Advertisement

Recentemente, forse in seguito alla incertezza sulla vita  dovuta all’incremento di mali e malanni,  che è causa di scoramento e di desiderio di farla finita, la Santa Sede è tornata sul discorso dell’eutanasia.  In un documento pubblicato sulla Congregazione della Dottrina della Fede, il Vaticano ribadisce la condanna nei confronti  dell’eutanasia definendola “un atto omicida che nessuno può legittimare”.

Durante la conferenza Stampa  “Samaritanus bonus”,  tenuta il 22 settembre 2020, sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita,   sono stati ribaditi i concetti e le opinioni del Vaticano sulla pratica del suicidio assistito: “L’eutanasia non rappresenta un atto di compassione”.

Advertisement

 (http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2020/09/22/0477/01073.html)

Tutto il discorso sulla accettazione volontaria della morte si può dire che inizi con Socrate e con la sua decisione di sottomettersi  all’intossicazione, ovvero di non fuggire alla condanna inflittagli dagli ateniesi per avvelenamento con la cicuta.   Ai suoi tempi alcuni dei discepoli stretti gli consigliarono di non accettare la sentenza e di salvare la pelle scappando da Atene ma il filosofo imperterrito suggerì: “Prima o poi la morte arriva comunque, ora se io fuggissi per amore della vita negherei il valore della democrazia e del verdetto popolare liberamente espresso, inoltre non conoscendo ciò che mi attende nel  “post mortem”  la curiosità innata del ricercatore che è in me  mi spinge a non scantonare da questa esperienza,  che  viene spontaneamente. Se dopo la morte non vi è più nulla  potrò godermi un meritato riposo se invece vi è ancora coscienza ed esistenza allora potrò    finalmente corrispondere con spiriti nobili ed elevati ed avere una interessante condivisione sul significa dell’Essere. In entrambi i casi perché preoccuparsi?” Con queste parole serene Socrate bevette l’infuso mortale e se ne  morì descrivendo dettagliatamente le sue esperienze  fisiche e psichiche in ogni momento del processo di dipartita.

Dal punto di vista etico e laico, l’eutanasia   ha una sua  dignità morale, non solo nella cultura occidentale ma anche in oriente, ove è accettato il “suicidio” onorevole, vedi il caso  dell’auto sbudellamento (harakiri) in Giappone, o l’ascesa sulla pira degli asceti ancor vivi in India (ed a questo proposito ricordo la storia del guru prelevato da Alessandro Magno  nella piana gangetica e che si  immolò sul fuoco ardente poco prima della morte di Alessandro stesso).

Anche in Cina e nella cultura indioamericana la “morte sacrificale” viene accettata come un fatto normale, addirittura nella storia mesoamericana si narra che la creazione del mondo avvenne proprio in seguito al “sacrificio” di due importanti Dei (uno brutto ed uno bello) che si gettarono nel fuoco primordiale e da ciò fecero nascere la vita sulla terra.

Allo stesso tempo, sempre da epoche immemorabili, viene posto l’accento sulla gravità del suicidio come atto di regressione karmica, ad esempio nella tradizione cristiana ai suicidi è comminato un girone infernale pessimo e persino in India ed in Tibet ai suicidi vengono riservate numerose reincarnazioni espiative (come ciechi o malati gravi).  Ma in questo caso si parla di atti di suicidio in cui si vuole fuggire dal proprio dovere karmico, non si ha il coraggio cioè  di affrontare le prove che la vita ci manda e quindi queste prove devono essere riportate davanti all’anima. Insomma c’è sempre il dubbio che  la morte auto- indotta sia una specie di fuga o noncuranza  verso la vita, come nel caso di morte causata da eccessi e vizi,  in tal senso persino la persecuzione terapeutica -che tiene in vita il malato a “tutti i costi”-  potrebbe esser vista come una forma karmica espiativa.

Mentre, dal punto di vista del giuramento di Ippocrate,  la cosiddetta “donazione” degli organi non è altro che un omicidio legalizzato, infatti molti anestesisti si rifiutano di certificare la “morte cerebrale” di infortunati (soprattutto giovani) ai quali vengono poi espiantati degli organi sani, poiché  tali asportazioni possono avvenire solo su “un organismo  vivo”  -il cuore della vittima  ancora batte-  mentre l’esame delle onde pensiero segnalanti l’attività cerebrale  indica  una linea piatta. Il che non significa però che tale “morte cerebrale” sia reale decesso, infatti la stessa condizione si manifesta ad esempio in uno stato di assorbimento profondo, come il samadhi dello yogi, ma già sappiamo che dal samadhi si può tranquillamente uscire e riprendere le funzioni vitali… Dal che se ne deduce che “materialmente” la donazione degli organi avviene “uccidendo” il donatore.

Queste ipocrisie e falsità mediche sono poi  “pareggiate” dal punto di vista moralistico nel mantenimento in vita di un corpo malato irrimediabilmente che viene mantenuto artificialmente “vivo” come tanti casi eclatanti descritti dalla cronaca.

Lasciando  da parte la “morale” resta comunque aperto il discorso della legalità e del diritto umano,  in Italia come nel resto del mondo  il legislatore decide (in teoria) su base  razionale e quindi la normativa  è ancora aperta sia pur confusa.

Paolo D’Arpini

Fonte: https://bioregionalismo.blogspot.com/2020/09/the-sweet-death-from-standpoint-of-lay.html

Testo inglese:

Recently, perhaps as a result of uncertainty about life due to the increase in ills and ailments, which causes discouragement and the desire to end it, the Holy See has returned to the discourse of euthanasia. In a document published in the Congregation for the Doctrine of the Faith, the Vatican reaffirms its condemnation of euthanasia, defining it “a murderous act that no one can legitimize”.

During the “Samaritanus bonus” press conference, held on 22 September 2020, on the care of people in the critical and terminal phases of life, the Vatican’s concepts and opinions on the practice of assisted suicide were reiterated: “Euthanasia does not represent a act of compassion “. (http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2020/09/22/0477/01073.html)

The whole discourse on the voluntary acceptance of death can be said to begin with Socrates and his decision to submit to intoxication, or rather not to flee the sentence imposed on him by the Athenians for poisoning with hemlock. In his day some of the close disciples advised him not to accept the sentence and to save his skin by running away from Athens but the undeterred philosopher suggested: “Sooner or later death comes anyway, now if I ran away for the love of life I would deny the value of democracy and of the freely expressed popular verdict, moreover not knowing what awaits me in the “post mortem”, the innate curiosity of the researcher in me pushes me not to shy away from this experience, which comes spontaneously. If after death there is nothing left I will be able to enjoy a well deserved rest if instead there is still consciousness and existence then I will finally be able to correspond with noble and elevated spirits and have an interesting sharing on the meaning of Being. In both cases, why worry? ” With these serene words, Socrates drank the deadly brew and died of it, describing in detail his physical and psychic experiences at each moment of the death process.

From an ethical point of view, euthanasia has its own moral dignity, not only in Western culture but also in the East, where honorable “suicide” is accepted, see the case of self-gutting (harakiri) in Japan, or ascent on the pyre of the ascetics still alive in India (and in this regard I remember the story of the guru taken by Alexander the Great in the Gangetic plain and who sacrificed himself on the burning fire shortly before Alexander’s death).

Even in China and in Indian American culture, “sacrificial death” is accepted as a normal fact, even in Mesoamerican history it is said that the creation of the world took place precisely following the “sacrifice” of two important gods (one ugly and one beautiful) who they threw themselves into the primordial fire and from this gave birth to life on earth.

At the same time, always from time immemorial, the emphasis has been placed on the seriousness of suicide as an act of karmic regression, for example in the Christian tradition a terrible hellish circle is inflicted on suicides and even in India and Tibet numerous reincarnations are reserved for suicides expiative (such as the blind or seriously ill). But in this case we are talking about acts of suicide in which we want to escape from our karmic duty, we do not have the courage to face the tests that life sends us and therefore these tests must be brought back to the soul. In short, there is always the doubt that self-induced death is a kind of escape or carelessness towards life, as in the case of death caused by excesses and vices, in this sense even therapeutic persecution – which keeps the patient alive. “All costs” – could be seen as an expiative karmic form.

While, from the point of view of the Hippocratic Oath, the so-called “donation” of organs is nothing more than a legalized murder, in fact many anesthetists refuse to certify the “brain death” of injured people (especially young people) who are then harvested healthy organs, since such removals can only occur on “a living organism” – the victim’s heart is still beating – while the examination of thought waves signaling brain activity indicates a flat line. This does not mean, however, that this “brain death” is real death, in fact the same condition manifests itself, for example, in a state of deep absorption, like the yogi’s samadhi, but we already know that from samadhi one can safely go out and resume functions vital … From which we deduce that “materially” the donation of organs occurs by “killing” the donor.

These hypocrisies and medical falsehoods are then “balanced” from a moralistic point of view in the maintenance of an irremediably sick body that is artificially kept “alive” like so many striking cases described in the news.

Leaving aside the “morality”, however, the question of legality and human right remains open, in Italy as in the rest of the world the legislator decides (in theory) on a rational basis and therefore the legislation is still open even if confused.

Paolo D’Arpini

Informazione equidistante ed imparziale, che offre voce a tutte le fonti di informazione

Advertisement
Articolo precedenteUn ulteriore conferma degli abusi della magistratura ai danni dell’avvocatura
Articolo successivoBambini, deficit dell’attenzione e iperattività, quale la cura migliore in tempo di Covid?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui