Dichiarazioni del Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori Sud di Confindustria e Commissario di Confindustria Brindisi, Gabriele Menotti Lippolis, in apertura della seconda giornata del Convegno dei Giovani Imprenditori

“Il Mezzogiorno  deve tornare ad essere una priorità nelle scelte strategiche della Politica – afferma Lippolis – in un disegno integrato di sviluppo dell’intero Paese. Nel nostro Sud la dotazione di infrastrutture è più bassa sia per quantità sia per qualità. Oggi rischiamo, e rischieremo ancora di più visto che anche altri Paesi amici ma con economie concorrenti potranno attingere alle risorse del Recovery Plan, di essere sempre meno in grado di competere a livello europeo e globale. E’ fondamentale che il Sud venga messo in condizione di fare la sua parte nel rilancio economico del nostro Paese. Simulazioni della Banca d’Italia hanno dimostrato che un incremento degli investimenti pubblici al Sud pari all’1% del suo Pil determinerebbero un aumento dello 0,3% del Pil del Centro-Nord. Il Recovery Plan è un’occasione storica per il Paese e per il Nostro Sud. Un’occasione che non possiamo sprecare. Serve mettere in campo interventi strutturali e su quelli concentrare le risorse. Le Istituzioni europee hanno saputo dare una risposta senza precedenti alla crisi. Ora tocca a Noi. Il Recovery Fund ha tre aree di intervento principali e su quelle deve essere il focus. Primo: l’amministrazione pubblica ha bisogno di innovazione e competenze nuove. Per ripartire la prima grande riforma da fare è creare un’amministrazione pubblica e una giustizia amiche dell’Italia che lavora e che produce e non zavorra. Una grande rivoluzione culturale della macchina dello Stato. Secondo: va ripensato il Paese rendendolo proiettato al futuro e non ancorato al passato con infrastrutture fisiche e digitali. Terzo: servono un grande piano per la valorizzazione e la tutela dell’ambiente e del nostro patrimonio naturale e artistico.”

“Un altro aspetto che mi preme evidenziare – prosegue Lippolis – riguarda le lungaggini della burocrazia. Come Confindustria e come giovani imprenditori non abbiamo mai chiesto sussidi diretti alle imprese. Non è questo che vogliamo. Quello che chiediamo è semplicemente servizi e velocità nel poter fare un investimento. Quando una nuova impresa che nasce sul territorio o che arriva da fuori (dal centro, dal nord o da altri Paesi) vuole investire, piccola, media o grande che sia, ha bisogno di tempi certi e veloci: i ritardi sono costi non previsti, variabili che incidono negativamente per la pianificazione a cui gli imprenditori fanno riferimento ogni giorno. E’ evidente che, stando così le cose, quegli stessi investitori potrebbero decidere di andare ad investire altrove, su altri territori. Ed è qui che entra in gioco la Pubblica amministrazione. Quello che chiediamo da tempo è di snellire la burocrazia, di alleggerire i tempi, di arrivare a fare una vera e propria rivoluzione culturale anche su questo aspetto. La pubblica amministrazione deve essere vicina ai cittadini ed alle imprese e non, invece, rappresentare un ostacolo per le imprese e per i servizi che si offrono ai cittadini. Ritengo che questo sia di vitale importanza, soprattutto in questo momento di crisi economica: se fossi il Presidente del Consiglio, il ministro della Semplificazione ed il ministro della Pubblica Amministrazione userei la pandemia come chiavistello, per entrare, scardinare la burocrazia ed azzerarla e permettere agevolazioni al territorio”.

Viviamo nell’era dell’incertezza. Un’incertezza che può causare una caduta prolungata della domanda. Un’incertezza che rende difficile e spesso paralizzante la vita di tante imprese e di tanti nostri collaboratori. Non c’è resilienza, non ci sono slogan “andrà tutto bene” che potranno far andar bene le cose. Tocca a tutti noi essere resilienti. Tocca a tutti noi far “andar bene le cose”. Servono visione e ogni strumento utile a tenere viva e rilanciare la domanda per non rischiare di lasciare indietro interi pezzi di società. Ci vogliono impegno, pianificazione e capacità di ripensare i modelli di business, di lavoro e di vita sociale. C’è bisogno di un impegno collettivo che si deve fondare su un nuovo patto sociale. Un patto di lealtà verso noi stessi, le nostre comunità e il nostro Paese. Un Patto che non ammette negazionisti. Un Patto che al contempo non ammette una politica che ha un approccio paternalista. In un contesto del genere chi fa impresa chiede al Governo di essere protagonista di questo Patto Sociale non solo con lealtà e onestà intellettuale, ma anche con grande pianificazione e grande attenzione alle conseguenze di ogni scelta che sarà messa in campo.

Per noi che facciamo impresa saper pianificare e avere una visione complessiva delle sfide e dei problemi è la precondizione per il nostro agire. Vorremmo che anche per la politica fosse così. Una pianificazione che forse non è stata così dettagliata se oggi rischiamo, secondo il consigliere del Ministro Speranza Ricciardi, una seconda ondata peggiore della prima. Sento parlare con leggerezza di nuovi lockdown dell’intero Paese e di regioni. Scongiuriamoli in ogni modo con l’impegno di tutti. Nei luoghi di lavoro, dove vengono adottate tutte le precauzioni, siamo più sicuri che in altri. Si eviti in ogni modo il blocco delle fabbriche e delle filiere produttive che sono strettamente interconnesse tra loro. I danni sarebbero incalcolabili e ingiustificabili anche perché oggi non ci troviamo di fronte a un nemico sconosciuto”.

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