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  • Tra il 1° e il 22 febbraio, la comunità situata nel nord-ovest della Cisgiordania ha affrontato cinque demolizioni e confische di aiuti umanitari; in molti si stavano ancora riprendendo da quelle avvenute nel novembre 2020 (83 strutture).
  • 60 persone, tra cui 35 bambini, sono state sfollate e sono ora a rischio imminente di trasferimento forzato.
  • Azione contro la Fame, che ha fornito molte delle strutture demolite, mette in guardia sull’impatto che questa situazione può generare sull’accesso al cibo, all’acqua e ai mezzi di sussistenza.
  • Le strutture demolite o confiscate sono state finanziate da paesi dell’Unione Europea e dal Regno Unito, come conseguenza della solidarietà offerta dai propri cittadini.

Gerusalemme/Milano, 25 febbraio 2021– In Cisgiordania, la comunità palestinese di Humsa Al Bqai’a, nel governatorato di Tubas, è stata nuovamente testimone della demolizione delle proprie case e proprietà da parte delle forze israeliane, il 16 febbraio e 22 febbraio scorsi.

Tra il primo e il 22 febbraio, la comunità ha complessivamente subito cinque demolizioni e confische di aiuti umanitari, proprio mentre la popolazione si stava riprendendo da quanto accaduto nel novembre 2020 (83 strutture demolite o confiscate, di cui 29 finanziate da donatori dell’Unione Europea e dal Regno Unito).  “Le demolizioni di strutture abitative e di infrastrutture idriche e sanitarie come latrine o rifugi per animali sono dannose per la sicurezza e la dignità delle comunità palestinesi – ha dichiarato Lucas Honnauer, direttore di Azione contro la Fame nei Territori palestinesi -. La comunità di Humsa Al Bqai’a continua a subire pressioni, da parte dell’amministrazione civile israeliana, affinché si trasferisca in un sito a 15 chilometri di distanza”.

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SENZA CASA, IN MEZZO ALL’INVERNO E ALLA PANDEMIA

Queste situazioni si verificano nel cuore della pandemia. Le comunità stanno già lottando per accedere all’acqua e ad altri servizi di base e si trovano ora anche ad affrontare le dure condizioni imposte dal rigido inverno e dalle tempeste di neve, senza disporre di strutture adeguate a proteggere sé stessi e il proprio bestiame. Israele continua a confiscare anche le consegne effettuate dall’assistenza umanitaria, nonostante il suo obbligo di proteggere la popolazione secondo il diritto internazionale umanitario, lasciando la popolazione di Humsa Al Bqai’a a rischio, compresi 35 bambini.

198 STRUTTURE DEMOLITE NEL 2021 IN CISGIORDANIA

Dall’inizio del 2021, le autorità israeliane hanno demolito, sequestrato o costretto a demolire almeno 198 strutture di proprietà palestinese, sfollando oltre 285 persone, tra cui circa 150 bambini, e colpendo altre 1.070 persone. La situazione continua a peggiorare in modo preoccupante e sta creando un precedente per tutte le altre comunità.

LE ONG INTERNAZIONALI CHE LAVORANO NELL’AREA CHIEDONO LA FINE IMMEDIATA DELLE DEMOLIZIONI

Azione contro la Fame fa parte del Consorzio per la protezione della Cisgiordania, finalizzato a prevenire il trasferimento forzato delle comunità palestinesi. La nostra organizzazione ha appoggiato, lo scorso 10 febbraio, una dichiarazione congiunta dell’Associazione delle Agenzie Internazionali di Sviluppo in Palestina (AIDA) – che rappresenta oltre 80 ONG che operano in Palestina e Israele – chiedendo al governo di fermare immediatamente il trasferimento illegale e forzato della comunità di Humsa Al Bqai’a nella Valle del Giordano. L’AIDA esorta anche la comunità internazionale a ricorrere a misure appropriate per sollecitare Israele ad agire in conformità con i suoi obblighi legali per prevenire ulteriori violazioni, che oggi accadono con ritmo inquietante.

HUMSA AL BQAI’A, COSA E’ ACCADUTO OIN SOLI QUATTRO MESI

  • 3 novembre 2020: si verifica la più grave demolizione di massa da quando OCHA ha istituito il database delle demolizioni nell’anno 2009.
  • 1° febbraio 2021: l’amministrazione civile israeliana confisca 25 strutture (21 finanziate da donatori), sfollando 55 persone, inclusi 32 bambini.
  • 3 febbraio 2021: l’amministrazione civile, accompagnata dai militari, confisca o demolisce altre 21 strutture finanziate da donatori e serbatoi d’acqua. Circa 60 persone, tra cui 35 bambini, sono sfollati, alcuni per la seconda volta in 48 ore.
  • 4 febbraio 2021: funzionari delle Nazioni Unite si uniscono all’UE e al primo ministro palestinese in una visita alla comunità.
  • 6 febbraio 2021: i membri del West Bank Protection Consortium, di cui Azione contro la Fame fa parte, forniscono 10 tende non montate per dare protezione alla comunità durante il rigido clima invernale e la tempesta prevista per il 16 febbraio.
  • 8 febbraio 2021: l’amministrazione civile israeliana, accompagnata dai militari, torna nella comunità palestinese di Humsa – Al Bqai’a confiscando o demolendo altre 16 strutture residenziali. Tredici erano finanziate da donatori, fornite come risposta umanitaria a quanto accaduto il 1° e il 3 febbraio, in cui 46 strutture sono state demolite o confiscate.
  • 16 febbraio 2021: l’amministrazione civile israeliana confisca cinque tende di sussistenza finanziate dai donatori a Humsa – Al Bqai’a.
  • 22 febbraio 2021: l’amministrazione civile israeliana, accompagnata dai militari, torna nella comunità palestinese di Humsa – Al Bqai’a e confisca o demolisce nuovamente l’assistenza fornita dagli attori umanitari,

Azione contro la Fame opera nei in nei Territori palestinesi occupati dal 2002, con 68 operatori umanitari che coordinano programmi in tema di acqua, igiene e sanità, mezzi di sussistenza e protezione. Il nostro aiuto arriva a 170.000 persone in Cisgiordania e Gaza.

Azione contro la Fame è un’organizzazione umanitaria internazionale leader nella lotta contro le cause e le conseguenze della fame. Da 40 anni, in circa 50 Paesi, salva la vita di bambini malnutriti, assicura alle famiglie acqua potabile, cibo, cure mediche e formazione, consentendo a intere comunità di vivere libere dalla fame.

 

Ufficio stampa e comunicazione Azione contro la Fame

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