di Francesco S. Amoroso

Nel 1965 Enzo Bianchi fondò a Bose, una frazione del Comune di Magnano sulla Serra di Ivrea, una comunità monastica.

Enzo Bianchi è una figura autorevole nel panorama ecclesiale e culturale del nostro Paese.

Noto scrittore nonché fondatore della casa editrice Edizioni Qiqajon, specializzata in testi di spiritualità biblica, liturgica, monastica e patristica, scrive per La Stampa, la Repubblica, Avvenire e ha vinto il Premio Cesare Pavese con Il pane di ieri (2009).

Ha partecipato come “esperto” nominato da papa Benedetto XVI ai Sinodi dei vescovi sulla Parola di Dio (ottobre 2008) e sulla Nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana (ottobre 2012).

Nel 2014 Papa Francesco lo ha nominato Consultore del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e poi “uditore” (con possibilità di intervento) al Sinodo dei vescovi sui Giovani, la Fede e il Discernimento Vocazionale (ottobre 2018).

La comunità conta attualmente una novantina di membri, uomini e donne celibi e nubili appartenenti a diverse confessioni cristiane, e che per la quasi totalità non sono ordinati sacerdoti.

I componenti appartengono a cinque diverse nazionalità e la comunità è presente, oltre che a Bose, anche a Gerusalemme (Israele), Ostuni (BR), Assisi (PG), Cellole-San Gimignano (SI) e Civitella San Paolo (RM).

Il fondatore è stato Priore della comunità dalla fondazione fino al 25 gennaio 2017.

I componenti, quasi tutti laici, trascorrono le loro giornate pregando, lavorando, e mettendo al centro della loro preghiera comunitaria la lettura della Bibbia secondo un rituale proprio, approvato dalla Chiesa cattolica.

Il senso e lo scopo di Bose consistono essenzialmente nella tensione ad una vita radicalmente evangelica.

Ciascuno dei suoi membri ricerca questo fine mirando a un’interiorizzazione del Vangelo, e improntando la propria esistenza alla povertà, all’obbedienza e alla castità.

Ognuno di essi deve ricercare la propria identità per offrirla al Signore nell’assiduità della preghiera e nella meditazione del Vangelo, e per essere segno credibile di unità e pacificazione con i fratelli.

Nella vita monastica ed in particolare a Bose, è lo Spirito divino a chiamare,  e non la Chiesa tramite il ministero episcopale, come accade per gli ordinati.

Ciascuno si avvicina a Dio, nel celibato, attraverso la preghiera, il lavoro e la fraternità, ma non con il sacramento dell’ordinazione sacerdotale sull’esempio di

Francesco d’Assisi, che non aveva preso i voti e neppure era sacerdote.

La Comunità monastica di Bose è stata canonicamente approvata l’11 luglio 2000 contestualmente allo statuto e alla regola monastica.

Frutteto e orto, atelier di ceramica, di icone, la falegnameria, una casa editrice, la tipografia, così come la ricerca biblica e catechetica sulla tradizione cristiana sono alcune delle attività professionali sviluppate fino a oggi.

La comunità non riceve finanziamenti di nessun tipo e vive unicamente dei proventi del lavoro dei suoi membri.

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