La costituzione degli Enti Regionali in Italia è stato uno dei mali della politica nostrana, tesa a spartirsi la torta amministrativa. Ha fatto comodo ai partiti che si sono creati delle piccole repubbliche all’interno dello Stato contemporaneamente permettendo agli amministratori locali di mungere alle prebende pubbliche e gestire le ricchezze del popolo a fini personalistici. Prova ne sia -ad esempio- il gonfiamento paradossale della spesa sanitaria, con norme interne, attuazioni e finalità differenziate, con l’impossibilità di trasferimento da una Regione all’altra come si trattasse di stati esteri e  con la suddivisione delle cariche e degli enti fra i soliti congiunti politici, senza nessun reale beneficio per la salute pubblica. Ma non voglio parlare di questo… per ora!

L’Italia è un piccolo paese che per secoli ha patito il male della suddivisione in vari staterelli, il risultato é che solo dopo l’unità (di cui fra poco ricorre il 150° anniversario) si é ripreso a parlare di identità nazionale ed é stato possibile costruire un popolo, con tutte le difficoltà che ancora persistono e che sono visibili nella nostra società “spaccata” fra nord e sud… fra est ed ovest, fra isole e promontori…

Nel frattempo in Europa, a partire dalla fine dell’ultima guerra mondiale, è andato avanti un processo unificatorio che ora si chiama Comunità Europea. Questa unione è buona per il vecchio continente che ha subito per troppi anni divisioni e guerre intestine. La distribuzione dei poteri in chiave di separazione politica non aiuta assolutamente l’integrazione fra i popoli.

Perciò consideriamo quale potrebbe essere la conseguenza di un “federalismo”(come si prefigura questo che si vuole attuare) che parte dal concetto della separazione delle varie realtà della penisola ai fini di gestire “meglio” le singole ricchezze. Questa nuova parcellizzazione dell’Italia porterà ulteriori mali al popolo italiano ed all’Europa tutta. La costituzione di -a tutti gli effetti- nuove “repubblichette” indipendenti all’interno del contesto nazionale ed europeo non sarà un vantaggio per la comunità, anzi porterà guai, delusioni ed odi… E di questo non abbiamo bisogno proprio ora che la crisi economica galoppante e la spinta allo sfacelo morale si fa più forte in Italia e nel mondo.

C’è bisogno di solidarietà e di capacità di riconoscersi con il luogo in cui si vive senza però cancellare l’unitarietà della vita e la consapevolezza che il pianeta è uno come una è la specie umana. Non si può continuare a separare la comunità degli umani su basi etniche o “sociali” o “religiose” o “politiche”…

L’integrazione è solo una ovvia conseguenza del vivere in luogo riconoscendolo come la propria casa. Perciò il vero federalismo può essere solo bioregionale ed il riconoscimento con il luogo di residenza deve avvenire nelle forme più semplici e vicine al contesto socio/ambientale in cui si vive. Questo contesto é ovviamente la comunità del paese, e della città che riunisce una serie di paesi in una comunità facilmente riconducibile ad una identità condivisa. Questa è la “Provincia”. Le Province lungi dal dover essere eliminate dovrebbero anzi assurgere al ruolo rappresentativo dell’identità locale e tale riconoscimento non alienerebbe la comunione ed il senso di appartenenza all’Europa ed al mondo bensì aiuterebbe il radicamento al luogo in cui si vive e la responsabilizzazione a mantenerlo sano e compatto.

C’è inoltre da dire che dal punto di vista storico le Province da tempo immemorabile hanno rappresentato il “luogo di origine” mentre le Regioni sono state create massimamente a tavolino per soddisfare esigenze politiche indifferenti alla comunità. Vedasi la costituzione del Lazio, formato per soddisfare le esigenze di una città che doveva essere la capitale di un nuovo impero, costituito smembrando la Tuscia, rubando territori all’Umbria (Rieti) e aree all’ex Regno di Napoli (Formia, Gaeta, etc.). Oggi Roma ed area metropolitana con i suoi 6 milioni e mezzo di abitanti (più i non registrati, quasi altrettanti) ha completamente fagocitato il territorio e la gestione delle risorse relegando il ruolo delle Province storiche a quello di “fornitura di servizi e ubicazione di scomodi impianti inquinanti”… (Ma è logico quando si vede che i 9/10 dei residenti laziali stanno a Roma e siccome siamo in democrazia apparentemente così deve andare…). In verità le grandi città metropolitane dovrebbero prima di tutte decrescere ed essere ristrette in enti   “città regione”, se si vuole che il cancro da loro rappresentato non si propaghi al territorio…

Ma non voglio allargarmi troppo oltre…

Paolo D’Arpini, referente della Rete Bioregionale Italiana

Fonte: https://bioregionalismo.blogspot.com/2020/06/true-federalism-can-only-be-bioregional.html

Di questi temi se ne parlerà durante l’incontro “Bioregionalismo. Stati generali dell’ecosofia”  che si tiene a Tivoli il 20 e 21 giugno 2020 – https://bioregionalismo.blogspot.com/2020/05/bioregionalism-general-states-of.html

Traduzione  inglese:

I return to the discourse of “federalism” in a bioregional key.
The constitution of the Regional Bodies in Italy was one of the evils of our politics, aimed at sharing the administrative cake. It was convenient for parties that created small republics within the state at the same time allowing local administrators to milk public fines and manage the wealth of the people for personalistic purposes. Proof of this is – for example – the paradoxical swelling of health expenditure, with different internal rules, implementations and purposes, with the impossibility of transferring from one Region to another as if it were foreign countries and with the division of offices and bodies among the usual political relatives, without any real benefit to public health. But I don’t want to talk about this… by now!

Italy is a small country that for centuries has suffered from the evil of subdivision into various small estates, the result is that only after unity  did he start talking about national identity and it is It was possible to build a people, with all the difficulties that still persist and that are visible in our society “split” between north and south… between east and west, between islands and promontories…

Meanwhile, in Europe, since the end of the last world war, a unifying process has continued, which is now called the European Community. This union is good for the old continent which has undergone divisions and internal wars for too many years. The distribution of powers in terms of political separation absolutely does not help integration between peoples.

Therefore we consider what could be the consequence of a “federalism” (as this is intended to be implemented) which starts from the concept of the separation of the various realities of the peninsula in order to manage “better” the individual wealth. This new fragmentation of Italy will bring further evils to the Italian people and to all of Europe. The establishment of – to all intents and purposes – new independent “republics” within the national and European context will not be an advantage for the community, on the contrary it will bring trouble, disappointments and hatreds… And this we do not need right now that the economic crisis galloping and the push to the moral breakdown is stronger in Italy and in the world.

There is a need for solidarity and the ability to recognize oneself with the place in which we live without however erasing the unity of life and the awareness that the planet is one as one is the human species. We cannot continue to separate the human community on an ethnic or “social” or “religious” or “political” basis…

Integration is only an obvious consequence of living in a place, recognizing it as your home. Therefore true federalism can only be bioregional and recognition with the place of residence must take place in the simplest and closest forms to the social / environmental context in which you live. This context is obviously the community of the country, and of the city which brings together a series of countries in a community that can easily be traced back to a shared identity. This is the “Province” (District). Far from having to be eliminated, the provinces should indeed rise to the representative role of local identity and this recognition would not alienate the communion and sense of belonging to Europe and the world but would help the rooting to the place where you live and the responsibility to maintain it healthy and compact.

It must also be said that from the historical point of view the Provinces have represented the “place of origin” since time immemorial while the Regions have been created at the table to satisfy indifferent political needs to the community. See the constitution of Lazio, formed to meet the needs of a city that was to be the capital of a new empire, created by dismembering Tuscia, stealing territories from Umbria (Rieti) and areas from the former Kingdom of Naples (Formia, Gaeta, etc.). Today Rome and the metropolitan area with its 6 and a half million inhabitants (plus the unregistered, almost as many) has completely engulfed the territory and the management of resources, relegating the role of the historical Provinces to that of “providing services and the location of inconvenient polluting plants”… (But it is logical when you see that 9/10 of Lazio residents are in Rome and since we are in “democracy” so it must go… seemingly). In truth, the major metropolitan cities should first of all decrease and  restricted in “city-region” entities if the cancer they represent is not to spread to the territory …

But I don’t want to go too far …

Paolo D’Arpini, referent of the Italian Bioregional Network

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