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Myanmar: Save the Children, almeno quattro minori sono stati uccisi dalle forze di sicurezza da domenica

 L’appello dell’Organizzazione: “Mettere fine alle violenze e proteggere i bambini”

 

Almeno 15 persone sarebbero state uccise oggi in Myanmar dalle forze di sicurezza, che vanno ad aggiungersi alle altre 23 che hanno perso la vita dal giorno del colpo di Stato, il 1 febbraio scorso.

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“Siamo sconvolti per queste azioni atroci e indiscriminate sui manifestanti da parte delle forze di sicurezza in tutto il Myanmar: siamo di fronte a un’escalation ingiustificabile nell’uso della violenza letale”, denuncia Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – che condanna in particolare le uccisioni e il ferimento di giovani e bambini e invita le forze di sicurezza a porre fine immediatamente a questi attacchi mortali.

Le scene brutali di violenza e morte ricordano un campo di battaglia, con le forze di sicurezza che sparano sui manifestanti disarmati, molti dei quali sono giovani. Un numero significativo di bambini sono stati feriti e proprio i bambini stanno soffrendo per i gas lacrimogeni che arrivano fin dentro le loro case.

Save the Children e i suoi partner sono impegnati a fornire supporto ai bambini feriti e alle loro famiglie, in particolare attraverso la gestione e la segnalazione alle strutture ad hoc di casi specifici bisognosi di protezione e supporto psicosociale. A causa dell’insicurezza e delle restrizioni COVID-19 in corso, gran parte di queste attività vengono svolte da remoto. “Nonostante i nostri sforzi, sappiamo che molti bambini non ricevono il sostegno di cui hanno così disperatamente bisogno in questo momento”, sottolinea l’Organizzazione.

Per molti bambini, purtroppo, non c’è stato nulla da fare.

Domenica 28 febbraio, spiega Save the Children, un ragazzo di 17 anni è stato colpito alla testa ed è morto a Bago; martedì 2 marzo, un ragazzo di 16 anni è morto per una ferita da arma da fuoco a Taung Twin Gyi, Magway. Secondo i resoconti dei testimoni, è stato ucciso da un soldato a bordo di un convoglio di tre camion militari: i militari hanno preso il corpo e sono andati via.

Mercoledì 3 marzo, secondo fonti locali, un ragazzo di 14 anni a Myin Gyan è stato ucciso da colpi d’arma da fuoco e nella stessa giornata un ragazzo di 17 anni sarebbe stato ucciso a Monywa.

“Le conseguenze psicosociali delle recenti violenze sui bambini sono allarmanti. Molti soffrono per la paura, lo stress e la perdita causati dalle violente repressioni. I genitori riferiscono che i loro figli hanno incubi notturni dopo aver sentito granate e colpi d’arma da fuoco. Non bisogna sottovalutare gli effetti a lungo termine di questa situazione: molti bambini e le loro famiglie incontreranno difficoltà nel fare i conti con le violenze alle quali stanno assistendo e questo potrebbe voler dire che i minori rischiano di subire traumi a lungo termine”, conclude Save the Chidren che rinnova il proprio appello a cessare immediatamente ogni violenza contro i bambini e a rispettare i loro diritti, prima che altri vengano feriti”

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