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Querele temerarie vengono presentate contro di me per diffamazione, l’ultima da parte di Ekrò, ogni volta che tocco i fili del sistema affaristico imperante a Crotone. Lo scopo è duplice: intimidirmi e delegittimarmi, cioè tentare di spaventarmi e al contempo togliermi credibilità, in modo che qualsiasi cosa io dica nella odierna qualità di parlamentare del territorio, che come tale ha anche compiti ispettivi e li esercita, sembri una mia fantasia. Improbabile, visto che quello dei rifiuti e delle irregolarità legate al loro trattamento/smaltimento è un tema che m’impegna anche sul piano istituzionale, nelle commissioni parlamentari e mediante gli atti di sindacato ispettivo presentati in Senato. Altri sicari, intanto, si occupano di rimestare e di gettare fango su di me per additarmi come responsabile di tutti i mali di Crotone, passati presenti e futuri. Una risposta sistemica, dunque, e davvero paradossale.

Paradossale perché tutti conoscono la situazione crotonese – la città è piccola, nulla sfugge –, sanno chi sono i responsabili del mancato sviluppo economico e del rapido decadimento anche morale della comunità pitagorica, non esitano a descriverla per quel che è nelle conversazioni private ma davanti ai protagonisti del sistema sopra accennato la dissimulazione e la sottomissione riverente sono invece la regola, perché non si sa mai…

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La visione della realtà di quei pochi soggetti danarosi, spregiudicati, che senza imbarazzi intrattengono rapporti con la massoneria deviata e/o con la criminalità in giacca e cravatta, ottiene spazio presso i media compiacenti e produce l’effetto che Malcom X stigmatizza con la famosa frase: “Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che le opprimono”. Il caso Ponticelli è esemplare in questo senso.

Le immagini non sembrano lasciare dubbi su quanto accade all’interno dell’impianto TMB di rifiuti dell’ATO Crotone e dunque sulle condizioni di lavoro spesso ‘disumane’ degli addetti, peraltro pochi, per lo più non crotonesi, controllati a vista e zittiti con le ritorsioni più vili. Nella sua replica al mio comunicato stampa di denuncia, l’ennesimo dal 2019 in qua, Ekrò cerca di sviare l’attenzione dai dati oggettivi, attestati dalla documentazione fotografica parzialmente pubblicata a corredo del mio comunicato stampa (che mostra cumuli di pannoloni ma anche di sacche per le infusioni, siringhe, camici, mascherine, guanti ecc.), per descrivere un luogo di lavoro idilliaco, dove gli operatori sono iper-protetti da qualsiasi contatto con i rifiuti che arrivano e vengono trattati nell’impianto.

La realtà è ben altra cosa, come sa perfettamente chi lavora a Ponticelli e come sanno, aggiungo con grande rammarico, i tanti che si sottraggono al compito di ispezionare de visu l’interno dei capannoni, dove l’inferno dantesco si replica quotidianamente, per non essere costretti ad accertare quanto accade, durante i previsti controlli (sempre ‘telefonati’), e trarne le conseguenze.

Sì, perché la situazione rifiuti potrebbe persino essere peggiore di quello che è, a Crotone e provincia, se si rispettassero le regole e si irrogassero con puntualità le sanzioni del caso. E invece una congiura silenziosa della maggioranza, di cui sono complici inconsapevoli gli stessi cittadini, con le loro legittime richieste di efficienza e decoro del servizio smaltimento rifiuti, fa sì che siano solo gli operatori dell’impianto di Ponticelli a fare le spese di quelle pressioni, subendo condizioni di lavoro non dignitose e spesso rischiose per la loro stessa integrità fisica.

A questo proposito, ho inviato una pec alla Regione ed una al Presidente dell’ATO per chiedere di vedere i documenti dai quali risulterebbe che al Comune di Cotronei sarebbe stato consentito di smaltire a Ponticelli i pannoloni, come asserisce Ekrò nella sua nota stampa del 29 aprile (di replica alla mia) dove preannuncia querela. ARPACAL, infatti, da ultimo con nota inviatami il 23 aprile per giustificare la scelta di analizzare solo alcuni elementi presenti nei campioni di terreno prelevati nel campo di grano adiacente all’impianto, dove si sono riversati i liquami post-alluvione del 21.11.2020, dichiara che le attività svolte dall’impianto di Ponticelli consistono “nel trattamento meccanico biologico TMB di rifiuti urbani NON pericolosi, conferiti in forma differenziata (carta, plastica, legno, vetro, imballaggi metallici e misti, rifiuti biodegradabili) ed indifferenziati (CER 200301 rifiuti urbani non differenziati).”

E aggiunge: “Nell’impianto TMB di Ponticelli sono autorizzati esclusivamente i conferimenti dei rifiuti sopra indicati, secondo le condizioni stabilite dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) DDG n. 11695 del 05/10/2016 e successiva integrazione. Parte integrante di detta Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) è il Piano di Monitoraggio e Controllo (PMeC), in base al quale sono fissati specifici controlli sui rifiuti autorizzati in ingresso, oltre che sulle matrici ambientali.”

Poiché in base al DPR 254/03, Allegato I “Tipologie di rifiuti sanitari e loro classificazione”, i pannoloni sono classificati come “Rifiuti pericolosi a rischio infettivo”, con codici C.E.R. (18.01.03 o 18.02.02) non contemplati nell’AIA iniziale, un paio di domande s’impongono. Com’è possibile che a novembre 2019 sia stata data quella autorizzazione in deroga all’AIA che ARPACAL e l’ASP di Crotone sembrano tuttora ignorare, benché preposte ai controlli, e soprattutto com’è possibile che sia stato consentito lo smaltimento dei suddetti rifiuti pericolosi a rischio infettivo anche una volta diffusosi il coronavirus Covid-19?

E in base a quale deroga all’AIA, che ARPACAL e l’ASP di Crotone sembrano tuttora ignorare, benché preposte ai controlli: “il solo Comune di Cutro conferisce rifiuti potenzialmente contaminati da Covid-19”, asseritamente sanificati dal trasportatore e nell’impianto, ammesso che si spieghino così i cumuli di sacche per infusione, siringhe, camici, mascherine e guanti?

Diversamente da quanto dichiara Ekrò, la sola “depressione costante” temo sia quella che coglie chiunque guardi le immagini relative all’interno dei capannoni e sia capace di immedesimarsi nei dipendenti regionali che vi lavorano. Com’è possibile? Torno a domandare. Chiedo per un amico che vorrebbe continuare a vivere a Crotone, supponendo che la città si trovi ancora in Italia e dunque che le leggi vigenti nel Paese siano valide, da rispettare e rispettate, anche nella città di Pitagora.

 

Sen. Margherita Corrado

Gruppo Misto

Commissione Antimafia

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