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Anzitutto mi piacerebbe che qualcuno mi dicesse, fuori dai denti, che ho scritto una qualche cazzata (mi si perdoni il sostantivo che non è nel mio vocabolario) magari anche in uno solo dei miei numerosi articoli scritti sulla pandemia, apparsi anche su questo giornale, elaborati non certo in veste di uomo della sanità, ma semplicemente da modesto giornalista, talvolta criticato anche da alcuni medici amici i quali ora sembrano aver perduto la favella…

Lo spunto per scrivere queste poche righe me lo ha offerto ieri sera don Antonio Mazzi, 91 anni presbitero, educatore, lucido e determinato come pochissimi alla sua età,  il quale,  in una  emittente veneta (Telechiara ?) ha detto, senza alcun tentennamento dialettico nelle affermazioni invero piuttosto pungenti e fors’anche irritanti per la Chiesa di… ieri, di essersi accorto di dover incominciare il suo iter di educatore tutto daccapo in quanto il mondo, specie quello giovane, non vuol più sentir parlare di inferni e paradisi, specie attraverso prediche ed omelie supportate da terminologie greco-latine, realtà questa che invece di educare costituisce un deterrente all’ascolto. Dette queste cose da un prete di oltre 90 anni,  secondo me (che di anni ne ho soltanto cinque di meno), si deve far posto ad una riflessione, tra l’altro, non all’acqua di rose…

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Nei mie articoli succitati, da qualche anno mi sforzo di dire che, se vuoi anche in maniera troppo decisa senza escludere peraltro tout court  quello che c’è ancora di buono, sarebbe necessario mettere quasi tutto in discussione se si vuol affrontare e vivere  in questa nuova era nella quale siamo già entrati senza conoscerne l’alfabeto esistenziale. Spesso, con il pretesto della pandemia in atto, ho sparato a zero nei confronti della scienza medica, la quale, fino ad oggi ha creduto di poter fronteggiare persino il cancro illudendo falsamente la povera gente, e ciò in quanto il tumore è una patologia  correlata a sistemi di vita e quindi in continuo divenire (allora spiegai meno succintamente di adesso  anche il perché).  Continuo anche a dire che, a mio avviso, i valori che ci indicano “normali” quando facciamo gli esami del sangue, potrebbero essere invece sballati in quanto, come per il cancro, essi potrebbero essere cambiati di molto rispetto a mezzo secolo fa, quando i comportamenti  sociali e l’alimentazione erano fortemente diversi rispetto ad oggi.  Al contrario,  ci si giustifica dicendo che i valori sono stabiliti  dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, e quindi tutti dietro…come fanti.  Secondo me, l’O.M.S., attraverso i soloni italiani della scienza, quindi parlo solo per il nostro Paese Italia, non hanno ancora capito che i morti che ieri ci hanno posizionato al primo posto in tutta Europa (993, mentre Francia e Germania circa la metà  479 e 324, ed Austria 92…)  dipendono dai seguenti fattori,  almeno in altissima percentuale. Eccoli :  sistema sanitario, organizzazione, improvvisazione, concentrazione, approccio col malato Covid che non è un…pezzo qualunque da aggiustare e quindi necessità anche di riguardi psicologici che di certo non sono favoriti dalla vista di un certo vestiario sanitario simil-scafandri (pur rendendomi conto dell’impossibilità immediata di un’alternativa)  e dai rumori  simil-officina meccanica, ecc.ecc.

La pandemia “italiana” ci ha anche fatto capire che la classe medica italiana non è una delle più qualificate al mondo, come da anni si blatera soprattutto in chiave politica mettendo la Lombardia al primo posto, ma un intreccio di interessi politico-sanitari-economici di cui, tanto per citarne uno che mi viene subito in mente,  i  recenti scandali al Pio Albergo Trivulzio ne è un esempio, insieme appunto con tanti altri.

A questo punto, mutuando le parole di don Mazzi di cui all’inizio, è quanto mai necessario, non solo incominciare tutto daccapo per addentrarci nella nuova era,  atteso che la vita umana, sia essa di uno scienziato, sia essa di un operatore ecologico,  sia essa di un “poro can” come lo scrivente, non si può barattare nemmeno con tutto l’oro del mondo.

Al di la di questo nuovo e necessario modo di riprendere, non esiste altro se non nuovi prodotti simil-Covid. Per chiudere, mi vengono in mente alcune parole dettemi da un direttore di uno dei più grandi ospedali del Veneto, il quale, mentre mio fratello stava morendo per tumore, mi disse ; “Caro Arnaldo, ricordati che, purtroppo, l’ospedale, in linea di massima, tranne per alcuni casi,  è l’ultima spiaggia…”

Non sarà che il Covid non solo ha confermato la suddetta ultima spiaggia, ma ne sta creando altre ? Essendo trascorsi 40 anni da quando ho sentito dire questa frase dal predetto direttore sanitario, senza che l’OMS ed ISS abbiano  pensato in prospettiva futura ?

Arnaldo De Porti

(Belluno-Feltre)

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