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Hikmat Hajiyev, Assistente del Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian e Capo del Dipartimento Politica Estera dell’Amministrazione Presidenziale, ha rilasciato un’intervista alla stampa, in cui ha parlato di come “la protezione del patrimonio culturale sia un obbligo universale e non dovrebbe essere usato dall’UNESCO per scopi politici.”

Nell’intervista Hikmat Hajiyev ha ricordato come l’Armenia abbia commesso atti illegali nei territori occupati dell’Azerbaigian, come la distruzione deliberata e l’armenizzazione di siti culturali, storici e religiosi degli azerbaigiani.

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Annoverata la distruzione di “927 biblioteche, più di 60 moschee, 44 templi, 473 siti storici, palazzi e musei e la sottrazione illegale di 40.000 oggetti museali.” Negli anni l’Azerbaigian, per indagare e prevenire le azioni illegali dell’Armenia, ha ripetutamente suggerito che l’UNESCO inviasse una missione nei territori occupati. Tali missioni sono state impedite dall’Armenia ma, come ricordato da Hajiyev “la Comunità internazionale inclusa l’UNESCO, è stata continuamente informata sulle azioni illegali dell’Armenia nei territori occupati dell’Azerbaigian.” Ci sono state numerose pubblicazioni sul tema presentate anche all’UNESCO. Hajiyev ha ricordato anche i numerosi comunicati stampa emanati come responsabile dell’Ufficio Stampa del Ministero degli Esteri dell’Azerbaigian, carica precedentemente ricoperta.

“Invece di versare lacrime di coccodrillo e impegnarsi in speculazioni politiche, Yerevan dovrebbe ora chiarire perché non ha permesso lo svolgimento della missione dell’UNESCO. Sfortunatamente, l’UNESCO non ha mostrato un approccio e una determinazione di principio neanche in questo problema. In effetti, non ha nemmeno rilasciato una dichiarazione”.

Grazie alla liberazione dei territori da parte dell’esercito azerbaigiano avvenuta nel 2020, oggi le atrocità commesse dall’Armenia sono sotto gli occhi di tutti, ha ricordato Hajiyev. “L’Armenia ha illegalmente sottratto e venduto all’estero oggetti in esposizione nei musei, manoscritti, tappeti, gioielli storici. Ad esempio, la Casa Museo del famoso poeta azerbaigiano, Khurshidbanu Natavan, a Shusha, è stata distrutta, mentre centinaia di perle d’arte, dipinti, tappeti, miniature, souvenir, reperti archeologici sono stati distrutti e saccheggiati dagli occupanti. Il famoso museo del Pane di Aghdam è stato distrutto….”.

Hikmat Hajiyev ha evidenziato come queste azioni rappresentino una palese violazione del diritto internazionale umanitario, in particolare della Convenzione dell’Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato e la Convenzione dell’UNESCO del 1970 sui mezzi per proibire e prevenire l’importazione, l’esportazione e il trasferimento illeciti della proprietà dei beni culturali.

“L’UNESCO deve adeguatamente rispondere a questi atti illegali dell’Armenia e condannarli”.

Ma l’UNESCO, ha evidenziato Hajiyev, ha fatto una serie di dichiarazioni errate ed incomprensibili, affermando che l’organizzazione attendeva una risposta dall’Azerbaigian sulla missione. L’UNESCO, così come altri paesi, ha sollevato la questione dopo la vittoria dell’Azerbaigian. Ma “Perché l’UNESCO non ha mandato prima una missione?”, chiede Hikmat Hajiyev. “Perché l’UNESCO non ha reagito alla distruzione di moschee nei territori occupati, e al loro utilizzo per allevare maiali e mucche? Come sottolineato dal Sig. Presidente, forse la distruzione di moschee è accettabile?”

Alcuni, ha ricordato l’Assistente del Presidente, sono molto preoccupati per il destino dei monumenti cristiani nei territori liberati. “Non ce ne è motivo. Lasciatemi enfatizzare ancora che abbiamo un gran rispetto per i siti di tutte le religioni nel nostro paese, e li proteggiamo.”

“Il fatto che la Fondazione Heydar Aliyev abbia recentemente revisionato la chiesa della Beata Vergine Maria nell’insediamento di Nij a Gabala ne è un vivido esempio”, ha sottolineato Hajiyev.

“Ma la reazione dell’UNESCO dà l’impressione che i siti cristiani siano più importanti dei musulmani…Tutto ciò è un perfetto esempio di ipocrisia e doppio standard”.

Nell’intervista Hikmat Hajiyev ha anche ricordato che nel 2018 il Direttore Generale dell’UNESCO aveva affermato, relativamente al rinnovato invito dell’Azerbaigian all’invio di una missione nei territori occupati, in un incontro con il Ministro degli Esteri azerbaigiano, che non voleva interferire in affari politici. “Solo due anni dopo, sembra che l’UNESCO abbia dimenticato di essere un’organizzazione umanitaria.”

Riguardo alla posizione dell’Azerbaigian nei confronti dell’UNESCO, Hajiyev ha evidenziato che essa non è cambiata: “l’Azerbaigian non si oppone oggi alla missione UNESCO. Ci aspettiamo solo di essere trattati in conformità con il diritto internazionale e le procedure pertinenti.” “Il Karabakh è un territorio dell’Azerbaigian e ogni attività che vi si svolge deve essere coordinata con l’Azerbaigian”.

Hajiyev ha infine ricordato l’attenzione prestata dall’Azerbaigian, eletto nel 2011 membro del Comitato UNESCO per la Protezione del patrimonio culturale nel caso di conflitto armato, alla distruzione di siti culturali non solo nei suoi territori occupati, ma nel mondo, e ha sempre dato importanza alla cooperazione con l’UNESCO in questo settore. Inoltre “La cooperazione con l’UNESCO è sempre stata sotto i riflettori del Primo Vicepresidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Mehriban Aliyeva. Non a caso la Sig.ra Aliyeva è stata insignita del titolo di Ambasciatrice di buona volontà dell’UNESCO nel 2004, in riconoscimento del suo contributo alla conservazione e allo sviluppo della letteratura popolare orale e del patrimonio musicale nazionale dell’Azerbaigian.”

“L’Azerbaigian, paese che attribuisce grande importanza al diritto internazionale, all’attività umanitaria internazionale e al multiculturalismo, si impegna a continuare la sua fruttuosa, costruttiva e reciprocamente rispettosa cooperazione con l’UNESCO. L’Azerbaigian si aspetta lo stesso approccio dall’UNESCO”, ha concluso Hajiyev.

Barbara Cassani
Addetto Stampa
Ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigian
Viale Regina Margherita, 1
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