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A rischio la vita e la salute mentale di migliaia di bambini, che rivivono il trauma delle loro case in fiamme in Myanmar

 

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L’appello dell’Organizzazione: aumentare la sicurezza nei campi e prevedere piani di evacuazione

 

I rifugiati Rohingya che vivono nei campi di Cox’s Bazar, in Bangladesh, temono per la loro vita dopo che da domenica sono scoppiati altri sette incendi, portando il numero totale di incendi a 84 in soli quattro mesi, denuncia Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – sulla base dei dati dell’Inter Sector Coordination Group.

Nel più grande insediamento per rifugiati al mondo, dall’inizio del 2021 ci sono stati più incendi rispetto a tutto l’anno precedente, in cui se ne contarono 82. In un solo giorno, il 29 marzo, sono stati segnalati ben dieci incendi.

Lunedì scorso un altro grande incendio è divampato nell’insediamento, distruggendo i rifugi di otto famiglie insieme a una moschea, una struttura dedicata alle donne e un centro di apprendimento per i bambini. Si è trattato del 45esimo incendio mortale dopo quelle devastante che il 22 marzo scorso aveva provocato la morte di 11 persone, lasciando più di 45 mila rifugiati senza casa.

I profughi Rohingya, spaventati, hanno formato gruppi per controllare gli incendi di notte in modo da proteggere i bambini e i propri cari. Temono che sia solo questione di tempo prima che un altro grande incendio distrugga le loro case.

“Siamo esausti per tutti questi incendi. La notte non riusciamo a dormire perché abbiamo paura e rischiamo di ammalarci. Prima alcune persone lavoravano, ma si sono dovute fermare: hanno paura di uscire e lasciare le loro famiglie in casa – è la testimonianza di Abdullah, un operatore umanitario volontario Rohingya che vive in uno dei campi – E abbiamo ancora più paura di quello che può accadere durante il Ramadan. In base alle direttive anti-Covid del governo, tutti i negozi sono chiusi la sera e questo vuol dire che gli uomini andranno tutti a pregare di sera, lasciando donne e bambini soli a casa. Non è sicuro”.

La ragione dell’improvviso aumento degli incendi rimane sconosciuta, ma si pensa che sia in parte dovuta a una stagione secca particolarmente lunga che ha reso i rifugi di bambù presenti nel campo ancora più esposti al rischio di prendere fuoco. Sono tuttora in corso le indagini delle autorità del Bangladesh per identificare la causa del vasto incendio del 22 marzo.

Non solo la sicurezza fisica dei bambini, che costituiscono circa la metà della popolazione di rifugiati a Cox’s Bazar, ma anche la loro salute mentale rappresenta una delle preoccupazioni principali di Save the Children. Gli operatori specializzati nella salute mentale riferiscono che alcuni bambini stanno mostrando segni di traumi dovuti agli incendi, poiché queste esperienza riportano loro alla mente le loro case in fiamme in Myanmar. Molti si rifiutano di mangiare o giocare, e alcuni non riescono a dormire: si svegliano e scappano, immaginando la loro casa in fiamme.

“Il rischio di incendi in questi campi densamente popolati è enorme e in queste condizioni un altro disastro mortale potrebbe essere solo questione di ore”, ha affermato Onno van Manen, Direttore nazionale di Save the Children in Bangladesh.

“Oltre alla perdita di vite umane e all’enorme distruzione che questi incendi lasciano, siamo profondamente preoccupati per il crescente impatto di questi eventi traumatici sulla salute mentale dei bambini. I profughi Rohingya sono già fuggiti dai loro villaggi in fiamme in Myanmar e ora quel poco che hanno finisce di nuovo in fiamme. Tutto questo è troppo per qualsiasi essere umano, figuriamoci per i bambini.  I campi profughi non sono luoghi adatti ai bambini e tutto ciò ci ricorda ancora una volta che il loro futuro, in queste condizioni, è fortemente a rischio”, ha proseguito Onno van Manen.

Il campo di Cox’s Bazar è l’insediamento di rifugiati più densamente popolato al mondo e i rifugiati Rohingya vivono in rifugi temporanei fatti di bambù secco e infiammabile. I rifugiati vivono in queste condizioni a dir poco precarie da quasi quattro anni e continueranno a vivere qui fino a quando non potranno tornare in sicurezza e volontariamente in Myanmar, spiega l’Organizzazione.

Save the Children si appella alla collaborazione tra le autorità e gli operatori umanitari per prevenire lo scoppio degli incendi e per ricostruire immediatamente i rifugi danneggiati in modo che le persone abbiano un tetto sopra la testa e che i bambini possano andare a scuola. I campi profughi devono essere resi più sicuri prevedendo spazi maggiori tra una casa e l’altra e attuando delle misure per prevenire gli incendi, come la disponibilità di serbatoi d’acqua e la creazione di percorsi attraverso le recinzioni intorno ai campi che consentano alle persone di fuggire in caso di incendio e forniscano l’accesso ai servizi di emergenza.

L’Organizzazione chiede inoltre la previsione di piani di evacuazione per garantire che i rifugiati, compresi bambini, donne incinte e persone con disabilità, possano mettersi in salvo in caso di grave incendio o altri disastri.

In collaborazione con il governo e gli altri attori sul campo, Save the Children è impegnata a sostenere i bambini e le loro famiglie attraverso interventi che prevedono la creazione di rifugi temporanei sicuri, interventi di assistenza sanitaria, servizi di salute mentale, distribuzioni di cibo, vestiti e altri beni essenziali. L’Organizzazione, infine, lavora quotidianamente per favorire le riunificazioni familiari dei bambini che sono rimasti separati dai genitori ed è attiva nella ricostruzione dei rifugi e delle strutture andate distrutte dagli incendi.

 

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