Mi ricordo quello che mi dicesti un giorno: “sarò anche umile e non avrò le tue ricchezze ma vado in giro tra le gente e tra quanti mi vogliono bene. Non costa niente.”

Trascuro le mie risposte beffarde e scusami, oggi so che erano anche molto offensive. Io opponevo, smargiasso alle tue affezioni morali il dispregio della povertà, della limitazione del poter fare ovunque in ogni momento tutto con le mie possibilità economiche.

“Quando mi siedo, squattrinato, su di un muretto con due o tre amici a bere dalla bottiglia una birra cosa voglio di più?” Mi dicesti.

Lascio perdere anche, mi scuso ora per allora, della innumerevole lista di cose che ti dicevo che facevo nel mentre tu ti sporcavi il jeans sul muretto con i tuoi tre sfigati come te.

Oggi, caro mio, né io e né tu avremmo mai potuto immaginare che un virus invisibile ti avrebbe dato ragione in pieno. Un giorno.

In questo momento, se hai voglia di ascoltarmi, so bene cosa volevi dire quelle volte bagnato dalle mie derisioni idiote.

Finalmente, dopo tanto ritardo, ho capito quanto mi dicesti quella volta, ricordi quella volta?, “vivo di quel bacio di quella nonna sconosciuta che mi disse – grazie core e mamma-.’

E sai? Non vedo l’ora di incassare quello stesso bacio ravvicinato che oggi ci vietano anche in casa con i figli.

Oggi sarei disposto a pagarlo eppure non è mai costato niente.(s.v.)

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