L’idiotismo genetico, ma anche quello riveniente da chi, non avendo nulla da fare, spreca la vita sempre criticando senza suggerire qualcosa di costruttivo (soprattutto in politica ed oggi anche in chiave sanitaria) ha coniato la nota frase secondo cui la madre dell’imbecille è sempre incinta. Ciò che preoccupa è che, il più delle volte,  a criticare sono le persone di un certo standing culturale mentre le altre, vuoi  anche perché le loro  scarse risorse culturali non glielo permettono,  sono costrette ad altri…sport che spesso si traducono in fesserie sui social, disordini e violenza (i recenti fatti di Napoli, ed ieri di Roma docent !).   Per questi ultimi, la parola va alle Forze dell’Ordine, tenendo conto però che, a questa gente, anche le punizioni non servono, anzi alimentano vendetta da parte loro.

Oggi, leggendo il Gazzettino, vedo gli interventi di tre  “luminari” della scienza sanitaria e di un governatore di regione che, si scontrano praticamente fra loro in chiave scientifica o, quanto meno, dicono le cose con sfumature diverse:

il prof. Andrea Crisanti  dice testualmente “siamo come agli inizi di marzo quando c’era il lockdown”;

il prof. Matteo Bassetti, in qualche modo, da un po’ di spazio all’ottimismo;

il governatore Luca Zaia : la curva cresce meno che a marzo;

il prof.  Giorgio Palù : i tamponi servono a poco

Con tutto il rispetto per queste persone, alle quali va tutta la mia considerazione anche perché non saprei a chi altro dare ascolto, vorrei sentir dire da loro che fino ad oggi  siamo allo statu quo ante con riferimento al coronavirus e che le loro affermazioni hanno pertanto il peso e valenza di quelle di noi sprovveduti con la sola differenza che, in campo sanitario ci si esprime in maniera diversa, meno abbordabile, rispetto alla professione  di un direttore di banca, di un calzolaio, di ingegnere edile, di commesso, abituati ad esprimersi  ovviamente con linguaggio correlato alla specifica professione. E quando non si capisce il linguaggio medico, si è tentati di pensare al peggio.

Tutto ciò finisce per deviare la pubblica opinione tanto da non annettere più fiducia alla classe medica che, in questo momento (ma questo è un mio pensiero del tutto gratuito) è più frastornata dei suoi pazienti per una serie di motivazioni giustificabilissime che trovo superfluo ripetere: alla prof. Ilaria Capua, persona che mi è antipatica anche per il suo modo di porsi, più da attrice che da scienziata,  devo tuttavia riconoscere il senso di una sua riflessione secondo la quale esiste un tipo di patologia che si chiama “epidemic fatigue”, non sottacendo però che se questo aspetto la Capua intende riferirlo alla popolazione, essa sbaglia di grosso in quanto io lo riverserei invece pari pari  alla classe medica che, sino a questo momento, sta sperando che il virus si….esaurisca da solo, come peraltro lo sto pensando pure io.  Il vaccino ?   Bah…forse sarà quello tradizionale di sempre con  qualche aggiunta, ma io non sono medico per dirlo e, quindi non sono qualificato a farlo.

Purtroppo, ritornando al titolo, non sarei poi del tutto d’accordo nell’affermare che gli Italiani siano stati bravi nell’osservare le regole anti-virus  a meno che dicendolo non si  voglia filosofare attraverso la teoria del mettere…la carota davanti al bastone. Di certo, e di questo ne sono sicurissimo, oggi il virus avrebbe meno carica se tutti avessimo osservato le prescrizioni e la classe medica non si fosse trovata nella grande confusione iniziale, anche scientifica, che ha determinato migliaia di decessi.

Quanto agli idioti, purtroppo, essi sono sempre esistiti ed i  “social”   oggi favoriscono le loro performances, tanto da annettere poche speranze sul fatto che le madri di questi diventino improvvisamente sterili…

Arnaldo De Porti

Belluno-Feltre

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