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9 Ott 20 – “Un reddito alle famiglie dei pescatori sequestrati a Bengasi”. E’ quanto propone la Confsal Pesca, il sindacato autonomo del settore ittico, dopo il sequestro dei 18 pescatori ordinato dal generale Haftar colpevoli, – a suo dire -, di aver sconfinato durante una operazione di pesca in presunte acque libiche che però la comunità internazionale non riconosce come tali.

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“Oltre all’angoscia per i propri cari, queste 18 famiglie devono fare fronte alle gravi difficoltà economiche che stanno incontrando a causa dello stop delle attività di pesca. Oggi le famiglie dei 18 pescatori in ostaggio in Libia da 37 giorni – afferma il segretario generale Confsal Pesca Bruno Mariani –  stanno occupando la sede del municipio di Mazara del Vallo, cittadina da cui sono partiti i marittimi oggi in carcere, ma oltre a solidarizzare con l’iniziativa come nelle scorse settimane con gli appelli al ministro Di Maio ed al premier Conte per ‘fare di più’, chiediamo coscientemente che il governo si sostituisca a quei padri, a quei figli, a quei mariti ed a tutti quei lavoratori che partiti e non tornati dalle acque di pesca non per loro colpa, hanno lasciato le famiglie senza un reddito di sostentamento”.

“Per chiudere bene e prima possibile questo incidente più che diplomatico, occorre mantenere viva l’attenzione di Istituzioni ed opinione pubblica sul caso, ma ci preme non far dimenticare anche le necessità di quelle famiglie oggi nemmeno monoreddito. L’Esecutivo dimostri anche  con una indennità simbolica, sensibilità e vicinanza ai parenti gravemente coinvolti, dimostri di essere Stato”, conclude la Confsal Pesca.

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