Il Ministero dello Sviluppo Economico, come comunicato da Poste Italiane, ha emesso ieri 27 settembre, un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “il Senso civico” dedicato al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel centenario della nascita, relativo al valore della tariffa B pari a 1,10€.

Tiratura: quattrocentomila esemplari.

Foglio da ventotto esemplari

 

Il francobollo è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in rotocalcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente.

 

Bozzetto a cura di Maria Carmela Perrini.

 

La vignetta, raffigura un ritratto del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa in primo piano su uno scorcio di Saluzzo, città natale, che focalizza l’Antico Palazzo Comunale e l’attigua Torre Civica; suggella la vignetta, in alto a sinistra una fascia tricolore.

 

Completano il francobollo la leggenda “GEN. CARLO ALBERTO DALLA CHIESA”, le date “1920-1982” la scritta “ITALIA” e l’indicazione tariffaria “B”.

 

L’annullo primo giorno di emissione è stato disponibile ieri presso lo sportello filatelico dell’ufficio postale di Saluzzo (CN).

 

Ricordiamo ai lettori che il francobollo e i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi sono disponibili presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli “Spazio Filatelia” di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it.

 

Per l’occasione è stata realizzata anche una cartella filatelica in formato A4 a tre ante, contenente una quartina di francobolli, un francobollo singolo, una cartolina annullata ed affrancata e una busta primo giorno di emissione, al prezzo di 15€.

 

Inoltre è stato realizzato un bollettino filatelico con testo di Mauro Calderoni, sindaco di Saluzzo, e di Nando Dalla Chiesa, figlio del Generale Carlo Alberta Dalla Chiesa.

 

Questo al testo del bollettino senza alcuna modifica,

Carlo Alberto Dalla Chiesa nacque a Saluzzo il 27 settembre 1920. Figlio di Romano, allora Capitano dei Reali Carabinieri in servizio nella cittadina subalpina, qui trascorse i primi cinque anni della sua vita.

 

Iniziato l’impegno militare nel 1941 quale sottotenente di fanteria, entrò a far parte dell’Arma nell’anno successivo, assumendo il comando della Tenenza di San Benedetto del Tronto.

Dopo l’armistizio non esitò a schierarsi nelle file della Resistenza, operando in clandestinità tra Marche e Abruzzo. Passate le linee del fronte, si unì agli Alleati e a partire dal giugno 1944 ricoprì importanti incarichi nella Roma appena liberata.

 

La carriera all’interno dell’Arma lo vide agire in diversi luoghi del Paese, permettendogli di maturare quell’esperienza che gli fu fondamentale quando fu protagonista, negli anni ’70, della lotta contro le Brigate Rosse, e ancor di più quando, dal 1982, venne nominato Prefetto di Palermo.

Continuava così la sua lotta contro la mafia, compito nel quale già aveva ben meritato due volte: la prima nel 1949-’50 allorché partì volontario per la Sicilia insanguinata dalle cosche e dal bandito Giuliano, distinguendosi per le indagini sull’omicidio del sindacalista Placido Rizzotto, per il quale incriminò Luciano Liggio; la seconda per il lungo periodo (1966-1973) trascorso al comando della Legione Carabinieri di Palermo, quando gettò le basi per una conoscenza sistematica del fenomeno mafioso e denunciò nei suoi rapporti alla Commissione parlamentare antimafia le collusioni tra mafia e politica.

 

Il 3 settembre 1982, pochi mesi dopo il ritorno in Sicilia, mentre cercava di onorare senza poteri la sua sfida al servizio dello Stato e del popolo italiano, fu assassinato da un commando mafioso in Via Carini a Palermo; morirono assieme a lui la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo.

 

Lungi dal dimenticare la terra che lo vide bambino, Carlo Alberto Dalla Chiesa mantenne sempre vivo il legame con la sua città natale, che ancora ne conserva e tramanda orgogliosa la memoria.

Mai si interruppero i rapporti con la balia Teresa che di lui si occupò nei primi due anni di vita. Il Generale spesso tornava a farle visita; “Parlavamo della sua infanzia trascorsa a casa mia – ricordava l’anziana di 85 anni il giorno dopo l’agguato mortale a Palermo – e dei suoi incarichi pericolosi. Alberto non aveva paura, credeva in quello che faceva e lo faceva seriamente, fino in fondo”.

 

L’ultima sua visita a Saluzzo risale al dicembre 1981. Fu accolto dall’allora sindaco Franco Lovera. In quell’occasione ribadì il suo sentirsi saluzzese e raccomandò all’Amministrazione civica di invitarlo a manifestazioni e cerimonie cittadine, per continuare a nutrire la sua “saluzzesità”.

 

La “sua” Saluzzo non l’ha mai dimenticato. Nel giorno del primo anniversario del suo omicidio fu a lui intitolata la nuova scuola elementare del quartiere “Maria Ausiliatrice”.

Il 2 giugno 2006, nella sede del Palazzo Civico fu apposta una lapide che ricorda la sua figura e il suo impegno, che oggi diffonde il suo monito accanto a quella dedicata ad Amedeo Damiano, altro uomo di Stato e delle istituzioni, anch’egli ucciso perché voleva contrastare il malaffare. Inoltre, il locale presidio dell’associazione “Libera” porta il suo nome.

 

Nel 2020, per celebrarne degnamente il centenario della nascita e per tramandare alle future generazioni i valori per cui ha vissuto e per cui ha lottato fino alla morte, la Città di Saluzzo ha deliberato di dedicargli un monumento. Sarà scoperto proprio il 27 settembre nella centrale piazza Garibaldi, alle spalle della Cattedrale. L’opera, nata dalla collaborazione di sei artisti saluzzesi, sarà costituita da una grande colonna istoriata alta 4 metri.

 

L’opera riporterà, tra il resto, le parole del Generale: “Se è vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi; non possiamo oltre delegare questo potere né ai prevaricatori, né ai prepotenti, né ai disonesti”.

 

Nella foto il francobollo, la cui la vignetta raffigura un ritratto del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa in primo piano su uno scorcio di Saluzzo.

 

(Nino Bellinvia)

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