farebbe bene a non terrorizzare la popolazione dal suo scranno pubblico, sicuro, comodo e retribuito.

«C’è stato un clamoroso fallimento, e di questo ne dovremo prendere atto per il futuro, della medicina territoriale. Ammettiamolo e riconosciamo questo aspetto», ha dichiarato  tempo fa Massimo Galli, direttore dell’Istituto di Scienze Biomediche all’ospedale Sacco di Milano.

Che questo sia vero può e deve essere ammesso, ma c’è anche da chiedersi perché egli non lo abbia detto prima nell’interesse dei pazienti, atteso che il servizio sanitario pubblico lombardo, in termini percentuali, pare sia pari, o poco di più, rispetto a quello privato.  Qui, la politica non c’entra, anche se si vuol incolpare quest’ultima, perché se  fosse davvero  così, ne andrebbe di mezzo anche la reputazione deontologica di chi occupa certi posti, a meno che detti occupanti valgano poco e pertanto non vengano ascoltati.  So per esperienza di vita che è comodo parlare avendo le spalle coperte, ma quando c’è di mezzo la vita di un nostro fratello,  si deve combattere come al fronte a difesa di chi soffre e non ha voce in capitolo. Le vere cause per cui la sanità privata ha quasi eguagliato percentualmente quella pubblica, sta a significare che il pubblico, salvo qualche eccezione, faceva acqua da tutte le parti, quanto a qualità e tempistica, inducendo l’utenza a deviare appunto presso le strutture private !  E qui, il Covid c’entra come i cavoli a merenda !!!  Semmai quest’ultimo ha ulteriormente aggravato la situazione. Inoltre, ci sarebbe da chiedere al Prof. Galli perché si è beato sino ad oggi delle dicerie secondo le quali la sanità lombarda era agli apici del prestigio, distinguendosi  per questo non solo nel nostro Paese.

Nel mio piccolo, in un contesto professionale diverso  seppur  macroscopico rispetto al “Sacco”,  certamente non mi sono mai comportato come gli esponenti primari della sanità lombarda, preferendo spendermi, con l’aiuto del Padreterno,  a favore dell’utenza anche a danno della mia carriera…

Quindi, Chiarissimo Dottor Galli, non me ne abbia se, anche al di là dell’antipatia che ho nei suoi confronti nella sua veste di “terrorista mediatico”  (così si etichetta chi turba come lei la pubblica opinione), farebbe bene ad apparire meno in televisione, come del resto mi pare abbia promesso più di una volta, spendendo le sue energie residuali per cambiare la sanità pubblica, cosa che un semplice infermiere, non avendo forza istituzionale come lei, non può fare pena il licenziamento. Questo andrebbe detto anche alla dott.ssa Ilaria  Capua, espatriata negli Stati Uniti…in aggiunta a diversi altri esponenti della medicina che non si sono ancora accorti che noi giornalisti li invitiamo per fare “share” televisivo.

La sanità non è stata rovinata da chi ora scrive, ma sicuramente da coloro che, dopo tanti silenzi,  si sono messi a fare critica soltanto ora nelle varie televisioni, facendo un terrorismo mediatico capace di trasformare le malattie psicosomatiche, sfociate dai loro sindacabili interventi, in vere  e proprie malattie organiche,  su cui il Covid trova terreno fertile per espandersi e sviluppare interessi economici per tante aziende farmaceutiche..

Arnaldo De Porti

(Belluno-Feltre)

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