Sono ottimista di natura, amo la vita e tutto ciò che mi circonda, anche le cose meno gradite che cerco di fronteggiare con pazienza sulla base dell’assunto che un bilancio, nello stato patrimoniale, ha un attivo ma anche un passivo, tenendo conto però che è  assolutamente importante che nel conto economico, riveniente dal processo gestionale,  la posta relativa ai ricavi sia superiore a quella dei costi, in modo che ci sia reddito. Ebbene, detto questo, io sono solito trasferire, giorno dopo giorno, questo concetto anche nella vita, intesa nelle sue varie sfaccettature giornaliere tant’è che, quando è sera, faccio fatica a prender sonno qualora  la mia giornata sia stata vissuta in…perdita, non tanto perché avrei un giorno di meno da vivere quanto a quel senso, se vuoi anche a causa di qualche azione negativa involontaria, che ha ossidato in itinere una particella esistenziale arrecando pregiudizio, in chiave morale, quel conto economico materiale insito nei bilanci di un’azienda.

Detto questo, se vuoi anche in maniera logorroica per la lunghezza, mi viene in mente quando andavo a catechismo nei primi anni di vita in cui l’insegnante, in chiave evangelica, ci diceva che ogni giorno bisogna fare un bilancio della giornata davanti a Dio.  Questo pensiero  “infantile” ,  seppur sempre valido anche per i grandi, mi ha accompagnato fino agli attuali 85 anni e passa, al punto da soffrire ogniqualvolta ciò non mi riesce.

Domanda: “L’Italia ragiona a questo modo o vive, per colpa dei suoi rappresentanti, sempre ed ovunque in perdita, senza riferirmi al debito pubblico che sappiamo com’è, ma a quello intellettuale ?”   Non voglio riferirmi a quei miserabili che hanno intascato il “bonus” di 600-1000 euro, ma a coloro che ogni giorno, professando e conclamando fatiscente  intellettualità, come il signor Vittorio Sgarbi, hanno il pudore, anzi la spudoratezza, di mostrare il loro bassissimo spessore “testicolare” (mix fra testa e testicoli) da occuparsi di una donna ad ore che faceva le pulizie di casa a Fico. Dov’è lo spessore di un cosiddetto  rappresentante delle Istituzioni che, quanto a morale, etica e …raccolta di denunce, non viene superato da nessuno ?

Sgarbi, secondo me, non vale nulla anche nella storia dell’arte, esattamente come lo scrivente che nella vita si è occupato di bilanci di aziende a livello nazionale ed internazionale, senza tuttavia bearsi di essere il “non plus ultra” come fa Sgarbi che considera tutti delle “Teste di….”

Una sola attenuante per Sgarbi che, peraltro, non va a suo favore come nei processi, ma va ad aumentare le colpe di chi lo invita, non già per erudire il paese , ma per far sortire  spettacolo a buon mercato sulla base delle sue  “schifoserie”  dialettiche che mi fanno piangere dalla vergogna di essere italiano ! Ok lo “share” per le varie tv e giornali, ma anche la decenza, l’educazione e… catechismo (di cui facevo cenno dianzi) abbiano un qualche posticino in platea.

Di questo passo, se gli Italiani devono imparare  da Sgarbi (che è lì non già perché ne sappia più degli altri, ma perché ha trovato il filone giusto per inserirsi, più con le sue triviali performace che con la cultura, (almeno a mio libero democratico parere), stiamo trasformando il paese della “Magna Grecia” in una sorta di…stabbio, ove la cultura  così sciorinata dal predetto signore, non sortirà gli effetti benefici per la coltivazione attraverso lo spargimento dello stallatico prodotto negli stabbi, ma produrrà solo veleno, maleducazione, cattiveria a danno delle prossime generazioni.

Una parola di insegnamento voglio dire a Sgarbi. Che è la seguente:   “La cultura non è uno strumento per danneggiare gli altri da una posizione di dominanza, ma un dono universale che va elargito a tutti, gratuitamente,  con umiltà, decoro ed intelligenza, magari ringraziando chi ti ha permesso di raggiungere detta posizione, compreso il “povero” scrivente, che non ti ama certo, ma ti compatisce  cristianamente!

Arnaldo De Porti – Giornalista

(Belluno-Feltre)

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