Quasi quattro bambini su cinque in aree a rischio di catastrofi nella regione dell’Asia-Pacifico, intervistati per un nuovo sondaggio da cinque importanti agenzie umanitarie, hanno registrato un aumento dei disastri legati al clima negli ultimi due anni, con un forte impatto sulla situazione economica delle loro famiglie. Bambini e giovani chiedono ai loro leader di intensificare le azioni per affrontare la crisi climatica e di rafforzare le politiche e i piani per mitigare i rischi di catastrofi.

I risultati e l’appello fanno parte di un rapporto chiamato ‘Guardians of the Planet’, diffuso da cinque importanti agenzie umanitarie internazionali[1]. Questo avviene in un momento in cui il mondo è alle prese con l’impatto socioeconomico del COVID-19. Il rapporto mira a responsabilizzare i bambini a condividere le proprie opinioni sulle personali esperienze di crisi climatiche e disastri che impediscono loro di esercitare i propri diritti[2] e di formare una solida base per politiche incentrate sull’infanzia e sui programmi di recupero.

Secondo il rapporto, per il quale sono stati intervistati quasi 10.000 bambini e giovani in 12 paesi nella regione dell’Asia-Pacifico[3], quasi tutti i minori nelle aree a rischio di catastrofi hanno subito rischi di disastri legati al clima negli ultimi 12 mesi. Gli eventi meteorologici estremi in Asia Pacifico, come le inondazioni, hanno un impatto in termini di spostamenti della popolazione[4]. Le tendenze indicano anche la crescente frequenza, intensità e complessità dei disastri[5].

I risultati principali del rapporto sono: il 77 % dei bambini e dei giovani ha notato un aumento dei disastri legati al clima a livello locale negli ultimi due anni e ha identificato una diminuzione delle opportunità economiche come conseguenza del cambiamento climatico; l’istruzione formale è il principale mezzo attraverso cui i bambini e i giovani conoscono la crisi climatica e le misure per ridurre il rischio di catastrofi, seguita da notizie e social media; i bambini e i giovani si sono identificati come il gruppo più vulnerabile durante i disastri, seguiti dagli anziani, dai disabili e dalle donne incinte.

Alcune delle raccomandazioni chiave includono il rafforzamento del curriculum scolastico per accrescere la resilienza dei bambini, conducendo attività inclusive di riduzione del rischio di catastrofi, preservando l’ambiente piantando più alberi, eliminando l’uso della plastica e mitigando i gas serra.

“Possiamo sicuramente fermare il cambiamento climatico. Non c’è nulla che i giovani non possano ottenere. Il governo locale dovrebbe avviare sforzi per gestire i rifiuti industriali, conservare le foreste esistenti e dare la priorità alla piantagione di alberi nelle terre aride. Le industrie che contribuiscono all’inquinamento atmosferico non dovrebbero essere consentite. C’è bisogno di un’efficace attuazione delle leggi e delle politiche che sono già in vigore”, ha detto Rajo, 18 anni.

Il rapporto invita i governi nazionali, gli enti regionali e le altre parti interessate a mantenere i bambini e i giovani al centro di tutte le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. La protezione dei bambini e dei giovani prima, durante e dopo le emergenze dovrebbe essere prioritaria, soprattutto per le ragazze che sono particolarmente vulnerabili allo sfruttamento e agli abusi. Le giovani generazioni dovrebbero anche essere coinvolte nell’elaborazione delle politiche a livello locale, nazionale e regionale.

“L’Asia-Pacifico sta assistendo all’impatto devastante del COVID-19 sulle comunità e sui bambini vulnerabili. Dobbiamo ascoltare anche i minori e i giovani che stanno vivendo in prima persona le conseguenze dei cambiamenti climatici. I bambini vogliono essere ascoltati. Insieme a loro e ai nostri partner, stiamo lavorando per garantire un approccio verde e resiliente per un futuro sostenibile, in tandem con le misure di recupero dal COVID-19 “, afferma Meimei Leung, Direttore regionale per gli affari umanitari in emergenza, Asia-Pacifico, World Vision International.

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