Gli attuali vertici dimenticano volentieri che la storia del Ministero Beni Culturali è iniziata ben prima del 2016; più grave ancora, in materia di tutela del nostro patrimonio storico-artistico, dimostrano di ignorare tutto quanto precede il 1909! Di tale ignoranza si fanno vanto, addirittura, come dimostra la risposta ‘faticosamente’ prodotta all’interrogazione che presentai in Senato a dicembre 2019 circa una piccola statua bronzea di Apollo (II-I sec. a.C.) in procinto di essere acquistata dal Louvre, anche grazie al concorso dei cittadini-mecenati, senza che l’Italia battesse ciglio. Un comunicato stampa è stato diffuso dal MiBACT subito dopo la lettura in Commissione del testo della risposta, per rendere pubblica e rafforzare la propria posizione sui fatti. Com’è mio costume, la carico integralmente sui social, in modo che gli addetti ai lavori possano valutarne la qualità in autonomia. Mi limito a far rilevare che il Ministero di Franceschini millanta di avere dimostrato che non ci sono prove che la statua provenga dall’area vesuviana solo perché non ne trova traccia nelle notizie relative a scavi condotti da privati a fine Otto-inizio Novecento previa autorizzazione del Ministero dell’Istruzione, né che sia stata illecitamente esportata dall’Italia in Francia dopo il 1909, anno dell’entrata in vigore della prima legge specifica su ciò che oggi chiamiamo beni culturali. Tenta, inoltre, di far credere che la provenienza asserita sia un’invenzione recente di certi social, mentre è lo stesso Louvre a dichiararla rifacendosi alla prima pubblicazione, dunque agli anni ‘20 del Novecento. Senza scomodare l’Editto Pacca, di cui ricorre quest’anno il bicentenario (pervicacemente ignorato dal MiBACT), basti ricordare che prima del 1909, ai sensi di una legge del 1871, in materia vigeva in tutta Italia la legislazione preunitaria del Regno di Napoli, all’epoca avanzatissima. Quand’anche la statua fosse uscita dai nostri confini prima del 1909, per non pensare ad un’illecita esportazione bisognerebbe farsi esibire il permesso ad esportare. E’ poi di un’ingenuità disarmante credere (o fingere di credere) che i soli scavi condotti da privati a cavallo tra XIX e XX secolo fossero scavi autorizzati: devo dedurne che al MiBACT ignorino la storia, probabilmente analoga a quella dell’Apollo, delle celebri argenterie e oreficerie di Boscoreale finite al Louvre proprio nei modi e tempi di cui il Collegio Romano nega di avere contezza. Persino il richiamo alla Convenzione Unesco di Parigi del 1970, che la Francia stessa ha ratificato solo trent’anni dopo (1997), è meramente formale: avevo chiesto, e non ho ottenuto alcuna risposta in merito, perché non si contesta ai nostri vicini il mancato ricorso all’articolo 15, utilizzato dai Francesi nei confronti di altri Paesi ‘amici’ (ad es. l’Egitto), per restituire reperti trafugati prima del 1970. Insomma, una risposta, quella ministeriale attesa per sei mesi, che è un mero esercizio di stile, e non dei più riusciti.

Margherita Corrado (M5S Senato – Commissione Cultura)

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