove risorse europee o a ricomposizioni del bilancio pubblico. È in questa prospettiva che proponiamo il progressivo azzeramento dei 19 miliardi di sussidi dannosi all’ambiente, da trasformare in una riduzione senza precedenti del cuneo fiscale, in sussidi alle imprese per la transizione ecologica e l’economia circolare e in un investimento straordinario su giovani e donne, per aumentare la competitività del sistema Italia e rendere lo sviluppo del Paese sostenibile e inclusivo, come previsto anche dalla proposta della Commissione europea per il fondo ‘Next generation EU’ presentato ieri”.

Con questa finalità, l’ASviS ha presentato oggi un “Pacchetto di investimenti a favore dello sviluppo sostenibile delle città e dei territori”, un vero e proprio intervento per la ricostruzione e l’accrescimento delle diverse forme di capitale (economico, umano, sociale e naturale) colpite dalla crisi, perfettamente in linea con le proposte della Commissione UE. La proposta approfondisce e dettaglia i contenuti del Rapporto ASviS “Politiche per fronteggiare la crisi da Covid-19 e realizzare l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile” (pubblicato il 5 maggio) e ha un costo stimato in 201,7 miliardi di euro di risorse aggiuntive in 10 anni, da sostenere con risorse comunitarie e nazionali. Il Pacchetto è articolato in quattro aree: transizione verde (riqualificazione energetica del patrimonio edilizio; sicurezza sismica; sicurezza idrogeologica; mobilità sostenibile), trasformazione digitale (infrastrutture e servizi digitali; scuola e università), sanità e lotta alla povertà (con un focus sulle periferie).

“La crisi in corso impatta non solo sul capitale economico – sottolinea Pierluigi Stefanini, presidente dell’ASviS – ma anche sul capitale umano e sul capitale sociale, e la gravità dei suoi effetti dipende anche dal tipo di risposta delle imprese, delle istituzioni e della politica. Per questo la nostra proposta punta a stimolare una resilienza trasformativa del sistema socioeconomico, aiutandolo a trasformarsi e non a tornare indietro, visto che la situazione precedente la pandemia era considerata insoddisfacente e insostenibile. Il rischio è che senza una visione sistemica e di lungo periodo si possano disperdere risorse finanziarie importanti senza produrre il cambiamento auspicato”.

[1] Si veda “Building a Scientific Narrative Towards a More Resilient EU Society” e “Time for Transformative Resilience: the COVID-19 Emergency”, Joint Research Centre della Commissione europea https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/bitstream/JRC106265/jrc106265_100417_resilience_scienceforpolicyreport.pdf e https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/bitstream/JRC120489/resilience_coronavirus_final.pdf.

[1] Si veda “Building a Scientific Narrative Towards a More Resilient EU Society” e “Time for Transformative Resilience: the COVID-19 Emergency”, Joint Research Centre della Commissione europea https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/bitstream/JRC106265/jrc106265_100417_resilience_scienceforpolicyreport.pdf e https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/bitstream/JRC120489/resilience_coronavirus_final.pdf.

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