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Bisogna preservare i luoghi di cultura e di socializzazione

 

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            ” Esprimo il mio vivo plauso al proprietario e al gestore del cinema Vittoria che ha riaperto al pubblico a dimostrazione che le sale cinematografiche possono e devono continuare nella loro attività e non chiudere, come è accaduto di recente per il cinema Arcobaleno, per trasformarle in supermercati o megastore “. E quanto afferma Gennaro Capodanno, presidente dl Comitato Valori collinari, già presidente della circoscrizione  del Vomero, da anni in prima linea contro la scomparsa di luoghi storici, culturali e sociali che hanno caratterizzato da sempre il capoluogo partenopeo.

 

            “ Purtroppo – aggiunge Capodanno – su otto sale cinematografiche presenti solo nell’ambito del quartiere Vomero, un territorio di poco più di due  chilometri quadrati d’estensione, che alla metà del secolo scorso vantava la più alta concentrazione di questo tipo di strutture, negli anni trascorsi ne erano scomparse già cinque: l’Ideal in via Scarlatti, dove attualmente è ubicato un megastore, l’Ariston in via Morghen, sostituito da una banca, il Colibrì in via de Mura, sostituito da un club fitness, il Bernini, sostituito da un negozio di abbigliamento per bambini e l’Abadir, già Orchidea, in via Paisiello dove è nato l’ennesimo supermercato. A questi si aggiunge dunque anche la sesta sala, con il cinema Arcobaleno, nato nel lontano 1958, che scompare dunque dopo oltre 60 anni di vita “.

 

            ” Senza dimenticare – continua Capodanno – che il Vomero, nei libri sulla storia del capoluogo partenopeo, viene ricordato come la “Cinecittà di Napoli”, visto che, agli inizi del novecento, proprio nel quartiere collinare partenopeo si trovavano ben due stabilimenti di produzione cinematografica. La “Partenope film” fondata nel 1910 dai fratelli Troncone in una villetta posta in via Solimena, considerata la prima manifattura cinematografica napoletana, e la “Lombardo Film” , rilevata da Gustavo Lombardo e da cui sarebbe poi nata la “Titanus”, in via Cimarosa 182, come ricorda una lapide apposta sulla facciata de fabbricato “.

 

            ” Purtroppo – conclude amareggiato – oltre agli effetti della pandemia, paghiamo, e non da oggi la totale assenza d’iniziative valide e concrete per evitare  la scomparsa di luoghi di cultura ma anche di aggregazione e di socializzazione, come le sale cinematografiche. Da tempo invece in altre città italiane, come Bologna e Firenze, nello specifico settore, i consigli comunali hanno approvato apposite norme, cosiddette “salva-cinema”, che consentono, attraverso apposite convenzioni, la sopravvivenza di sale storiche, laddove purtroppo nel capoluogo partenopeo non si può che registrare la più totale assenza di valide iniziative al riguardo sia da parte della Regione Campania che del Comune di Napoli, nonostante la crisi che da tempo coinvolge il settore, aggravata dall’attuale pandemia “.

 

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