ROMA, 5.06.20 – In occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, Greenpeace lancia il rapporto “Foreste al macello II”, che svela il legame nascosto tra deforestazione e produzione di carne, denunciando quanto accade nell’Amazzonia brasiliana.

Serra de Ricardo Franco State Park is located in a region where the Amazon, Cerrado and Pantanal meet. Created in 1997, it was never fully implemented and, due to overseeing problems, it has become an easy target for land grabbers and cattle ranchers. Over 38 thousand hectares that should have been fully protected were deforested; 33% of this deforestation happened after the State Park was labeled a Conservation Unity. Cattle ranching is the main reason people invade these lands.
O Parque Estadual Serra de Ricardo Franco, criado em 1997, abrange 158 mil hectares na fronteira do Brasil mato-grossense com a Bolívia. A área recebeu status de proteção devido à relevância de sua diversidade biológica, em uma região de encontro dos biomas Amazônia, Cerrado e Pantanal. Mas problemas em sua implementação e fiscalização tornam a floresta alvo para grileiros e pecuaristas.

Il rapporto di Greenpeace esamina le attività dell’azienda agricola Paredão – insediatasi all’interno del parco statale Ricardo Franco, nel Mato Grosso, quando era già stata istituita l’area protetta – accusata di spostare i capi allevati fuori dal parco prima di venderli, in modo da nascondere il legame con le aree deforestate illegalmente.

Serra de Ricardo Franco State Park is located in a region where the Amazon, Cerrado and Pantanal meet. Created in 1997, it was never fully implemented and, due to overseeing problems, it has become an easy target for land grabbers and cattle ranchers. Over 38 thousand hectares that should have been fully protected were deforested; 33% of this deforestation happened after the State Park was labeled a Conservation Unity. Cattle ranching is the main reason people invade these lands.
O Parque Estadual Serra de Ricardo Franco é localizado em uma região de encontro dos biomas Amazônia, Cerrado e Pantanal. Criado em 1997, nunca foi completamente implementado e, com pouca fiscalização, se tornou um alvo fácil para grileiros e pecuaristas. Mais de 38 mil hectares da área que deveria estar sob a condição de proteção integral já foram desmatados; dos quais, 33% ocorreram após a criação da Unidade de Conservação. A criação de gado é o principal objetivo dos invasores.

“La catena di approvvigionamento che porta la carne brasiliana sul mercato europeo è contaminata da attività illegali: sulle nostre tavole arrivano prodotti responsabili della distruzione di ecosistemi di grande importanza per la salute del Pianeta” afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. “Sfortunatamente, ciò che accade nel parco Ricardo Franco non è un caso isolato: situazioni simili sono comuni in molte aree dell’Amazzonia brasiliana. Impossibile al momento per chi acquista capi o carne da questa terra garantire una filiera priva di deforestazione e accaparramento delle terre”.

Serra de Ricardo Franco State Park is located in a region where the Amazon, Cerrado and Pantanal meet. Created in 1997, it was never fully implemented and, due to overseeing problems, it has become an easy target for land grabbers and cattle ranchers. Over 38 thousand hectares that should have been fully protected were deforested; 33% of this deforestation happened after the State Park was labeled a Conservation Unity. Cattle ranching is the main reason people invade these lands.
O Parque Estadual Serra de Ricardo Franco, criado em 1997, abrange 158 mil hectares na fronteira do Brasil mato-grossense com a Bolívia. A área recebeu status de proteção devido à relevância de sua diversidade biológica, em uma região de encontro dos biomas Amazônia, Cerrado e Pantanal. Mas problemas em sua implementação e fiscalização tornam a floresta alvo para grileiros e pecuaristas.

Il parco statale Ricardo Franco, istituito nel 1997, copre un’area di 158 mila ettari (una superficie superiore all’estensione della città di Roma) e si trova al confine tra il Brasile (stato del Mato Grosso) e la Bolivia, dove si incontrano l’Amazzonia, il Cerrado, la savana più ricca di biodiversità del Pianeta e il Pantanal, la più grande zona umida del mondo. Si tratta quindi di un’area che ospita una biodiversità eccezionale che include 472 specie di uccelli e numerosi mammiferi in via di estinzione, come il formichiere gigante.

Nonostante la sua importanza, il parco non è mai stato adeguatamente protetto e nel corso degli anni il 71 per cento della sua estensione è stato occupato da 137 aziende agricole, che hanno creato pascoli a scapito della foresta. Secondo le indagini di Greenpeace, tra aprile 2018 e giugno 2019, l’azienda Paredão ha venduto quattromila capi all’azienda Barra Mansa, che si trova fuori dai confini del Parco. Barra Mansa rifornisce le principali aziende di lavorazione della carne del Brasile: JBS, Minerva e Marfrig, che a loro volta esportano in tutto il mondo, Italia inclusa.

Nel nostro paese, tra aprile 2018 e giugno 2019, sono arrivate così oltre duemila tonnellate di carne, destinate a grossisti che riforniscono la ristorazione e la grande distribuzione.

I consumi nell’Unione europea sono legati al 10 per cento della deforestazione globale, che avviene prevalentemente al di fuori dei confini comunitari. Per garantire che i cittadini europei non siano complici inconsapevoli della distruzione di foreste fondamentali per il Pianeta, come l’Amazzonia, Greenpeace chiede alla Commissione europea di presentare rapidamente una normativa che garantisca che carne e altri prodotti, come la soia, l’olio di palma e il cacao, venduti sul mercato europeo, soddisfino rigorosi criteri di sostenibilità e non siano legati alla distruzione o al degrado degli ecosistemi naturali e alle violazioni dei diritti umani.

Secondo l’Istituto brasiliano di ricerche spaziali (INPE), nel 2019 la deforestazione in Amazzonia è aumentata del 30 per cento  rispetto all’anno precedente, colpendo il 55 per cento  delle unità di conservazione (aree protette come il parco Ricardo Franco) e il 62 per cento  delle terre indigene. Quest’anno la situazione sembra destinata a peggiorare: tra gennaio e aprile gli allarmi deforestazione sono aumentati del 62 per cento  e all’interno delle unità di conservazione questo aumento ha già raggiunto il 167 per cento  rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

“Se vogliamo combattere la crisi climatica in corso, proteggere la biodiversità, rispettare i diritti umani ed evitare l’emergere di nuove pandemie, dobbiamo fermare la deforestazione, iniziando a produrre e consumare meno carne. Il primo passo per multinazionali e governi dev’essere l’impegno a interrompere le relazioni commerciali con chi distrugge biomi essenziali per le persone e il Pianeta” conclude Borghi.

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