La Corte costituzionale ha confermato la validità dell’election day nei giorni 20-21 settembre 2020 bocciando i 4 ricorsi per separare il referendum costituzionale sulla riduzione dei parlamentari dalle elezioni amministrative, regionali e suppletive in due collegi parlamentari.

 

Nella circoscrizione estero i cittadini italiani aventi diritto di voto sono 4,5 milioni. Mancano una ventina di giorni dall’invio dei plichi elettorali da parte dei Consolati e delle Ambasciate italiani.

 

Al di là della tempistica di ricezione e trasmissione del materiale elettorale, che sarà ridotta rispetto ai giorni previsti dalla legge ordinaria, siamo ancora in presenza dei gravi problemi legati alla crisi sanitaria in America latina, nel continente nord americano, in Sud Africa, in Australia e in Asia. Territori e cittadini dove vivono milioni di elettrici e elettori che l’odierna decisione rischia di escludere dalla reale partecipazione.

 

La situazione diventa ancora più complicata perché nella circoscrizione estero non è partita una campagna d’informazione e ancora nessuno conosce le modalità, gli investimenti e gli strumenti per veicolare la comunicazione referendaria. La sola Rai Italia è un segnale per abbonati alla pay tv, radio e giornali ad oggi non hanno ricevuto materiale informativo.

 

Fermo restando questa conventio ad excludendum, ci sono molte ragioni per ritenere l’esito referendario non veritiero della volontà popolare. Ogni voto conta soprattutto per i referendum confermativi.

Già oggi la rappresentanza parlamentare degli eletti all’estero è fortemente sottorappresentata, non esprime la giusta proporzione dei 6,2 milioni di italiani residenti fuori dal nostro Paese. Non mettere gli elettori in condizione di partecipare, consapevoli delle loro scelte è uno sfregio alla democrazia.

 

Nella circoscrizione estero occorrono garanzie e trasparenza sulla gestione dell’intera procedura referendaria, affinché il voto sia libero, partecipato ed espressivo della volontà delle Comunità degli italiani residenti o temporaneamente all’estero.

Il governo dovrà farsene carico e impegnarsi ad affermare lo stato di diritto e i diritti civili e politici anche agli italiani all’estero.

 

Michele Schiavone

Segretario Generale CGIE

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