Kenya: il lockdown uccide più del Covid-19

Nuovo progetto di sostegno comunitario rivolto alle famiglie in condizione di estrema povertà creato dalla ONG Alice for Children per rispondere alla drammatica crisi alimentare che

sta mettendo in ginocchio il Kenya, e agevolare il rispristino

delle attività di auto-sostentamento

L’iniziativa #Famiglie, lanciata in questi giorni, è un progetto di sostegno alla comunità degli slum di Nairobi promossa dalla ONG Alice for Children: con la formula delle donazioni  regolari su base mensile, punta a sostenere le famiglie che versano in condizioni drammatiche a causa del lockdown imposto dal Covid-19 attraverso la distribuzione di pacchetti alimentari (in questo momento fondamentali per la sussistenza delle famiglie ormai alla fame), l’assistenza sociale e l’attivazione di programmi di micro-credito o IGA (Income Generated Activity) per avviare o risollevare le attività lavorative in Kenya. È possibile diventare sostenitore scegliendo il contributo mensile che si desidera dare, a partire da 9 euro al mese.
Le famiglie coinvolte nel progetto appartengono alla categoria più comune di abitanti delle baraccopoli, coloro che lavorano nella cosiddetta economia informale (occupati in piccole attività, spesso a cottimo, o sfruttati in impieghi irregolari) per un misero guadagno che serve a mantenere uno stile di vita appena sufficiente alla sopravvivenza (hand-to-mouth). A medio – lungo termine, lo scopo dell’iniziativa #Famiglie è quello di creare comunità auto-finanziate che, partendo da gruppi di quattro o cinque persone, riescano a realizzare il proprio progetto di business generando un impatto positivo all’interno della comunità nell’arco di 10-12 mesi dall’avvio, lasciando poi il proprio posto ad altri nuclei famigliari. Obiettivo è innescare un moto virtuoso di sostentamento, training, sviluppo e cambiamento.

I pillars dell’iniziativa sono:

·Sostenibilità: attivare un ciclo virtuoso di sostegno e mutuo aiuto supportando le famiglie a riprendere gradualmente le attività interrotte causa lockdown;

·scalabilità: allargare il raggio di azione e sostenere un numero sempre maggiore di nuclei famigliari;

·impatto sociale: creare un effetto trasformativo di lungo periodo nelle condizioni di vita, economiche e sociali dell’intera comunità.

Il progetto ha preso avvio coinvolgendo da subito 100 famiglie estremamente indigenti per un totale di 500 persone che hanno iniziato a ricevere aiuti essenziali: pacchi alimentari (farina di mais, fagioli, olio di semi, acqua, legna da ardere o carbone), visite mediche e medicine quando necessario. Un primo, basilare passo. Se infatti secondo le previsioni della Commissione europea il Covid-19 causerà in Italia una contrazione del Pil dell’11,2% – la peggior flessione di tutta l’UE – assai peggiore è la situazione in Kenya dove sono totalmente assenti misure di welfare. In particolare, il lockdown (più del virus) ha provocato un ulteriore aumento della povertà in quanto le persone non possono lasciare gli slum per recarsi al lavoro – né i bambini a scuola, che garantisce il loro unico pasto quotidiano – e quindi, letteralmente, non hanno di che mangiare. Con il passare delle settimane la situazione si è aggravata con la perdita del lavoro, la riduzione della disponibilità di acqua pulita e delle derrate alimentari provenienti da fuori Nairobi. Basti pensare che gli slum sono agglomerati di baracche abitate da quasi 3 milioni e mezzo di persone su un totale di cinque milioni della popolazione di Nairobi. Alcuni di essi, come Dandora (500.000 abitanti) sono addirittura divisi in quartieri: vere e proprie città malsane e poverissime dentro le città. È dunque necessario garantire una prima forma di aiuto immediato attraverso la donazione di cibo alle famiglie.


Ma occorre spingere la riflessione un po’ più in là e l’unico modo per aiutare concretamente queste persone è strutturare un intervento a lungo termine per supportare la comunità degli slum e aiutarla ad affrontare questa crisi così drammatica per poi, gradualmente, uscirne. Afferma Diego Masi, Presidente di Alice for Children: “La situazione è gravissima e necessita di azioni immediate. Appena iniziato il lockdown, con il progetto Prevention Plan, abbiamo pensato a garantire cibo e assistenza medica ai bambini delle nostre scuole – chiuse a causa del virus – e i nostri social workers hanno potuto constatare una situazione drammatica a causa della totale mancanza di cibo. Per questo siamo intervenuti selezionando da subito le situazioni più critiche: contiamo, alla fine, di raggiungere 300 famiglie. Con il progetto #Famiglie che stiamo lanciando adesso, ci poniamo l’obiettivo di ampliare il raggio di azione cercando di far ripartire la fragile economia degli slum. Una doppia sfida che speriamo di vincere”.

Per maggiori informazioni sul progetto:
http://www.aliceforchildren.it/diventa-un-sostenitore/

Alice for Children by Twins International Onlus, fondata da Diego Masi nel 2007, opera a Nairobi, Kenya, nella baraccopoli di Korogocho e di Dandora, dove è collocata la più grande discarica a cielo aperto di tutta l’Africa. Alice for Children ha aperto, a Utawala, due orfanotrofi, e negli slums di Korogocho e Dandora due scuole d’istruzione primaria, dall’asilo alle scuole medie, che accolgono 2.000 bambini dai 3 ai 15 anni per sottrarli a un futuro predestinato e prepararli a un avvenire diverso. Occuparsi dei bambini significa per Alice garantire l’istruzione, un pasto equilibrato al giorno e, grazie al programma di adozione a distanza, l’assistenza medica. Il percorso formativo include una scuola secondaria con indirizzo food&beverage e l’accademia Alice Italian Food Academy, scuola di formazione professionale di cucina italiana con cui collabora l’Istituto Carlo Porta di Milano per creare chef specializzati in cucina italiana da impiegare nel settore turistico del Paese.

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