Signor Presidente, ora o mai più.

Il Movimento Astensionista Politico Italiano, nel condividere “comunque” il discorso e gli appelli odierni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non può, tuttavia, tralasciare di esprimere alcune considerazioni relative al suo discorso.

L’Italia del 46, chiamata a ricostruire le macerie derivanti dalla guerra, riuscì a superare le divisioni e le diverse vedute che la politica di allora manifestava poiché c’era da ricostruire un’intera nazione partendo da zero, che così nacque grazie al cemento della coesione dell’intero popolo italiano.

Oggi la situazione è però diversa. E non per colpa di un popolo che come giustamente da Lei affermato ha già dato prova di coesione ed abnegazione esemplare nonostante le gravi mancanze causate da sistemi di prevenzione che facevano acqua da tutte le parti, e a causa di ancora non meglio definite responsabilità politico-organizzative.

Le migliaia di vittime subite e la distruzione incalzante dell’intero tessuto economico e produttivo italiano a causa del coronavirus sta determinando, di conseguenza, una pericolosa disgregazione anche sociale, e, nonostante ciò, ancora assistiamo alla guerra fra bande fra partiti, regioni e stessi rappresentanti istituzionali che invece di pensare al bene comune cercano di arraffare ulteriori visibilità e conseguenti consensi finalizzati alla sola “gestione” del potere.

Il default del CSM, poi, con le sue pesantissime ripercussioni sull’intero sistema giudiziario, sta innescando inevitabili tensioni che non si sa dove faranno approdare quella residua fiducia nelle istituzioni che il popolo italiano, sempre più marginalmente, sta in esse riponendo.

Ci permetta di farLe notare, Signor Presidente, che il popolo italiano non è un gregge di pecore chiamato ad eseguire gli ordini di un nugolo di pastori anche se questi le stanno conducendo al macello. E che, quindi, come bene impresso nella Costituzione che ancora ci pregiamo di onorare e festeggiare, la sovranità di un popolo non può essere assoggettata a un gruppo di affaristi che utilizzano la politica solo per continuare a depredare quelle greggi (che invece sarebbero tenuti a difendere) grazie a sistemi di visibilità del consenso e della rappresentatività ampiamente manomessi e taroccati.

Nel corso di una trasmissione televisiva di domenica 31 maggio, poi, uno dei principali responsabili (e ovviamente non il solo) del crack del nostro sistema giudiziario, ha candidamente affermato che la prassi in essere per quanto riguarda le nomine CSM e la direzione delle Procure, a fotocopia di quanto avviene in campo politico-istituzionale, anche in quel caso veniva ed è effettuata in base all’applicazione del “Manuale Cencelli”.

Ora, Signor Presidente, pur comprendendo l’impossibilità da Lei dichiarata qualche giorno fa di sciogliere il Consiglio di autogoverno della Magistratura per la mancanza di leggi e presupposti giuridici, Lei può, invece, spingere per l’abolizione di quel sistema di spartizioni che non è delineato da nessuna legge, e quindi con esso far sì che venga abolita quella prassi obbrobriosa che non solo continua a dare nelle mani di parassiti della politica (e di riflesso del sistema giudiziario) il mezzo per continuare ad arricchirsi nonostante i drammi e le emergenze vissute dal popolo, ma che contemporaneamente fornisce anche alle grandi organizzazioni criminali e mafiose (loro complici) gli  strumenti per il loro rafforzamento finanziario nella sottomissione ulteriore dei cittadini.

Lei, Signor Presidente, ha non solo il dovere morale, ma anche il potere, insito nel Suo mandato e nel ruolo di massima Autorità garante dello Stato, di impedire che bande criminali di tale fattezza continuino a ingannare, divorare e massacrare l’intero Popolo Italiano.

Metta un freno a questa mega bulimia saccheggiatoria. Vedrà che analogamente al ’46 il cemento per solidificare e irrobustire le fondamenta di una nuova e sicuramente più onesta Repubblica ricomparirà come per magìa.

Roma, 1 Giugno 2020

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