“Afflitto da tutta una serie di crisi economiche, sociali e politiche, il regime iraniano ha cercato di frenare il malcontento sociale in ebollizione con l’uso della forza bruta”, afferma un importante gruppo iraniano per i diritti umani.

L’Iran Human Rights Monitor (Iran HRM) ha dichiarato che nel giugno 2020 “si è assistito a una stretta più severa su prigionieri politici e prigionieri di coscienza e a gravi maltrattamenti di sostenitori dei diritti umani”.

“Ci sono state notizie di condanne a morte emesse contro giovani per avere partecipato a proteste di strada, condanne all’amputazione delle mani in contrasto con il diritto internazionale, flagellazioni di dissidenti e torture di prigionieri nelle carceri iraniane. D’altro canto, le continue e orrende esecuzioni, anche di prigionieri politici, hanno inasprito l’atmosfera sociale generale” – spiega il rapporto.

Secondo Iran HRM, il regime iraniano ha giustiziato 22 persone nel giugno 2020 e tra le vittime c’erano anche prigionieri politici.

“Hedayat Abdollahpour, un prigioniero politico curdo di 27 anni e padre di due figli che era nel braccio della morte sulla base di false accuse dal 2018, è stato tra quelli giustiziati. La sua famiglia è stata informata il 10 giugno che egli era stato segretamente giustiziato poche settimane fa nell’Iran occidentale. Le autorità giudiziarie e di sicurezza si rifiutano ancora di consegnare il corpo del prigioniero politico alla famiglia in lutto o di fornire informazioni sul suo luogo di sepoltura. L’esecuzione è avvenuta anche se in precedenza uno dei giudici del caso aveva dichiarato all’avvocato di Hedayat che egli era innocente e che la condanna a morte era il risultato delle pressioni da parte del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche” – afferma il rapporto.

Crivellato dalle crisi, il regime ha aumentato le violazioni dei diritti umani al fine di intimidire il pubblico e reprimere l’irrequieta società iraniana. A questo proposito, Iran HRM ha scritto: “Nel frattempo, la conferma delle condanne a morte contro manifestanti pacifici è stata considerata come un punto di crisi nella situazione dei diritti umani in Iran e un tentativo da parte del regime al potere di mettere a tacere qualsiasi voce di dissenso”.

“La Corte Suprema del regime iraniano ha confermato le condanne a morte emesse per Amir Hossein Moradi, Saied Tamjidi e Mohammad Rajabi, tre prigionieri politici arrestati durante la rivolta nazionale in Iran del novembre 2019, secondo un rapporto pubblicato mercoledì 24 giugno sul sito web Hrana. Amir Hossein Moradi, Saied Tamjidi e Mohammad Rajabi erano stati condannati a morte dopo ingiusti processi guidati da Abolghasem Salavati nella sezione 15 delle Corti Rivoluzionarie di Teheran. Salavati è noto per la sua lunga storia di condanne a morte per prigionieri politici e altri dissidenti del regime” – afferma il rapporto.

Il rapporto aggiunge inoltre: “Altrove nella provincia di Isfahan, il capo del Dipartimento di Giustizia ha detto che otto persone sono state condannate per ‘corruzione sulla terra’, un’accusa che comporta la condanna a morte secondo il Codice Penale Islamico dell’Iran.

“Mohammed Reza Habibi ha annunciato le sentenze durante un discorso prima del sermone delle preghiere del Venerdì il 29 giugno a Isfahan, senza nominare i manifestanti. Ha anche avvertito gli iraniani che se scoppieranno di nuovo importanti manifestazioni come nel 2009, nel gennaio 2018 e nel novembre 2019, il regime “si occuperà in modo decisivo dei ribelli”.

Iran HRM ha dedicato un’altra parte del suo rapporto mensile di giugno all’uso continuo della forza e delle torture da parte del regime iraniano. In giugno il regime ha eseguito condanne alla flagellazione di cinque prigionieri politici e dissidenti.

“La condanna alle frustate per Mohammad Bagher Souri, arrestato durante le proteste nazionali del novembre 2019, è stata eseguita l’8 giugno nel Grande Penitenziario di Teheran, noto anche come Prigione Fashafuyeh. L’8 giugno, due uomini sono stati frustati per aver preso parte alle proteste del novembre 2019 nella città di Urmia, nell’Iran nord-occidentale. Gli attivisti per i diritti azeri Ali Azizi ed Eliar Hosseinzadeh sono stati sferzati 20 volte per ‘disturbo dell’ordine pubblico’. Il 5 giugno, un uomo nell’Iran sudoccidentale è stato frustato 55 volte per aver criticato il rappresentante locale del ‘Leader Supremo’ del regime ed essersi ‘rifiutato di scusarsi’. Ruhollah Barzein, che lavora in una panetteria di Charam, nella provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, è stato frustato a causa delle lamentele di Seyed Nourallah Afshar, capo delle preghiere del Venerdì di Charam. Il 1° giugno, un autista di autobus e attivista sindacale di Teheran, Rasoul Taleb Moghadam, è stato frustato 74 volte per avere partecipato a un pacifico raduno nella Giornata del Lavoro dello scorso anno fuori dal ‘parlamento’ del regime” – afferma il rapporto.

“Una corte rivoluzionaria nell’Iran sud-occidentale ha anche condannato uno studente a otto anni di prigione e 74 frustate per avere protestato contro l’abbattimento da parte dell’Iran di un aereo passeggeri ucraino. Secondo la sentenza emessa dal 1° ramo del Tribunale Rivoluzionario di Shiraz, Siavosh Nourozi Jafarlou è stato condannato a sette anni di prigione per ‘assemblea e collusione con l’intenzione di perturbare la sicurezza interna’ e ‘insulti al leader Ali Khamenei’” – ha aggiunto Iran HRM.

Riferendosi alle inumane sentenze e torture del regime iraniano, Iran HRM ha scritto: “Allo stesso tempo, tre persone sono state condannate ad amputazioni con l’accusa di reati minori. È stato riferito che almeno due prigionieri sono stati torturati a morte”.

Iran HRM ha dedicato gran parte del suo rapporto mensile alla pandemia di COVID-19 in Iran, che finora ha causato la morte di oltre 63.000 persone a causa dell’inazione e della censura del regime. La situazione dei prigionieri iraniani è ancora più deplorevole. “In diverse carceri e prigioni con focolai in rapida crescita, i protocolli di base per impedire la diffusione del virus sono stati ignorati. Alcuni prigionieri malati di coronavirus si sono lamentati del fatto che non ricevevano abbastanza cibo e acqua durante la quarantena e che non avevano accesso a medici, controlli di temperatura, medicine essenziali, docce regolari o articoli sanitari” – afferma il rapporto.

Iran HRM ha dichiarato nel suo rapporto che, poiché le prigioni in Iran sono pericolosamente sovraffollate e prive di strutture igieniche minime, il virus si diffonde rapidamente tra i detenuti e questo comporterà una catastrofe.

Secondo Iran HRM, “la seconda ondata COVID-19 ha travolto la prigione centrale di Zahedan nel sud-est dell’Iran e decine di detenuti nei reparti 2, 7 e 8 hanno contratto la malattia. Diciassette detenuti in una stessa cella del reparto 7 hanno tutti contratto il COVID-19”.

Invece di aiutare i prigionieri nella prigione centrale di Zahedan nella provincia di Sistan e Baluchistan, secondo Iran HRM, le autorità del regime “in giugno hanno tagliato l’acqua a questi detenuti per una settimana, lasciandoli in atroci condizioni igieniche. Segni del coronavirus sono già stati osservati in vari reparti e hanno causato la morte di numerosi detenuti. Il numero di detenuti in questi reparti è molte volte superiore alla capacità della struttura e ci sono notizie di prigionieri che soffrono di malnutrizione”.

“La situazione è ancora peggiore in altre carceri in varie regioni dell’Iran. Rapporti dalla città di Isfahan indicano che il COVID-19 si sta diffondendo nella prigione cittadina Dastgerd e che molti pazienti in uno stesso reparto hanno contratto la malattia, con febbre e tosse grave. Un nuovo caso di COVID-19 ha creato un maggiore rischio di infezione per i detenuti politici nella prigione di Rajaei Shahr, nel distretto di Karaj. Il prigioniero politico Iraj Hatami, che ha avuto sintomi simili a quelli del COVID-19, è stato mandato in un ospedale civico il 16 giugno. Altri prigionieri politici con gravi malattie sono detenuti nello stesso reparto del signor Hatami e sono a rischio di contrarre la malattia. Molti prigionieri in tutti i reparti della prigione centrale di Urmia mostrano sintomi di coronavirus come febbre, gola secca, perdita di sensi dell’olfatto e del gusto e dolori muscolari. La mancanza di attenzione da parte delle autorità carcerarie ha portato alla diffusione della malattia tra i detenuti. Dopo ripetute proteste da parte dei prigionieri, alcuni pazienti in condizioni critiche sono stati testati ed è stato loro diagnosticato il COVID-19” – dice il rapporto.

Il rapporto mensile di Iran HRM del giugno 2020 evidenzia ancora una volta la necessità che la comunità internazionale intervenga e prevenga una catastrofe umanitaria in Iran. Come ha ripetutamente affermato la Resistenza iraniana, le Nazioni Unite dovrebbero immediatamente inviare una missione conoscitiva nelle carceri iraniane e indagare sugli abusi dei diritti umani del regime.

Mahmoud Hakamian

@HakamianMahmoud

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