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All’udienza generale del 19 agosto 2020, Papa Francesco ha dichiarato “Che triste sarebbe se nel vaccino per il Covid-19 si desse la priorità ai più ricchi! E che scandalo sarebbe se tutta l’assistenza economica che stiamo osservando si concentrasse a riscattare industrie che non contribuiscono all’inclusione degli esclusi, alla promozione degli ultimi, al bene comune o alla cura del creato”. A parte il fatto che, nè il magistero, nè le Scritture, condannano tout court la ricchezza e tantomeno patrocinano l’assistenzialismo e  l’ecologismo, il fatto singolare è che per risolvere criticità esistenziali, un uomo di Dio, anzichè rivolgersi al “Principale”, si rivolga agli uomini, allo Stato ed alla scienza. Nel medioevo le pestilenze e le carestie venivano affrontate, dagli imperatori con sforzi sociali ed economici, ma dai papi, a suon di messe, rosari, novene e preghiere. Se Bergoglio, anzichè chiedere la grazia della guarigione al  Demiurgo, Creatore, Legislatore di tutte le forme organiche, viventi e biologiche dell’Universo, chiede aiuto alle istituzioni umane, significa forse che ha smesso di credere nell’unico motivo (consacrazione e fiducia totale a Dio) che lo ha indotto ad indossare i panni del Vicario di Cristo sulla Terra?

Gianni Toffali

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