I negoziati  non devono rappresentare uno strumento dell’Armenia per ostacolare la soluzione del conflitto

Spett.le Direttore,

Innanzitutto vorremmo esprimere il nostro ringraziamento per lo spazio che la Vostra testata concede alla posizione del nostro paese e in generale alla situazione in corso nella nostra regione, così come avvenuto per la pubblicazione del comunicato stampa della nostra Ambasciata lo scorso 18 settembre, riguardante le note di fantomatiche “entità” inesistenti. Inviamo la presente in risposta alla replica, colma di falsificazioni storiche, del 20 settembre scorso, a “firma” proprio di una di quelle “entità”, al nostro comunicato, in segno di rispetto per gli stimati lettori della Vostra spettabile testata e per evitare che gli stessi cadano sotto l’influenza di tali falsificazioni.

Le invenzioni presenti in tale replica derivano, da un lato, dalla chiara ignoranza del firmatario della storia della regione e delle sue radici, e dall’altro è un evidente esempio dei tradizionali sforzi della parte armena di falsificare deliberatamente fatti storici. La confusione del toponimo di un’area geografica, nel pannello marmoreo collocato lungo la Via dei Fori Imperiali, che veniva anche chiamata diversamente in lingue differenti, con il nome di uno stato che non esisteva nel periodo storico considerato, possiamo dire, usando un eufemismo, che denota una conoscenza superficiale della geografia e della storia. Tuttavia, data la propensione alla falsificazione della storia della controparte, l’obiettivo dell’autore è senza dubbio quello di nascondere le verità storiche e indurre in errore i lettori. Sempre nella replica si racconta una lunga favola sulla mitologica “storia dell’Armenia”, però per qualche ragione, forse nota allo stesso autore, si nasconde ai lettori il fatto che gli stessi armeni di oggi si riferiscono a se stessi con l’appellativo “hay”, mentre identificano l’area in cui si sono insediati proprio con la denominazione “Hayastan”. La tesi principale della storiografia armena tende alla deliberata confusione del concetto di “Armenia” con “Hayastan” e all’appropriazione della storia di altri popoli, idealizzando il passato e proiettando le vicende altrui sulle proprie. Tutto ciò è un chiaro esempio per capire come sia costruita tutta la storia degli armeni (infatti, hay).

In riferimento a quanto accaduto il 12 luglio in direzione del distretto azerbaigiano di Tovuz, al confine di stato tra l’Armenia e l’Azerbaigian, non è un segreto per nessuno che si tratti di una provocazione militare avviata dall’Armenia. Lo ha chiarito anche un alto funzionario di uno dei co-presidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE. In quegli scontri, un civile dell’Azerbaigian, non dell’Armenia, è stato ucciso e gli insediamenti in Azerbaigian, non in Armenia, sono stati danneggiati. L’Azerbaigian non ha obiettivi militari in Armenia, e se l’esercito azerbaigiano lo avesse voluto, sarebbe potuto entrare nel territorio dell’Armenia in risposta alla provocazione della parte armena, avendo piene capacità militari. Ma non lo ha fatto. Perché questo non fa parte del concetto di politica militare del nostro paese. L’Azerbaigian ha tutte le possibilità per respingere qualsiasi provocazione contro di esso. L’obiettivo del nostro Paese è proteggere i suoi confini internazionalmente riconosciuti e ripristinare la sua integrità territoriale, liberando i territori occupati.

Negli ultimi mesi l’Armenia ha aumentato in modo significativo l’importazione di armi e attrezzature militari e ha continuato ad espandere intensamente il proprio sistema di attacchi aerei. Il ministero della difesa dell’Armenia ha annunciato un piano per creare una milizia a livello nazionale composta da 100 mila “volontari”. E’ attualmente in corso il concentramento delle forze militari dell’Armenia vicino alla linea di contatto nei territori occupati e al confine di stato tra i due paesi. Dal 20 settembre si è registrata una nuova escalation di violenza da parte delle forze armate dell’Armenia verso il villaggio di Agdam, nel distretto azerbaigiano di Tovuz. Di conseguenza, un soldato azerbaigiano è stato ucciso e un soldato azerbaigiano è rimasto ferito. Tutto ciò dimostra che l’Armenia si sta preparando ad una nuova guerra e il suo obiettivo è intraprendere nuove azioni militari di larga scala contro l’Azerbaigian.

Troviamo buffo che sia la parte armena ad invitarci alla via del dialogo, quando proprio noi non tentiamo altro da quasi tre decenni, nonostante il 20% dei nostri territori riconosciuti internazionalmente, inclusa la regione del Nagorno Karabakh e altri 7 distretti adiacenti, siano sotto l’occupazione militare da parte dell’Armenia, che ha commesso una pulizia etnica totale contro più di un milioni di rifugiati e profughi azerbaigiani, violando il loro diritto di tornare alle proprie case. Se 30 anni di negoziati non hanno portato ad alcun cambiamento positivo nell’operato dell’Armenia, è molto facile capire quanto sia sincero l’invito della parte armena ai negoziati e quali siano gli obiettivi dietro questo invito. I negoziati devono mirare a risolvere il conflitto e non devono rappresentare uno strumento nelle mani dell’Armenia per ostacolarne la soluzione.

Sperando per primi di non dover abusare oltre di queste pagine, siamo peraltro obbligati ad intervenire quando le accuse e le falsificazioni sono riproposte nel tempo.

Chiediamo la pubblicazione del presente comunicato, insieme alla foto in allegato della bandiera della Repubblica dell’Azerbaigian.

Cordialmente,

Ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigian

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