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Continua “Voices of Squash”: una serie di approfondimenti sullo squash, affascinante disciplina sportiva che è un mix di divertimento, fatica, sudore e sfida, in cui diamo la parola a campioni, tecnici e appassionati

Lo squash è uno sport di passione, velocità, prontezza di riflessi e colpi spettacolari. Una disciplina sportiva completa che ricarica corpo e spirito liberando completamente la mente, isolata da qualsiasi altro pensiero perché concentrata unicamente sulla traiettoria del colpo.

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In virtù della notizia pubblicata qualche tempo fa dalla rivista statunitense Forbes e poi riportata da alcuni periodici nazionali, lo squash risulterebbe lo sport più salutare in base a una classifica stilata con la collaborazione di alcuni esperti di fitness, allenatori e personal trainers. Questo sport di racchetta, infatti, risulta essere “la miglior combinazione possibile tra rischi i di infortunio e i benefici, sulle quattro componenti fisiologiche di base”: quella cardio-respiratoria, la resistenza, la forza muscolare e la flessibilità muscolare. Trenta minuti on court garantiscono un notevole allenamento cardio-vascolare e un dispendio calorico molto alto, che equivale a circa due ore passate su un campo da tennis.

Per praticare lo squash sono sufficienti una racchetta, una pallina, tre pareti (più una posteriore) contro cui scagliare una sfera di gomma nera e un valido avversario a cui dar battaglia senza mai mollare un colpo. Uno sport di racchetta che garantisce svariati benefici, ma in cui è importante non improvvisare e seguire i giusti consigli dei professionisti. Ne parliamo con dieci appassionati scelti tra campioni, tecnici e amatori.

Paolo Allevato, classe 1978, nato e residente a Parma e laureato in Economia e Finanza, è un ex atleta di squash che vanta numerose partecipazioni nella Nazionale Italiana di Squash (Campionati del Mondo a Squadre Juniores in Egitto nel 1996, Campionati Europei a Squadre Juniores in Finlandia nel 1997 e Campionati Europei a Squadre Seniores in Svezia nel 2009).

Tra i vari titoli raggiunti, è stato Campione Italiano a Squadre nel 2001, Campione Regionale Assoluto Emilia Romagna nel 2009 e nel 2017 e, infine, Campione Italiano Veterani Under 45 nel 2018. Ad oggi, Paolo è Istruttore Federale e Presidente dell’A.S.D. Halley Squash di Parma.

Paolo, perché iniziare a giocare a squash?

Lo squash è uno sport dinamico, esplosivo e molto tecnico. Al tempo stesso, è una disciplina che stimola il giocatore alla velocità di pensiero in quanto il tempo di risposta tra uno scambio e l’altro è breve, quindi sollecita la rapidità nella scelta dei colpi. Una cosa che ho notato osservando gli altri sport, è che i ragazzi, soprattutto i più piccoli, non amano particolarmente i ‘tempi morti’ e le lunghe pause. Inoltre, il livello di attenzione cala facilmente se il gioco non è particolarmente attivo e dinamico. Nello squash, invece, gli elementi di velocità, intrattenimento e di rapidità di pensiero vengono ampiamente richiamati e questo stimola i ragazzi sia da un punto di vista fisico che mentale. Se dovessi paragonare lo squash ad un genere di film, propenderei per un ‘thriller’, in cui si alternano momenti di suspence a momenti di tensione, azione ed eccitazione.

In questi ultimi anni, ci sono state risposte molto positive da parte dei giovani verso questo bellissimo sport. La Federazione Italiana Giuoco Squash, dal canto suo, è molto attiva nel far crescere e sviluppare il movimento. Anche a Parma, città in cui vivo, sono molto impegnato nella crescita e nello sviluppo di questa interessante disciplina sportiva, sia in campo agonistico che in campo ludico-amatoriale. In questo periodo, inoltre, stiamo terminando i lavori di messa in opera per un secondo campo da squash a Sorbolo, paese in provincia di Parma, dove con la mia Associazione Sportiva A.S.D. Halley Squash -di cui sono anche il Presidente-, stiamo riscontrando molti consensi sia da parte dei più giovani che degli appassionati di tutte le età. Quindi, a questo punto, la domanda potrebbe essere riformulata nel modo seguente: “Perché non iniziare a giocare a squash?”.

Massimiliano Veracini, classe 1969, nato e residente a Roma, si è avvicinato allo squash per caso durante una vacanza estiva in Egitto ed è stato, da subito, grande amore. In questi anni, e ancora ad oggi, ha promosso e coordinato lo squash svolgendo l’attività di Rappresentante degli Atleti del Lazio, di Delegato Regionale e Provinciale, di Tecnico Federale, di Giudice di Gara e di Arbitro Nazionale, contribuendo ad incrementare l’attività giovanile. Massimiliano ha conquistato il titolo di Campione Regionale del Lazio nel 2013 ed è attualmente tesserato con il Freetime Sporting Club di Roma.

Massimiliano, quali sono i benefici per chi pratica questa disciplina sportiva?

Non credo di avere sufficienti competenze per elencare tutti i benefici che lo squash, come ogni altra sana attività sportiva, può portare al fisico. Sicuramente lo squash è uno sport intenso, che richiede ritmi sostenuti a livello fisico e forte sollecitazione a livello mentale. Personalmente, l’impennata del livello di endorfine (gli ormoni della felicità!) che si produce durante la pratica, mi rende in qualche modo “dipendente” dallo squash: è come se più ne praticassi, più ne volessi praticare. Inoltre, essendo lo squash uno sport individuale in cui bisogna contare solo su se stessi, è perfetto per sollecitare la concentrazione e dare alla mente l’opportunità di scaricare tensione e stress. Infine, se tra gli innumerevoli benefici posso includere anche quelli non prettamente fisici, non posso non considerare il potere aggregativo di questo sport che negli anni mi ha fatto stringere moltissime amicizie con i compagni di innumerevoli ‘battaglie’.

Senza dubbio, a farmi amare ancor di più questa disciplina, è stata la possibilità che mi ha dato di conoscere e di collaborare con i moltissimi protagonisti del movimento, dagli influenti personaggi del mondo dirigenziale come il presidente del CONI Giovanni Malagò e il carismatico Presidente della Federazione Squash Siro Zanella, ai campioni di levatura mondiale come Nicol David, fino a tutti gli atleti della nostra Nazionale Italiana. Il mio consiglio? Vivete lo sport nella sua completezza e cercate di farne parte in tutti i suoi aspetti.

Veronica Favero Camp, classe 1971, nata e residente a Torino, ha giocato per più di dieci anni nella Squadra Nazionale Femminile Italiana di Squash, portando glamour e femminilità in uno sport così impegnativo e raccogliendo moltissime vittorie e soddisfazioni insieme alle sue ‘storiche’ compagne di maglia azzurra Manuela Manetta, Sonia Pasteris e Chicca Ferrari: dall’ottavo e sesto posto ai Campionati Europei a Squadre fino alla partecipazione a ben due Campionati del Mondo. Dopo venti anni di agonismo, Veronica ha smesso di insegnare e di giocare a squash quattro anni fa.

Veronica, quali sono le skills che deve possedere una persona che vuole iniziare a giocare a squash da zero?

Inizierei con il dire che lo squash è divertimento allo stato puro. A mio avviso, le abilità che deve avere chi si avvicina allo squash sono tre: amare la fatica, amare il gioco degli scacchi e amare la competizione, sia contro un avversario che con se stessi. Lo squash è un gioco duro in cui lo sforzo fisico è fondamentale per avere la meglio. Spesso, a parità di talento, è proprio la resilienza a fare la differenza. Un altro elemento fondamentale è la costanza: mi sono sempre allenata con Sonia Pasteris facendo milioni di esercizi, tutti i giorni. Tutti gli esercizi fatti in allenamento ti preparano alla partita che farai.

Il campo da squash è come una scacchiera dove bisogna imparare a muoversi con gambe e tanto, tanto cervello. La base del gioco consiste nel mandare la pallina il più lontano possibile da dove si trova l’avversario. Spesso una partita si gioca in pochi punti cruciali, lì si vede chi ha più cuore e più cervello. Bisogna sconfiggere un avversario ma anche imparare a superare i propri limiti. E mai far trasparire la fatica: bisogna guardare il proprio avversario negli occhi e non mostrare segni di cedimento. È una sfida con lui ma anche con se stessi. Alla fine della partita, vietato avere rimpianti: se abbiamo dato tutto in campo, la sconfitta si supererà e servirà da stimolo per andare avanti e migliorare. E’ un gioco divertente e facile da approcciare. Il gioco più bello del mondo. Te lo porti dentro per tutta la vita.

Personalmente, ho insegnato allo Squash Point fino a quattro anni fa, poi ho smesso del tutto di giocare. Per me è sempre stato un secondo lavoro, mi piaceva insegnare tutto quello che avevo imparato da Simone Rocca, da Marcus Berrett e dagli altri grandi dello squash. Spesso ripetevo ai miei allievi le frasi che loro avevano detto a me mille volte. Dopo 20 anni di agonismo, non sono più entrata in un campo da squash. Sono quattro lunghi anni che non tocco più una racchetta. Perché? Semplicemente, voglio mantenere un ricordo intatto dello squash: le mie gambe non girano più come una volta e la palla viaggia inevitabilmente storta. Con la maglia azzurra ho raccolto le soddisfazioni più grandi e indimenticabili. Il Centro Federale di Riccione è stata una seconda casa per molti anni. Ancora oggi, c’è una gigantografia che rappresenta l’impresa della nostra squadra: Sonia, Chicca e Manuela rimangono le mie migliori amiche. Siamo cemento, sotto la pelle abbiamo ancora quella maglia azzurra. E tutte le volte che torno a Riccione, provo un po’ di invidia per i ragazzi che ora corrono su quei campi.

Juan Carlos Camino, classe 1964, è nato in Perù ma vive a Roma da moltissimi anni. Ha rappresentato la Nazionale Peruviana di Squash negli anni ’80, prima come giocatore, poi come allenatore della squadra juniores. In Italia, è stato l’allenatore della Squadra Campione d’Italia nel 2010. Nel 2011 e nel 2017 ha conquistato il titolo di Campione Regionale ed è stato Campione Italiano nella categoria over 45. Attualmente, è il direttore dei due unici circoli di squash rimasti a Roma, l’A.D.S. Squash Roma e l’Heaven Villa Borghese.

Carlos, quali sono i primi consigli che rivolgi a chi si affida a te perché vuole iniziare a giocare a squash?

Quando una persona vuole approcciare lo squash, la prima cosa che faccio -dopo aver spiegato brevemente le regole- è lasciarlo giocare liberamente, senza approfondire troppo la tecnica. Cerco di trasmettere le sensazioni che io, per primo, ho provato quando ho scoperto questa disciplina. Sarà poi il suo entusiasmo a farmi capire fino a quanto posso spingermi oltre per chiedere di più. Lo squash è uno sport molto divertente ma estremamente faticoso, ancor di più dal punto di vista tecnico. Questo non significa che bisogna essere necessariamente bravi per godere degli innumerevoli benefici che questo sport sa regalare. Quando vedo dei principianti lottare in campo come pazzi, sbattendo contro i muri fino a rimanere estenuati sul parquet, devo confessare che ho un po’ di nostalgia di quando anch’io così giocavo così, senza pensieri. Tutto possono praticare lo squash, ma lo squash non è per tutti! Soltanto chi ha passato ore e ore a colpire la palla da solo per realizzare un lungo linea preciso o una smorzata al nick, può capirlo.

Mario Gentiletti, classe 1997, è nato a Napoli ma vive a Milano dal 2017. Gioca per il Get Fit Vico di Milano dove ricopre il ruolo di istruttore federale di squash. Mario ha conquistato il titolo di miglior giocatore italiano Under 13, di Campione Italiano Under 15, di Campione Italiano Under 17 e si è classificato al primo posto nei Campionati Italiani di categoria Eccellenza maschili.

Mario, se dovessi spiegare ad un neofita regole e astuzie fondamentali per avere successo in campo, quali sarebbero i tuoi suggerimenti?

Premetto che lo squash è uno sport in cui sono richieste sia prestazione fisica che concentrazione intensa per mantenere il match a un livello ottimale. Quando mi relaziono con i neofiti ai quali insegno questa disciplina sportiva presso il Get Fit Vico di Milano, cerco principalmente di far assimilare loro i colpi base e la posizione da tenere in campo, insieme a piccole ma pratiche astuzie da applicare durante il gioco: ad esempio, giocare la palla sul lato opposto alla posizione dell’avversario, ‘accorciare’ il colpo se l’avversario è posizionato nella parte posteriore del campo e cercare di conquistare sempre il centro del campo denominato “T”. Ma, soprattutto, suggerisco loro di giocare per divertirsi: lo squash è uno sport bellissimo!

Dimitri Diamadopoulos, classe 1991, bancario di professione, è nato a Cosenza ma vive a Milano dove gioca per il Get Fit Vico. Atleta di interesse nazionale, ha vestito la maglia azzurra per la prima volta nel 2008 ai Campionati Mondiali Juniores disputati in Austria. All’età di 16 anni è stato Campione Italiano Under 17 e Campione Italiano di serie C, mentre all’età di 19 anni è entrato a far parte della Nazionale Senior con cui ha partecipato a sei Campionati Europei, conquistando la ventesima posizione individuale a livello europeo. Nel 2016, nel 2017 e nel 2018 ha conquistato la medaglia di bronzo ai Campionati Italiani Individuali Assoluti. Dimitri si è classificato al primo posto ai Campionati Regionali Lombardia che si sono svolti lo scorso gennaio.

Solitamente gli atleti sono sempre focalizzati ad allenare il proprio fisico, a migliorare la tecnica, per poi concentrarsi nello scegliere e adottare materiali maggiormente all’avanguardia e più performanti. L’allenamento che spesso manca e che potremmo definire fondamentale, soprattutto nello squash, è quello mentale. Dimitri, che strategia usi per mantenere alto il livello di concentrazione?

Con il passare degli anni, lo squash, come moltissimi altri sport, è completamente cambiato. Abbiamo visto in tutte le discipline sportive una maggiore ricerca della fisicità, spesso a discapito della tecnica e della parte tattica. Il coinvolgimento dell’atleta nello squash è a 360 gradi: resistenza, forza, rapidità, tempismo, concentrazione e tattica vengono espresse insieme e richiedono una spiccata preparazione atletica.

A mio avviso, per mantenere alta la concentrazione, è fondamentale un’ottima condizione fisica che consenta la lucidità anche nelle partite più lunghe ed estenuanti, durante le quali crolla con il venir meno delle energie. La concentrazione è un’abilità mentale fondamentale, nello sport come nella vita. Personalmente, cerco sempre di concentrarmi sul giusto gesto tecnico, anche in allenamento (se lo fai durante l’allenamento, sarai abituarlo a farlo anche durante la competizione!), cercando di lasciare fuori dal campo ogni pensiero o distrazione esterna che potrebbe influire negativamente sulla mia prestazione. Ad oggi, lavorando in banca, non riesco ad allenarmi sui campi come una volta ma ritaglio, quasi tutti i giorni, un’ora e mezza di training in cui concilio tecnica e allenamento fisico, magari andando a correre prima di entrare al mattino in ufficio.

Francesco Lippi, classe 1970, nato a Perugia ma da sempre residente a Roma, si divide tra la sua professione di informatore medico-scientifico e la passione per lo sport, primo tra tutti lo squash che pratica dal 2006, ma anche il windsurf, lo snowboard, la vela, la subacquea, il calcio, il tennis e il padel. Francesco è tesserato e gioca per l’A.S.D. Squash Roma, ha raggiunto il best ranking nella classifica nazionale maschile con 1100 punti e si è classificato al secondo posto nei Campionati Regionali Assoluti Individuali maschili della stagione agonistica 2019/2020.

Francesco, quali sono i tuoi consigli nella scelta dell’attrezzatura più adeguata per praticare lo squash? Quali criteri adottare, ad esempio, nel valutare la racchetta e le scarpe più adatte?

Lo squash è uno sport molto intenso, nel quale forma fisica, agilità e velocità sono fondamentali. Per quanto riguarda la scelta della scarpa, ogni piccolo vantaggio può risultare determinante, dalla maggiore aderenza per essere più veloci in campo, al sostegno per i cambi di posizione più rapidi, alla calzabilità per garantire il massimo comfort per tutta la partita. Nella scelta della calzatura più adatta, bisogna indirizzarsi verso delle scarpe progettate per gli sport indoor, come ad esempio quelle da pallavolo o da pallamano, in quanto i modelli dedicati esclusivamente allo squash sono molto rari. Le prime sono solitamente più rigide e stabili, molto adatte ai salti. Le seconde sono più morbide, ma altrettanto contenitive per gli spostamenti laterali. Personalmente, avendo subito dieci anni fa la rottura del tendine d’Achille, prediligo scarpe da pallamano che garantiscono il massimo dell’ammortizzazione nei movimenti dinamici e veloci sul parquet.

In commercio esistono numerosi modelli di racchette che si differenziano principalmente per peso, bilanciamento e forma del piatto corde. Se è vero che una racchetta con testa pesante garantisce più potenza al colpo, è altrettanto vero che una headlight ne aumenta il controllo. Al tempo stesso, l’accordatura corretta eleva le prestazioni ed aumenta la giocabilità: una tensione bassa delle corde a 10 Kg, ad esempio, genera colpi molto potenti ‘effetto fionda’ ma difficili da controllare (per questo motivo, potrebbe risultare difficile per chi è alle prime armi), mentre una tensione alta a 12 Kg regala comfort di gioco e controllo, ma sarà necessario colpire la palla con una buona forza nel braccio-racchetta. Pertanto, più che consigliare una marca o un modello, mi sento vivamente di suggerire, soprattutto ai principianti, di testare le racchette dei più esperti nei propri circoli: in questo modo, potranno valutare la tipologia di racchetta più adatta alle proprie caratteristiche ed evitare acquisti inutili o costosi.

Luca Masini, classe 1968, è nato e vive a Pesaro e gioca a squash da trent’anni, da quando questa affascinante disciplina sportiva è arrivata in Italia. È un marito e padre felice, ama viaggiare e fare sport (non solo squash, ma anche surf e beach volley) ed è tesserato per l’A.S.D. Squash Club Pesaro. Luca si è classificato al terzo posto al Campionato Italiano Eccellenza Maschile nel 2018 e nel 2019 ed ha ottenuto il quinto posto durante i Campionati Europei Over 45. Inoltre, ha vinto due Coppe Italia a Squadre con la squadra Mondo Squash di Riccione.

Luca, cosa bere e mangiare prima, durante e dopo una sessione di squash?

Sono uno sportivo, continuerò a giocare a squash -sport che amo- per i prossimi trent’anni e sono molto attento all’alimentazione. Non faccio diete particolari, ma cerco di evitare dolci e alcolici. Prima di una sessione di allenamento o partita, bisognerebbe fare un carico di carboidrati mangiando, ad esempio, della pasta in bianco che richiede inoltre un tempo di digestione breve. Bere acqua, anche aiutandosi con bevande isotoniche con aggiunta di sali minerali naturali (assolutamente no a bevande stracariche di zuccheri!) mentre ci si allena, specie in condizioni di caldo e umidità elevate, è fondamentale: bisogna assicurarsi di restituire al più presto al nostro corpo tutte le energie che impiega e il modo migliore per farlo è mantenersi idratati. Importantissima l’assunzione di carboidrati, anche nelle due ore successive all’allenamento, perché permettono un veloce ripristino delle riserve di glicogeno muscolare, insieme alle proteine della carne, del pesce e delle verdure per ricostruire i muscoli danneggiati.

Personalmente, quando gioco e faccio tornei, utilizzo degli integratori Herbalife consigliati dal Coni. Prima di ogni sessione, assumo un frullato proteico ideato appositamente per gli sportivi, durante la partita integro con una bevanda energetica che agevola il mantenimento della performance di resistenza durante l’esercizio fisico prolungato e, dopo l’allenamento, utilizzo un prodotto dietetico ad elevato apporto di proteine, carboidrati e aminoacidi utili per il mantenimento della massa muscolare.

Marco Barsotti, classe 2001, vive a Firenze e gioca a squash da quando aveva 10 anni. È tesserato con l’A.S.D. Squash Firenze e si allena da 9 anni con Andrea Torricini, Campione Italiano Assoluto nel 2008. Fin dall’inizio della sua attività sportiva, ha partecipato a tornei agonistici in tutta Italia con discreti risultati. I più importanti sono arrivati nella stagione 2017/2018 nella quale ha vinto due Campionati Italiani in due categorie diverse: i Campionati Italiani di Prima Categoria a Riccione e i Campionati Italiani Giovanili Under 17 a Rende. L’anno successivo, Marco è stato chiamato dalla Nazionale per partecipare ai Campionati Europei Giovanili a Squadre che si sono svolti a Praga nel mese aprile 2019.

Marco, a chi ti ispiri nello squash? Chi sono i tuoi modelli di riferimento?

Fin da ragazzino, sono rimasto impressionato dallo stile di gioco di un giocatore egiziano chiamato Mohamed El Shorbagy. Nel suo gioco ho visto tantissime caratteristiche che reputo importanti per questo sport come la tenacia, la competitività, la pazienza e la costanza. In più, mi è sempre rimasto impresso uno dei suoi colpi più famosi, ovvero una smorzata da fondo campo fatta colpendo la palla in mezzo alle gambe. Un’altra persona a cui mi ispiro moltissimo è il mio allenatore Andrea Torricini, che mi ha sempre sostenuto: in questi anni ho cercato di prendere il meglio da lui.

Salvatore Speranza è nato e vive a Cosenza dove lavora presso il Ministero degli Interni. È tecnico federale, Consigliere Nazionale e Presidente della A.S.D. Squash Scorpion di Cosenza. In questi anni, il suo impegno a servizio dello squash nella città calabrese di Rende ha portato risultati stupefacenti a livello nazionale, ponendo la priorità sullo sviluppo di questa disciplina tra i giovanissimi. Tra le sue file, la Campionessa Italiana Cristina Tartarone, Riccardo Santagata, Federico Belvedere e Goffredo Sganga.

Salvatore, cosa pensi del futuro di questo sport?

Lo Squash è uno sport vero, appassionante, intenso e divertente: grazie a tutte queste caratteristiche, sono fiducioso che in tempi brevi tornerà ad essere in voga come lo è stato negli anni ’90. Sicuramente, dovranno essere i protagonisti a riportarlo in auge. La Federazione Italiana Giuoco Squash, nella quale rivesto la figura di Consigliere Nazionale in rappresentanza dei tecnici, sta mettendo delle solidi basi per il rilancio della nostra disciplina, partendo innanzitutto dal settore giovanile e da una nuova impiantistica. Come tecnico della A.S.D. Squash Scorpion, sto lavorando personalmente affinché i ragazzi della mia provincia conoscano e pratichino sempre più numerosi l’impianto di Rende. Abbiamo ripreso da poco i corsi, il post lockdown è duro ma non mi sono fatto scoraggiare. Dei più di 100 juniores tesserati, ne abbiamo già recuperati un buon 70% e, se la situazione sanitaria volgerà al meglio, riusciremo in pochi mesi a recuperare gli stessi numeri, cercando anzi di superarli. In questa nuova avventura, spero che giocatori, tecnici e dirigenti italiani si rimbocchino le maniche e mettano in pratica fatti concreti.
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E a tutti voi amatori, campioni e tecnici, buona caccia alla pallina!
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Riproduzione riservata ©
(copertina: credits North American Open 2011)
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Katia Sabato, beauty editor e fondatrice della webzine Kateonbeauty.com. Appassionata di bellezza salutare, Spa e paradisi del benessere, dopo 17 anni di esperienza nel business del mondo cosmo-profumato, si occupa dal 2012 di redazione di contenuti beauty sul web.

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