L’alberello che aspettava lo chiamassi per nome, l’alberello dai fiori graziosi, il cui profumo mi aveva portato indietro nel tempo, a quando, ragazzo, mi recavo al parco della Rimembranza a Carrara, il mio alberello non era un trovatello. Avevo riferito al professore di botanica che non c’erano nei pressi altre piante simili, ma mi sbagliavo. Nei dintorni ci sono diversi ligustri. Uno molto grande, bello, vicinissimo all’alberello. Perché me ne sono accorto solo adesso? Perché solo adesso i ligustri a Roma sono carichi di fiorellini profumati, identici a quelli che aveva messo con molto anticipo l’alberello. Se avesse aspettato, se non avesse avuto fretta di fiorire, mi sarei subito reso conto che aveva una grande famiglia nel parco. Le prime fotografie dei fiori e delle foglie, che avevo inviato al professore, non erano chiare, non gli avevano fatto capire subito di quale pianta si trattasse, sembrava un corniolo, mi aveva detto, ma non era un corniolo sanguinello, era un piccolo ligustro, un giovanissimo ligustrum, solo un po’ diverso, forse perché nato per caso, contro un muretto, da un seme portato dal vento. Le foglie delicate, non coriacee come quelle degli altri ligustri. Ma perché, perché è fiorito con tanto anticipo? Doveva mettersi in mostra, attirare l’attenzione della gente, la mia attenzione. Neppure l’ombra di un fiore sui grandi ligustri intorno, solo lui era fiorito in quel periodo. Perché mi accorgessi di lui. Perché m’incuriosissi, lo osservassi, lo fotografassi, cercassi di conoscere il suo nome. Se avessi visto, come oggi, a pochissima distanza, un grande albero con gli stessi fiori profumati, non avrei badato al misterioso alberello, non lo avrei scambiato per un trovatello.

Renato Pierri

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