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EDITORIALE

In un recente articolo dedicato alla matematica e alla sua necessità nella vita quotidiana, se ne parla come di uno strumento capace di rivelare connessioni tra ambiti molto diversi della nostra esistenza e di interpretare la complessità del mondo.

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Se ci pensiamo, anche l’arte è capace, come la matematica, di rendere comprensibili misteri come l’irrazionalità dei sentimenti, le contraddizioni della storia, le ingiustizie sociali. Come le proiezioni matematiche sono in grado di “prevedere il futuro” così anche l’arte, testimone della continua lotta dell’uomo con il suo destino, intrisa di politica, economia, temi sociali, ecologia, anche se non può darci risposte scientifiche ci offre una comprensione “visionaria” della vita.

Dovremmo smettere, come facciamo con la matematica, di dire “io l’arte contemporanea non l’ho mai capita”, e convincerci che, come sarebbe fondamentale per ognuno conoscere le basi della matematica, sarebbe utile per tutti conoscere i rudimenti dell’arte.

Perché l’arte, come la matematica, può “prevedere il futuro”.

In questa trentunesima edizione di TELESCOPE, la nostra newsletter settimanale dedicata agli eventi culturali di cui siamo portavoce, nella sezione RACCONTI troviamo Micol De Pas, giornalista culturale e scrittrice, ci racconta Lo Zoo di Enzo, ultima opera realizzata da Nanda Vigo in omaggio e Enzo Mari per la grande mostra alla Triennale di Milano; Valentina Muzi, firma di Artribune e Art a part of cult(ure), intervista Quayola a partire dalla sua personale Ultima perfezione alla Fondazione Modena Arti Visive; Luca Melchionna, giornalista ed esperto di comunicazione museale, ci offre una riflessione “etimologica” sul maestro giapponese Shōzō Shimamoto, la cui mostra è in corso da Cardi Gallery Milano.

Nella parte dedicata ai VIDEO troviamo il video completo di The Sky in a Room di Ragner Kjartansson, performance prodotta dalla Fondazione Nicola Trussardi a cura di Massimiliano Gioni e le clip delle opere di Basir Mahmood e Janis Rafa, parte del progetto MASCARILLA 19 – Codes of Domestic Violence, a cura di Leonardo Bigazzi, Alessandro Rabottini e Paola Ugolini, in visione dal 10 al 22 novembre 2020 in streaming nell’ambito del Festival LO SCHERMO DELL’ARTE.

La sezione EXTRA segnala Il mio labirinto, progetto digitale per bambini della Fondazione Arnaldo Pomodoro, realizzato in collaborazione con WAAM Walk Alternative Art Milan; l’inaugurazione digitale della mostra WILLI THE CAT, appuntamento di Fondazione Live presso la Fondazione Antonio Dalle Nogare di Bolzano; e il progetto Opere al telefono, che la Fondazione Palazzo Magnani dedica alla mostra True Fictions. Fotografia visionaria dagli anni ‘70 ad oggi.

Vi ricordiamo che l’archivio di tutte le edizioni di TELESCOPE è disponibile su www.larafacco.com

Buona lettura!

Lo staff di Lara Facco P&C

#TeamLara

Lara Facco

Francesca Battello, Camilla Capponi, Barbara Garatti, Marta Pedroli,

Claudia Santrolli, Denise Solenghi

con la collaborazione di Annalisa Inzana

domenica 8 novembre 2020

RACCONTI

Nanda e lo Zoo di Enzo, di Micol De Pas

Manca il coniglio. Forse era rimasto nel cappello di quel prestidigitatore chiamato Enzo Mari, capace di convivenze bibliche tra tutti gli animali del pianeta in un’unica tavoletta di legno. Ma il coniglio non c’era, non rientrava in quei 16 animali del gioco didattico che Danese continua a produrre. Creatura magica, amica di Alice in quel Paese delle Meraviglie che l’ha accolta in un sogno psichedelico con il reale, ma anche di maghi e di inganni, sempre pronta com’è a sparire e riapparire a sorpresa. Essere immaginifico, come lo sono tante opere di Mari, narratore del segno grafico di un’oca bianca o di una mela rossa. Ma ancora più presente nell’immaginario luminescente di Nanda Vigo, regina della luce e della smaterializzazione di materiali pesanti come il vetro e il ferro.

Manca il coniglio anche nel lavoro di Nanda Vigo, che ha realizzato Lo Zoo di Enzo, una versione al neon di grandi dimensioni di quel gioco in legno e che ora introduce alla mostra a lui dedicata, illuminando gli ampi volumi della Triennale di Milano. Ma lei non si è fatta sfuggire la mancanza: ha pensato al coniglio per creare la zona bambini dell’esposizione. E come un coniglio si è intrufolata nel pensiero di un designer rigoroso quanto creativo, essenziale quanto ironico. No, non certo un bonaccione: era famoso per il suo caratteraccio.

L’ho incontrato una volta a casa sua per un’intervista. Mi colpì la vista dalle sue finestre: appena sopra l’intrico di cavi elettrici che consentono ai tram di muoversi sulle rotaie di una bella piazza milanese. Beh, gli somigliava in qualche modo: la complessità di un funzionamento essenziale. Come quell’uomo, dalle apparenze burbere ma capace tanto di delicatezza quanto di entusiasmi romantici. Somigliante anche, quell’intrico, alla sua ricerca concettuale, volta a eliminare il superfluo. Che rispunta, però, come un coniglio, alla prima piega del pensiero razionale. Quella piega si chiama ironia, la stessa di Nanda Vigo, che di conigli e acrobazie filosofiche viveva. Erano il suo linguaggio espressivo, capace di unire in un lampo il materiale e l’immaginario.

Molti l’hanno definita un personaggio rinascimentale, a cavallo tra tante forme espressive diverse. Ma non occorre scomodare categorie storiche: Nanda Vigo è Nanda Vigo. E l’arte il suo stile di vita. Senza confini, senza etichette, in perfetto dialogo con se stessa e l’Universale. Forse era questo l’equilibrio che la legava a Mari e a sua moglie Lea Vergine, sostenitrice di un superfluo essenziale alla vita umana, ovvero l’arte secondo lei. I cavi del tram si intersecano per consentire manovre e viaggi a linee diverse, ma uniti da un unico obiettivo: funzionare. Ecco, il trio amicale funzionava bene, guidato dalla stessa elettricità. Che Vigo ha usato in tutti i suoi lavori, insieme al colore e alla rifrazione, per raccontare l’uomo, nel suo gioco intellettuale di prendere spazio nel mondo con consapevolezza.

Ecco, l’ingresso alla mostra Enzo Mari curated by Hans Ulrich Obrist with Francesca Giacomelli e ospitata nel ventre della Triennale di Milano è un buon punto di partenza per cercare quell’elettricità. Ma anche la porta che conduce nel mondo di Vigo, da rintracciare nella mostra della sua collezione personale al centro culturale San Fedele (Nanda Vigo – Private Collection, visitabile sabato e domenica, appena sarà possibile tornare nei musei) e ancor di più nel suo meraviglioso archivio. Un’eredità bellissima, ora che sono mancati tutti e tre. Per dare voce all’unicità di ognuno. Per trovare il coniglio.

Crediti immagini: Nanda Vigo, Lo zoo di Enzo, 2020 / © Triennale Milano / foto Gianluca Di Ioia // Nanda Vigo, courtesy Archivio Nanda Vigo // Enzo Mari, 16 animali, 1957 / gioco didattico a incastro prodotto da Danese Milano in legno nel 1959 e successivamente in poliuretano / 36 x 27 x 5,5 cm / Collezione privata / Foto Federico Villa // Installation view / Nanda Vigo e Dan Vo / © Triennale Milano / foto Gianluca Di Ioia

 

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