Il 10 marzo venivano chiuse tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado in Italia. E per le scuole Internazionali inizia una festa di guadagni spropositati ed ingiustificabili.

Il 30 marzo sul sito dell’Unione dei consumatori viene pubblicato “Coronavirus:posso richiedere il rimborso della retta scolastisca?”. Pubblica un primo articolo sollevando un problema di cui la Ministra Azzolina se ne lava le mani lasciando campo libero alle scuole private le quali, almeno a Roma, sembrano fare cartello pretendendo l’ultima rata della retta scalando giusto la mensa.

Ovviamente non viene neanche valutato l’abbattimento dei costi fissi, dal riscaldamento alla corrente elettrica passando per i costi di pulizia e manutenzione, oltre agli straordinari e le cooperative di servizi i cui dipendenti vengono posti in cassa integrazione e quindi non pagate.

Oltre al danno si aggiunge la beffa che obbliga i genitori a seguire i figli nella “didattica a distanza” che nulla ha di didattico per i bambini piccoli, in particolare le scuole materne e le prime elementari non si comprende bene di quale didattica a distanza possano fruire. Tutto ciò potrebbe al massimo avere un senso per gli ultimi anni di scuola. La didattica viene spesso fatta in modo approssimativo da genitori incapaci di offrire formazione adeguata ai bambini.

Se qualche genitore volesse entrare in causa con la scuola che ospita i propri figli (idea balzana e quanto mai peregrina, visto che poi si esporrebbero i pargoli a malcelate ripicche) potrebbe appellare all’art. 1256 cod. civ. che prevede espressamente che l’oggettiva impossibilità della prestazione giustifichi, per la durata dell’impossibilità, il debitore a sospendere leggittimamente il pagamento del servizio. Fermo restando che il Legislatore (art. 91 del D.L. 17.3.2020, n. 18), in questo genere di casi, ha considerato la necessità di escludere responsabilità del debitore per l’impossibilità di pagare, in quanto non è a lui imputabile. Non è stato neanche considerato che è sopravvenuto uno squilibro tra le prestazioni pattuite, tale da richiedere un intervento negoziale che consenta di riportarle ad equità (art. 1467 cod. civ. in cui si prevede che laddove si verifichino avvenimenti straordinari e imprevedibili possano comportare che la prestazione di una delle parti diventi eccessivamente onerosa.  Inoltre nel nostro Codice Civile sono previsti dei principi, quali la buona fede nell’esecuzione del contratto (art. 1375 cod. civ.) e l’equità quale mezzo di integrazione dello stesso (art. 1374 cod. civ.). Del resto anche l’art. 1464 cod. civ. prevede che “quando la prestazione di una parte è divenuta solo parzialmente impossibile, l’altra ha diritto ad una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta”.

Ovviamente tutto questo è volutamente ignorato dalle Scuole Internazionali, tra le quali il Lycée Chateaubriand o la Scuola Germanica o American Overseas School, forti del fatto che oltre alle suddette difficolta di uno scontro tra genitori e scuola loro si avvalgono di statuti e conoscenze che le mettono al sicuro da eventuali azioni legali

Purtroppo tutte queste scuole stanno dando un pessimo esempio di comportamento ed etica sfruttando i genitori che hanno intrapreso un percorso scolastico unico e quindi praticamente impossibilitati a cambiare scuola. Dimenticando che la scuola è qualcosa che va oltre la semplice lezione ma serve anche ad altro, non ultimo, a permettere anche ai genitori di poter lavorare.

Il baratro in cui sono caduti i valori, l’etica e la formazione sono ormai evidenti e purtroppo non solo nella scuola Italiana, ma anche dall’evidente crollo delle costose scuole Internazionali.

Salvatore Rocco

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