“La pretesa di poter giudicare la storia dal proprio punto di vista, dal punto di vista del proprio presente, qualunque sia questo punto di vista, è di una profonda idiozia, arroganza e superbia. Cosa siamo noi per giudicare Colombo, Giulio Cesare. Secondo i nostri criteri la storia e il passato dovrebbero essere orientati? Ma come si fa?”, Così, il filosofo Massimo Cacciari riguardo agli atti vandalici contro alcune statue, compresa quella di Indro Montanelli. Ed ha perfettamente ragione per quanto riguarda i personaggi citati, ma non si può fare d’ogni erba un fascio. La statua ad Indro Montanelli non è stata realizzata secoli fa, e neppure cinquant’anni fa, bensì appena sedici anni fa, E non duecento anni fa, ma appena due decenni fa il giornalista definiva “docile animalino” la bambina dodicenne che “comprò” come moglie temporanea nel 1936 in Libia. Appena due decenni fa scriveva, riguardo al suo rapporto con la ragazzina: “Faticai molto a superare il suo odore, dovuto al sego di capra di cui erano intrisi i suoi capelli, e ancor di più a stabilire con lei un rapporto sessuale perché era fin dalla nascita infibulata: il che, oltre a opporre ai miei desideri una barriera pressoché insormontabile (ci volle, per demolirla, il brutale intervento della madre), la rendeva del tutto insensibile” (Corriere della Sera – 12 febbraio 2000). Che valore poteva mai avere per il grande giornalista un essere umano ancora piccolo, di sesso femminile e per di più africano? Sbagliato imbrattare di vernice la statua, ancora più sbagliato però è stato farla la statua.

Renato Pierri

Foto Matadata

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