Sabato 4 luglio, grazie alla disponibilità della Città metropolitana di Napoli e del Comune di Giugliano, potendomi inoltre giovare della guida eccellente del Direttore del Museo e Parco Archeologico dei Campi Flegrei, dott. Fabio Pagano, ho visitato di persona il cuore della colonia romano-repubblicana di Liternum, come richiesto lo scorso maggio dopo che in molti, sui mass media, avevano deplorato pubblicamente il degrado del sito. La variabilità meteorologica non ha impedito il sopralluogo, limitato, nell’occasione, alla maggiore delle due aree archeologiche (limitrofe ma non contigue) in cui si articola il Parco di Liternum, esteso su ca. 80 ettari e sito in prossimità del lago Patria. Non senza emozione, da crotonese, ho varcato il cancello e subito posato lo sguardo sull’imponente colonna che la contraddistingue, sapendo di trovarmi nel doppio inverso della colonia maritima di Capo Colonna, dedotta anch’essa nel 194 a.C., per analoghe ragioni strategiche e in una zona periferica, con una popolazione di 300 cives romani veterani della seconda guerra punica, ma per iniziativa diretta dell’avversario di Annibale, Scipione l’Africano. È lui il protagonista della fase di avvio della romanizzazione piena del territorio, come al Lacinio lo è l’assenza ‘pesante’ del condottiero cartaginese. La tomba di Scipione è stata cercata qui per secoli, complice l’antiquaria che ne ha fatto una meta dei viaggiatori del Grand Tour, proprio come a Capo Colonna si cercavano le parimenti fantomatiche tracce materiali della Scuola di Pitagora. Emozioni a parte, il fascino del luogo è innegabile, nonostante l’assedio dell’edilizia contemporanea, e pur non potendolo paragonare Liternum ad altri siti straordinari dello stesso circuito dei Campi Flegrei, se altrove s’impone la monumentalità dei ruderi, qui è invece la potenza e la ricchezza della narrazione a fare la differenza. Su questo bisogna lavorare. Ricordo poi che, in merito all’Accordo per la Valorizzazione Integrata dell’Area, da firmarsi tra MiBACT ed Ente locale, lo scioglimento del Comune di Giugliano ha determinato uno stallo che sarà risolto all’esito delle elezioni del prossimo autunno. Dato saliente di quell’accordo è lo sgombero delle due case abusive più vicine alla recinzione dell’area demaniale, già sequestrate dall’AG: una obiettivamente irrecuperabile e per la quale non c’è alternativa all’abbattimento, tanto più che preclude la vista e l’accesso al lago dal vialetto già esistente nel perimetro del Parco, l’altra riconvertita alle necessità dei suoi potenziali frequentatori (sia visitatori sia studenti universitari impegnati negli scavi sia soggetti locali dediti ad attività culturali). Il decoro di tutta l’area dovrebbe essere a breve incrementato grazie ai lavori già finanziati dalla Città metropolitana sulla sua porzione del Parco, bisognoso di continua manutenzione e pulizia per poter essere fruito al meglio. Sulle potenzialità mi permetto di insistere, perché una gestione attenta e lungimirante che faccia del coinvolgimento della comunità locale, e specialmente dei giovani, una priorità, magari con il concorso del Ministero dell’Interno oltre che del MiBACT, potrebbe cambiare la percezione del Parco innanzi tutto per i cittadini di Giugliano e renderlo appetibile, se non alle grandi masse, a quanti sono dotati di sensibilità e specifica preparazione, generando opportunità e ricadute anche di ordine lavorativo. Senza mai dimenticare che lo scopo principale dei musei statali non è fare cassa. Il loro valore, e quello delle aree archeologiche e dei monumenti, è prioritariamente l’incremento del livello culturale della popolazione, contributo imprescindibile per la formazione di cittadini consapevoli e responsabili.

Margherita Corrado (M5S Senato – Commissione Cultura)

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