Ho intrapreso la via del RICORSO IN SEDE LEGALE nei confronti del MiBACT. L’espressione di Agatha Christie “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza ma tre indizi fanno una prova” è infatti diventata proverbiale e, messa sull’avviso dalla saggezza del proverbio, al terzo pretestuoso rifiuto, da parte del Ministero di Franceschini, di consentirmi l’accesso agli atti che come pubblica amministrazione è tenuto a rendere accessibili a TUTTI i cittadini, diniego motivato con il mio ruolo di parlamentare, sono stata costretta ad agire a tutela dell’interesse pubblico.

Com’è noto, nella distorta interpretazione del FOIA data dall’Ufficio Legale del Ministero di Franceschini, non potrei utilizzare l’accesso civico perché, in qualità di senatore, ho diritto di svolgere atti di sindacato ispettivo, quasi fossero la stessa cosa. Non è così ma così mi è stato risposto innanzi tutto dal Capo di Gabinetto del Ministro quando, qualche mese fa, tentai di verificare, chiedendo appunto di leggere le carte, se la scorsa estate sono stati pagati DUE STIPENDI per un’unica posizione dirigenziale, con conseguente danno erariale, come molti indizi fanno supporre. Se avessi posto il problema mediante una interrogazione avrei potuto saperlo? In teoria sì ma nei fatti no, perché l’on. Franceschini non risponde alle interrogazioni in aula né i sottosegretari del MiBACT vengono a farlo in Commissione “Cultura”.

Ad aprile scorso ho chiesto invece alla Direzione Generale Musei gli ELENCHI DELLE OPERE IDENTITARIE dei musei statali, quelle che la normativa vigente dice inamovibili se non per spostamenti finalizzati ad assicurarne la conservazione. E mi riferivo agli elenchi più recenti, stilati ai sensi della circolare n. 5888 del 17 maggio 2018, avente ad oggetto “Elenco opere identitarie ai fini dell’istituzione della “Banca dati delle intenzioni di prestito all’estero di beni culturali”. Solo leggendoli potrei appurare se i molti capolavori andati in prestito in questi mesi, in Italia e all’estero, in omaggio al “mostrismo” imperante, fossero o meno inseriti in quelle liste, non rese pubbliche e spesso note solo ai direttori che le hanno redatte. Due scenari infatti sembrano plausibili: o i direttori dei musei coinvolti (e la superiore Direzione Generale Musei) non stanno rispettando il dettato del Codice dei Beni Culturali, consentendo ciò che dovrebbe essere invece assoluta e motivata eccezione, o negli elenchi non sono state inserite, come invece prescritto, le opere più significative di ciascun Istituto statale (identitarie, appunto), così da avere le mani libere nell’attuale stagione del ‘prestito facile’.

L’obiezione infondata del MiBACT, che da mesi vorrebbe costringermi a ricorrere solo ad atti di sindacato ispettivo, qui mostra tutta la sua fragilità: se facessi una interrogazione non mi sarebbero mostrati gli elenchi ma dovrei credere per fede a ciò che la PA più opaca d’Italia riterrebbe di riferire circa il proprio operato. Ma non fa neppure questo: nessuna delle 29 interrogazioni da me presentate al Ministro Beni Culturali da novembre 2019 in qua ha avuto risposta, anzi, i bene informati sanno di pizzini che invitano gli Uffici di volta in volta chiamati in causa a non predisporre neppure le relative istruttorie da inviare all’Ufficio Legale.

Il 20 maggio anche la seconda richiesta è stata respinta, per le ragioni sopra illustrate, e il terzo “no” è arrivato il 28, da parte della Direzione Generale ABAP, alla quale avevo presentato istanza per visionare la documentazione relativa alle celebri argenterie ellenistiche di Morgantina (EN). Il cd. tesoro di Eupolemo è infatti oggetto di un patto con il Metropolitan Museum di New York che definirei discutibile se non fosse una contraddizione in termini, dal momento che anche di questo, come degli altri due argomenti delicati, il MiBACT ritiene che la società civile e i suoi rappresentanti in Parlamento non possano discutere né chiedere conto.

Tecnicamente, è delirio di onnipotenza da disturbo narcisistico della personalità la patologia che sembra allignare in questa stagione al Collegio Romano. Facile prevedere che la prossima iniziativa con cui la corte dei miracoli che spadroneggia nell’ex seminario gesuitico cercherà di proteggere il suo regno avvolto nella nebbia più fitta, simile all’Isola del Teschio nelle cui mura era ristretto King Kong, sarà vietare a chiunque non solo di ricordare come dovrebbe funzionare il Ministero “della Cultura” ma persino di pensare.

Margherita Corrado (M5S Commissione Cultura)

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