Egr Dott. Salvatore Viglia,

innanzitutto ci permetta di ringraziarla per aver voluto dare voce alle nostre istanze. Abbiamo veramente apprezzato il Suo approccio libero e indipendente che mirava a fornire più informazioni possibili su una vicenda poco conosciuta in Italia.  I Suoi lettori si saranno fatti sicuramente una idea chiara di come a volte si tenta di mistificare e manipolare la realtà, anche se fortunatamente, la verità  trionfa sempre.

Siamo spiacenti comunque rilevare ancora una volta come la rappresentanza diplomatica azera in Italia (che ancora non ha risposto al nostro quesito sulla presenza dei soldati azeri nella buffer zone al confine armeno azero), cerchi di manipolare l’informazione e non soddisfatta del tentativo di voler riscrivere a proprio piacimento la storia dell’Armenia e del Caucaso faccia ora ricorso a un estremo tentativo che e’ quello di negare addirittura l’esistenza di una storica comunità armena in Italia,  definendo alcuni suoi membri e specificatamente  lo scrivente Consiglio, “entità fantomatica” e attribuendo (perfino con convinzione, sic!) le nostre missive all’Ambasciata Armena.

Sfugge difatti al nostro interlocutore  che l’Italia e l’Armenia sono legati da una millenaria storia di amicizia e rispetto. Prove di questo legame si evincono dai vari insediamenti storici sul territorio italiano, basti citare, a titolo di mero esempio, la chiesa di San Gregorio Armeno a Napoli, quella di Sant’ Andrea degli armeni a Taranto, l’Isola di San Lazzaro a Venezia e la chiesa di San Biagio armeno a Roma. Definire pertanto “entità fantomatica“ il “Consiglio per la comunità armena”, che è parte integrante della diaspora armena, ha del ridicolo e non fa altro che rafforzare l’idea che le istanze rappresentate dalla ambasciata azera non corrispondano quasi mai alla verità, e sono il frutto di una politica di disinformazione e manipolazione, che fortunatamente non trova eco nel nostro Paese, l’Italia.

A riprova di quanto sopra e a precisazione delle asserzioni riportate nell’ultimo comunicato diffuso dalla Ambasciata Azera lo scorso 19 settembre, alleghiamo la riproduzione di un pannello marmoreo collocato lungo la Via dei Fori Imperiali a Roma. Rappresenta il dominio dell’Impero Romano sotto Traiano (115). Non  e’ certo opera di qualche istituzione armena.  Chiediamo all’ambasciatore azero e ai suoi addetti se riesce a scorgere da qualche parte il nome del suo paese.  Non c’è vero?  Potremmo definire l’Azerbaigian “fantomatico”?.

Sorvoliamo volutamente sul resto delle insinuazioni e invitiamo ancora una volta la rappresentanza diplomatica azera a cercare vie di pace e di convivenza, vie di dialogo e di comprensione, rinunciando alla retorica e alle falsità che non fanno altro che alimentare tensione e incomprensione.

Non volendo abusare dell’ospitalità concessa da codesta testata, ci auguriamo di non dover dare più alcun seguito ad ulteriori interventi della controparte e di non essere costretti a smentire ancora una volta asserzioni prive di ogni fondamento storico e giuridico.

Egr. Dott Viglia, non ci rimane che ringraziarLa nuovamente per la cortese ospitalità augurandoLe un proficuo lavoro.

Con i nostri migliori saluti.

Consiglio per la comunità armena di Roma

  (in allegato articolo e 2 foto cartina geografica)

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