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Recentemente il Ministero di Franceschini, oltre a rigettarne la natura di atti punitivi, ha asserito l’inanità culturale di rivendicazioni “massive” e “simultanee” di opere d’arte italiane trafugate ed esposte in musei esteri. Ciò nonostante, è inaccettabile che l’Italia non chieda al Getty Museum di Los Angeles la restituzione del pannello ceretano dipinto con immagine di agonoteta (cioè allenatore/arbitro) spettante alla stessa scena agonale del lanciatore del disco sequestrato dai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale nel 2014 al porto franco di Ginevra con i resti di almeno altri 400 esemplari. Detto pannello era arrivato al Getty nel 1996 ufficialmente grazie ad una donazione, provenendo dalla collezione Fleischman ma acquistato nel 1990 presso l’antiquario londinese Robin Symes, nome ben noto sul mercato illegale dell’arte. Occorre interrogarsi anche sugli analoghi pannelli ceretani pervenuti al Getty come dono di Leon Levy nel 1983 senza citazioni relative a provenienze precedenti, posto che il nome del donatore è anch’esso ben conosciuto, perché la sua collezione è stata arricchita negli anni da reperti importantissimi di origine dubbia o illecita. Le collezioni Fleischman e Levy-White si sono in effetti rivelate esemplari di un sistema molto ben congegnato che consentiva ai grandi trafficanti di disfarsi dei loro capolavori vendendoli a privati danarosi e desiderosi di accrescere il proprio prestigio sociale, gli stessi neo-collezionisti ai quali era garantito un vantaggiosissimo sconto fiscale quando, dopo qualche anno, cedevano ad un museo famoso, in vendita o in donazione (fittizia o meno), reperti per i quali detti Istituti potevano, a quel punto, esibire una “provenance” spendibile per sostenere la tesi difensiva dell’acquisto in buona fede in caso di rivendicazioni da parte di qualche paese europeo. È impensabile, dunque, che l’Italia non chieda indietro queste importanti testimonianze di pittura etrusca trafugate da Cerveteri tanto quanto è inaccettabile che il Getty non assuma spontaneamente l’iniziativa di restituirle, come invece ha fatto la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen nel 2016. Ho chiesto, perciò, al Ministro “se non creda opportuno sollecitare la diplomazia culturale italiana a chiedere al Getty Museum la restituzione della lastra dipinta con agonoteta; se non ritenga di rivedere la strategia delle collaborazioni con i musei statunitensi che, ben oltre lo spartiacque del 1983 (anno della ratifica della convenzione UNESCO del 1970 da parte degli Stati Uniti), hanno continuato ad acquistare o accettare in dono (fittizio) da privati pezzi archeologici e oggetti d’arte frutto di illecita esportazione, considerato che detto contegno rende improponibile ottemperare alle previsioni del Memorandum d’intesa Italia – USA, (emendato ed ampliato nel 2006, 2011, 2016 e da ultimo il 29.10.2020) che, mentre impone restrizioni al trasferimento dall’Italia negli USA di materiale archeologico di epoca pre-classica, greca e romano-imperiale privo di certificato di esportazione, impegna il nostro Paese a facilitare oltremodo prestiti e scambi.” Ho chiesto, in fine, “se non ritenga inoltre di adoperarsi presso il Governo statunitense per raggiungere l’obiettivo minimo dell’inversione dell’onere della prova, oggi a carico di chi reclama l’oggetto presuntivamente trafugato invece che dell’acquirente, anche quando quest’ultimo, come nel caso del pannello fittile dipinto oggi al Getty Museum, non sia in grado di esibire alcun documento attestante la liceità dell’uscita dal territorio italiano.”

Margherita Corrado (M5S Senato – Commissione Cultura)

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