L’AGNELLO di Mario Piredda

Applauditissimo da pubblico e giornalisti presenti alla Fortezza I Colmi, è stato proiettato ieri sera il film “L’agnello”, uno storia tutta sarda ma dalle tematiche universali che ha portato per la prima volta sullo schermo una giovanissima rivelazione nel cinema italiano, Nora Stassi. Girata da Mario Piredda e con un cast di ottimi interpreti tra cui Luciano Curreli, Piero Marcialis e Michele Atzori, l’opera, presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma lo scorso novembre ma bloccata dal Covid nella distribuzione in sala e festival negli ultimi mesi, è stata illustrata a fondo nell’incontro di stamattina de “La valigia dell’attore”, alla presenza di Piredda, Curreli e Stassi coordinati dal critico Fabio Ferzetti, tra i curatori della manifestazione.

“Ero in un bar e mi ha notata per caso Stella La Boccetta, direttrice del casting del film, che si è presentata e mi ha subito chiesto se volessi ricoprire questo ruolo – ha ricordato Nora Stassi che proprio oggi ha festeggiato il suo ventiduesimo compleanno – Era ovviamente una grande opportunità e fino a quel momento avevo frequentato solo alcuni corsi estivi di teatro, Ovviamente ho accettato subito, pur andando nel panico tanto che i provini sono stati disastrosi, ma l’incoraggiamento di Mario è stato forte e così sono andata avanti senza timore, affrontando molto emotivamente il ruolo di Anita, tant’è che spesso ho pianto sul set per quanto vivessi quella parte cosi tormentata”.

“Quello che mi è piaciuto di Nora come degli altri interpreti da me scelti, molti dei quali non erano attori professionisti, è stato il loro vissuto – ha continuato Piredda –  Per quanto Nora conoscesse perfettamente tutti i dialoghi a memoria, non solo i suoi ma di tutti gli altri personaggi, abbiamo costruito insieme un percorso drammaturgico che lei viveva comunque in maniera molto determinata e naturale, come anche impassibile era il suo rapporto con la telecamera, nonostante fosse il primo. Da lei ho rubato molto in termini di espressività, pensieri, sensazioni; fa parte un po’ del mio modo di lavorare questo furto di vissuti, a partire dal mio stesso passato che vede la memoria riaffiorare in certi episodi personali e farmi scrivere dei dettagli delle scene che non inventerei solo con la pura immaginazione.”

“Il mio personaggio ha una potenza incredibile – ha dichiarato Curreli – è anzi forse uno dei più forti e problematici che abbia mai interpretato e mi fa anche tornare alle mie origini sarde. In qualche modo mi sono anche sentito il padre di Anita/Nora fin da subito: appena l’ho vista entrare con quel suo sguardo e gestualità decisi e quella fluente chioma di capelli sbarazzini, ho pensato che fosse davvero intrigante ricoprire il ruolo di un padre morente di una rossa punk”.

Il tema della morte e dell’abbandono nel film sono smussati dalla scrittura pulita ed essenziale di Piredda, che ha scritto la sceneggiatura a quattro mano con Giovanni Galavotti (ma ci tiene a precisare che ha steso lui tutti i dialoghi): “dalle parole, che devono essere un elogio di chiarezza e semplicità, doveva trasparire questa famiglia disunita ma unita, come soprattutto l’uso del dialetto prescelto, il sardo campidanese: la scelta di attori tutti provenienti dal cagliaritano non era casuale. Un modo anche di trasmettere la cultura orale della nostra terra, per quanto abbia notato una differenza generazionale sull’uso della lingua locale. Le storie che ho girato sono quasi sempre nate per caso o coincidenze e anche per “L’agnello” mi è capitato di scrivere per un nuovo personaggio proprio durante la lavorazione del film: è il caso di Flora, la malata terminale che fa vivere un’ultima speranza a Jacopo con la sua presenza poetica. Ad interpretarla è stata un’artista di strada belga che vive nel sassarese e che mi ha colpito proprio per i suoi modi diversi, fuori dalla norma.”

Non bisogna dimenticare, infine, l’ambientazione del film, che denuncia uno spaccato drammatico socio-politico con cui l’isola deve fare i conti da tempo: “La Sardegna è stata sempre considerata un posto strategico dove collocare delle basi militari e io stesso sono cresciuto in mezzo al filo spinato – ha asserito Piredda – Tuttora ne siamo circondati e anche se io con questo film non volevo denunciare ma evocare la situazione della difficile convivenza tra pastori e militari, non bisogna dimenticare che il 60% dei poligoni militari è ubicato nell’isola. Vi sono basi militari interforze in ogni luogo e alcune, come il Poligono di Quirra, vengono addirittura affittate a costi esagerati a privati per fare sperimentazioni militari e scientifiche di ogni tipo. Il legame con gli abitanti diventa sempre più a rischio…”

Con 4 anni tra progettazione e realizzazione, cinque settimane di riprese e una media di cinque scene al giorno tra luoghi distanti centinaia di chilometri gli uni dagli altri, tra Ogliastra e cagliaritano, il film dimostra una maturità nella scelta di argomentazioni universale e mescola volutamente pathos e ironia, istinto e coscienza, dimostrando di essere, come afferma il regista, un sunto dei precedenti corti (da ricordare un documentario sulla Cambogia e un corto su Cuba (“Gli aerei che cadono”). La colonna sonora originale, che ha richiesto dalla fine delle riprese tre mesi di lavoro, è firmata da Marco Biscarini, e ben riflette l’universo di segni e metafore che volutamente Piredda ha lasciato sospese in molti parti del film, per renderle libere a molteplici interpretazioni. “E’ un film che ti trascina dentro – ha concluso – e ogni passaggio narrativo fa parte del mio vissuto, avendo copiato la mia stessa esperienza umana per la creazione di snodi narrativi. Per viverlo al meglio bisogna goderselo sul grande schermo e ci auguriamo di poter recuperare il tempo perduto con l’emergenza Covid continuando a presentarlo tra cinema e rassegne, cosi come abbiamo già iniziato a fare.”

Stasera “La valigia dell’attore” proseguirà con un altro ospite speciale: Daniele Luchetti. Nella doppia veste di regista di “Momenti di trascurabile felicità” e docente del ValigiaLab, il laboratorio di alta formazione sulle tecniche di recitazione che si svolgerà dal 2 al 9 agosto sull’isola di Caprera, Luchetti presenterà il suo lavoro al pubblico dei Colmi, alle ore 21:15. Con lui, sul palco, interverrà anche Andrea Micciché, presidente del Nuovo Imaie.

LA VALIGIA DELL’ATTORE fa parte del circuito “Le isole del cinema”, progetto artistico atto a promuovere il territorio culturale sardo consolidando forme di scambio e collaborazione attraverso una rete di quattro festival interdipendenti, che comprendono anche “Una notte in Italia” (Tavolara), “Pensieri e parole” (L’Asinara) e “Creuza de Mà” (Carloforte).

L’edizione 2020 de La Valigia dell’attore è realizzata con il sostegno e patrocinio di MIBACT – Direzione Generale Cinema, Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato alla Cultura e Assessorato al Turismo, Comune di La Maddalena, Ente Parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena, Fondazione Sardegna, NuovoIMAIE, Artisti 7607 e la collaborazione della Scuola d’arte cinematografica Gian Maria Volonté e dell’Istituto Alcide Cervi.

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