Se posso dire la mia, sine ira et studio, vorrei sommessamente far notare che, su ASPI, si è fatto un calderone incomprensibile. I Benetton non sono i proprietari di Autostrade tout court. Attraverso le loro società sono il primo azionista di Atlantia, detenendo il 30% circa delle azioni, che è una cosa diversa. Personalizzare intorno al loro nome una sacrosanta battaglia di giustizia per vittime e sfollati è solo una strategia retorica, che per i più massimalisti vuol dire colpirne uno per educarne cento, per i più avvoltoi vuol dire far crollare le quotazioni di Atlantia e magari far mangiare da capitali italiani o più probabilmente stranieri una parte del nostro sistema infrastrutturale (e magari anche il gioiellino Autogrill o la stessa azienda di maglieria). Peraltro non credo che l’azionista abbia direttamente (penalmente) una responsabilità sull’accaduto, mentre i manager e chi doveva vigilare sulla sicurezza sarebbe ampiamente giusto finissero in galera. Quando scoppiò la cisterna di Viareggio la responsabilità salì di livello in livello fino ad arrivare all’apice, a Moretti, che è  finito sul banco degli imputati. Il controllo di Ferrovie in compenso non è mai stato tolto al Ministero dei trasporti. Stessa cosa dicasi per disastri aerei o inquinamento ambientale (carbone, acciaierie). Capisco sia gratificante urlare “i Benetton fuori!”, sembra un modo da duri di fare giustizia. Ma è così o è solo uno sfogo?

Felice Antonio Vecchione

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