Mentre il regime clericale in Iran sta affrontando la crisi più difficile della sua vita e sta lottando per sopravvivere, nel disperato tentativo di offuscare l’immagine dell’opposizione democratica, sta ricorrendo alla diffusione di una sempre maggiore disinformazione sul principale movimento di opposizione iraniano l’ Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI-MEK) e la coalizione del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI).

La rivolta del popolo iraniano all’inizio del gennaio 2018 ha inaugurato una nuova era in Iran sia per il regime al potere che per la resistenza. I nuclei di rivolta del MEK hanno svolto un ruolo significativo nell’organizzazione, incoraggiando e direzionando le istanze di rivolta e il cambio del regime. Il leader supremo del regime, Ali Khamenei, ha incolpato pubblicamente il MEK per il suo ruolo chiave.

Un’altra rivolta nazionale si è accesa spontaneamente nel novembre 2019, con ulteriori proteste in più province rispetto al gennaio successivo. In entrambe le rivolte, i giovani hanno ripetuto gli slogan del “cambio di regime” del MEK e, di nuovo, i nuclei di resistenza del MEK hanno svolto un ruolo chiave nel diffondere le proteste in tutto il paese.

Ora, i funzionari del regime, incluso il leader supremo Ali Khamenei, stanno avvertendo che la precedente repressione del dissenso da parte del regime e la sua cattiva gestione della pandemia del coronavirus potrebbero portare a proteste pubbliche ancora più intense nei prossimi mesi. Come parte di questi avvertimenti, Khamenei e altri hanno individuato il MEK, per il suo ruolo fondamentale nelle rivolte e la principale minaccia alla loro esistenza.

Tale riconoscimento sembra tuttavia essere sfidato in modo aggressivo dagli agenti dell’intelligence iraniana e dai lobbisti nei circoli politici occidentali e nei media internazionali. La campagna di demonizzazione associata è stata condotta nel corso degli anni, con l’apice del regime che probabilmente si presenta sotto forma della falsa designazione del MEK come gruppo terroristico negli Stati Uniti e in Europa. Tuttavia, tale designazione è stata infine contestata in tribunale, portando alla completa assoluzione conclusiva del gruppo, da ogni capo d’accusa e alla sua rimozione da tutti gli elenchi dei gruppi terroristici entro il 2012.

Ciononostante, le false accuse continuano a persistere, grazie al finanziamento e alla manipolazione da parte del regime, sulla falsa motivazione che si tratti di un gruppo isolato non rappresentativo con accuse che arrivano a definire il MEK un movimento settario.

Ciò è accaduto più di recente presso il tribunale regionale di Amburgo, a seguito di una contestazione del Frankfurter Allgemeiner Zeitung su un articolo che era stato pubblicato il 13 maggio. La sentenza, in quel caso, identificava tre rivendicazioni specifiche la cui inclusione nell’articolo costituiva violazioni della deontologia professionale giornalistica di base standard. La sentenza ha anche indicato che la testata giornalistica FAZ potrebbe essere soggetta a sanzioni finanziarie fino a 250.000 euro per ciascuna falsità e calunnia,  la rimozione immediata dagli archivi online dell’articolo e l’obbligo di astenersi da qualsiasi pubblicazione successiva.

La sanzione proposta e la sentenza generale sono le stesse di quelle emanate nel marzo 2019 contro Der Spiegel, in relazione a un’altra disputa legale dell’NCRI nella stessa regione. Sia FAZ che Der Speigel hanno denunciato che il MEK aveva effettuato torture ai propri membri nel suo complesso in Albania (sulla falsa riga della posizione del regime chiaramente).

Le dispute legali portate avanti con FAZ, Der Spiegel e altre testate hanno contribuito a chiarire la fonte di tali notizie false. Tra le prove presentate ai tribunali c’erano documenti che stabilivano i collegamenti tra il Ministero dell’intelligence e della sicurezza (MOIS) dell’Iran e alcune delle fonti citate in articoli diffamatori.

Il MOIS ha una lunga storia di presentazione dei suoi agenti e affiliati, come ex membri del MEK e sembra quindi comprovare le accuse di tortura, addestramento terroristico e controllo abusivo sui membri dell’organizzazione da parte della sua leadership. Secondo quanto riferito, questo dispiegamento di fonti fuorvianti va di pari passo con il reclutamento di “giornalisti conniventi”, fenomeno che ogni volta che i funzionari iraniani affrontano un impasse significativo torna alla ribalta, schierandoli per demonizzare la sua principale opposizione nei media occidentali.

Questa è l’impasse che il regime sta affrontando almeno dal gennaio 2018. Da un lato, con continui disordini interni e attività delle unità di resistenza del MEK in tutto l’Iran e un maggiore isolamento internazionale del regime, le massime autorità del regime attribuiscono al MEK la fonte primaria dei loro problemi, mentre dall’altro i loro lobbisti all’estero affermano che il gruppo politico del MEK non sia rappresentativo, sia insignificante e settario, ecc. insomma posizioni alquanto discordanti.

Le sentenze dei tribunali tedeschi sono tra gli indici che mostrano che i mullah hanno bisogno di un cambiamento di tono nei confronti della Resistenza, e di una autoanalisi interna delle cause della triste situazione sociale ed economica in cui versa il paese.

Mahmoud Hakamian

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