In questa apparente antinomia si racchiude l’attuale dramma politico italiano.

 Stiamo precipitando di nuovo in un catastrofico lockdown, per l’insipienza che governo e talune istituzioni territoriali hanno mostrato nella scorsa estate,che doveva essere dedicata, senza perdere un minuto del prezioso tempo, alla predisposizione ed al potenziamento delle strutture sanitarie,della medicina di prossimità,dei presidi efficienti

per effettuazione dei tracciamenti e dei tamponi su larga scala e dell’adeguamento della rete dei trasporti, soprattutto urbani, dove era chiaro che, alla cessazione del primo lockdown, si sarebbe scaricato tutto il peso della mobilità cittadina, aggravata dalla ripresa,senza scaglionamenti di orari e in pieno regime,delle scuole.

 Un lasso di tempo, da maggio in poi,che seppur non eccessivo, avrebbe dato la possibilità, in un’azione sinergica Stato- Regioni e Comuni, con le attuali procedure semplificate, di poter mettere in atto misure di rafforzamento delle criticità che studi e tavoli di monitoraggio, appositi, avevano evidenziato.

 Tutto questo non c’è stato!

 O non c’è stato nella misura appropriata.

 Mentre è sembrato più un farsi guidare da pressappochismo e faciloneria, sbandierando, nell’idea dei banchi con le rotelle e nell’introduzione massiccia di impattanti  monopattini (disseminati indiscriminatamente sui marciapiedi e per le strade) i mezzi con cui alleggerire traffico e favorire il distanziamento a scuola, mantenendo il livello di capienza dei trasporti al limite massimo dell’80%.

 Una scelta irrazionale e insidiosa.

 Come ci ha mostrato ampiamente la quotidianità di questi mesi, attraverso le tante immagini delle realtà dei trasporti cittadini, ove abbiamo visto, metropolitane e mezzi pubblici stracolmi, negli orari di punta, con buona pace del tanto decantato distanziamento.

 Un effetto che ovviamente non poteva non apparire prevedibile perché, per quanto ci fosse stata una riduzione di spostamenti dovuti alla percentuale di lavoratori assegnati allo Smart working, il volume dei dislocamenti, soprattutto nelle grandi città, di studenti,impiegati e lavoratori dei tanti settori privati, non poteva essere contenuto e non sforare inevitabilmente i limiti del distanziamento, senza un massiccio potenziamento dei mezzi e delle corse, sia per le tratte di superficie che per le metro.

 A giudizio di tanti osservatori era lì che si doveva agire, tempestivamente.

 Soprattutto perché in quelle condizioni di affollamento nelle ore di maggior picco, per recarsi o tornare dal lavoro o da scuola, si sarebbero create le condizioni di maggiore accelerazione del virus, dopo che l’improvvida apertura delle discoteche e le tante movide con poche cautele, avevano creato l’ambiente più favorevole alla diffusione del contagio, soprattutto tra i giovani.

Ora tra un ennesimo dpcm e l’altro, l’opinione pubblica si comincia seriamente ad interrogare sul perché di tanta inerzia come a cercarne, tra governo, regioni e comuni,di tutto questo, un colpevole.

 Mentre la preoccupazione e l’angoscia attanaglia tante famiglie e tanti lavoratori, imprenditori e commercianti che, appena lievemente risollevati da una pur timida ripresa delle loro attività, si ritrovano ripiombati in un vortice di misure irragionevoli e poco coerenti che può dare il colpo di grazia, soprattutto, a gran parte delle piccole e medie imprese, al commercio e all’artigianato, oltre a portare ad una temibile debacle del sistema sanitario, che ancora sconta le inefficienze di una macchina burocratica che non pare essere al massimo dell’efficienza, come nel caso dei respiratori che il commissario ha messo a disposizione, ma inutilizzati, perché contemporaneamente non sono stati reclutati nuovi operatori sanitari per farli funzionare.

 Senza poi tener conto che già tanti cittadini stanno pagando questa seconda ondata con la sospensione delle cure e delle visite periodiche per la maggior parte delle altre malattie, con grido d’allarme di tanti medici che, appunto, segnalano l’impossibilità di occuparsi delle altre patologie, gravi e meno gravi, sacrificate, dalla linea dura che sta focalizzando, di nuovo, tutta la gran parte delle strutture ospedaliere alla cura di malati covid.

 Ieri l’immunologa Viola ha postato, ripreso dai giornali,un suo decalogo delle cose da fare in questa situazione.

 In questo personale tentativo di offrire un suo pregiato contributo alla individuazione delle misure più adatte, non ha mancato di lamentarsi del fatto che non intravede quei criteri essenziali che devono guidare la predisposizione delle misure per fronteggiare la diffusione del virus.

 “Serve un approccio razionale, Le misure vanno prese sulla base dei dati”.

 E tra le varie indicazioni soprattutto “..far arrivare i test rapidi in ospedali, Rsa, scuole, fabbriche. Assumere personale per il tracciamento. Aumentare posti letto in ospedale e assumere personale sanitario (questo è l’unico punto che in realtà non è fattibile in poche settimane)”.

 Qualche giorno prima vi era stata la presa di posizione del prof. Palu’ insigne virologo, che, in un’intervista al Corriere della sera, ha sostenuto che” sarebbe un suicidio per la nostra economia; come scienziato perché penalizzerebbe l’educazione dei giovani che sono il nostro futuro è come medico perché vorrebbe dire che malati, affetti da altre patologie, specialmente tumori, non avrebbero accesso alle cure”.

 Insomma assistiamo sempre più ad un rincorrersi di dichiarazioni di esperti e scienziati, che mostrano come la scienza si stia dividendo, anche aspramente al punto che le diverse scuole di pensiero, giudicano,ora palesemente eccessive, ora deboli, come invece sostiene il prof. Ricciardi,e scarsamente efficaci le misure adottate.

 È in questo scenario, in cui anche la linea del governo mostra visibili ondeggiamenti e sempre minore capacità di compromesso efficace tra le diverse posizioni, collaterali alle tendenze scientifiche citate, appare inevitabile la formazione di un “ shadow cabinet” un governo ombra, nello stile del parlamento del Regno Unito.

 Peraltro non sarebbe una prima volta.

 Ricordiamo l’effimero governo ombra di Veltroni, dopo la formazione del IV governo Berlusconi.

 Struttura, ovviamente senza valenza giuridico-istituzionale( oltre alle normali tutele che una forza di opposizione può pretendere, secondo i regolamenti parlamentari)ma solo politica, che favorirebbe la concentrazione delle forze di opposizione in una coalizione rappresentativa di un diverso ed alternativo progetto politico, con cui contrastare quotidianamente l’azione dell’esecutivo.

 Proprio per evitare che,stante le non identiche posizioni in tanti aspetti di questa cruciale fase governativa, a cominciare dal Mes (propiziato da Berlusconi e non da Lega e FdI) dal diverso atteggiamento nei confronti del ruolo e delle politiche dell’Unione europea, invece di disperdersi in iniziative autonome e solo talvolta congiunte, si offra una visione organica con cui presentare una credibile proposta di futuro governo

 Insomma uno “shadow cabinet” consentirebbe di predisporre un programma comune sulle realtà socio economiche e sanitarie che stanno impegnando le politiche in questa fase di pesante congiuntura globale, a tutto campo, con il vantaggio non solo di poter contrastare punto per punto, con dati e soluzioni concrete l’azione di ciascun ministero e dell’intero governo, ma anche per l’occasione di affidare al paese un diverso e alternativo progetto politico per affrontare la lunga e impegnativa stagione di ricostruzione del suo tessuto economico sociale e civile ed offrirsi come credibile mediazione di istanze che paurosamente si stanno incanalando su derive di incontrollabile ribellismo sociale.

 Oltre ad evitare alle forze di opposizione la sconveniente percezione, in un momento così difficile, di parlare a più voci, rendendo il contesto ancora più incomprensibile.

 Non certo il miglior modo per rendere incisivo ed efficace questo delicatissimo ruolo, che è anche presidio di alternative politiche serie e credibili in un’Italia piegata da questa disastrosa e persistente calamita’ epidemiologica dagli effetti economici devastanti, esposta al dominio di una maggioranza eterogenea e antitetica negli ideali e nei valori, unita dal solo fine di non far governare forze politiche che nel paese risultano essere maggioritarie.

 E nemmeno la tanto auspicata collaborazione, invocata dal Capo dello Stato, sembra essere uno dei primi pensieri del premier, neanche nei momenti più difficili del suo incedere(Dpcm e provvedimenti vari), limitandosi a semplici telefonate di cortesia, come lamentate nelle dichiarazioni dei leader dell’opposizione o ad incontri volti solo a comunicare anticipatamente i provvedimenti da emanare.

 Mentre sarebbe anche un modo per rendere visibile all’opinione pubblica la praticabilità di diversi e più efficaci proposte in alternativa a quelle dell’esecutivo.

 Tenendo conto anche del fatto che una buona parte del territorio delle regioni appare sempre meno in sintonia con l’approccio progettuale del governo nelle misure da approntare nella lotta contro il covid-19.

 Insomma si fa fatica a comprendere come mai le forze di opposizione, non vedano la necessità di adottarne forma ed espressione e di strutturarsi organicamente secondo lo schema tipico dei governi ombra, di fattura anglosassone, identificandosi in una funzione speculare che abbia la consapevolezza di opporsi come alternativa di governo, con un proprio programma da contrapporre all’azione dell’esecutivo ed in una visione prospettica, a breve e lungo termine, invece che andare in ordine sparso?

 27.10.2020

Luigi Rapisarda

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