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Etiopia: Save the Children, a sei mesi dall’inizio del conflitto nel Tigray sono quasi 5mila i minori separati dai loro genitori, a forte rischio di abusi. Le persone sfollate sono oltre 1,7 milioni. Aumentata a un ritmo allarmante la violenza sessuale su donne e ragazze

 

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La risposta umanitaria è sotto finanziata. L’Organizzazione invita la comunità internazionale a intensificare l’impegno e tutti gli attori a considerare prioritaria la protezione dei civili, in particolare di donne e bambini, e a non prendere di mira le strutture pubbliche, a partire da scuole e strutture sanitarie.

 

A sei mesi dall’inizio dei combattimenti nel Tigray, in Etiopia, migliaia di bambini e adolescenti risultano separati dalle loro famiglie e molti vivono in condizioni pericolose e terribili in campi informali. Almeno 917 minori non accompagnati e 4.056 separati sono stati registrati dalle Nazioni Unite[1]. Molti di loro non hanno adulti di riferimento e sono a rischio di abbandono e abusi sessuali e fisici. Alcuni di questi bambini e adolescenti si sono separati dai loro genitori mentre fuggivano per salvarsi la vita durante il conflitto. Altri hanno perso i genitori a causa della violenza. Lo denuncia Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, che esprime forte preoccupazione per il benessere mentale e fisico di questi minori. I bambini separati devono affrontare enormi sfide nel soddisfare i loro bisogni primari, mancando nella loro vita le persone che normalmente li aiuterebbero a trovare cibo, acqua e riparo.

Gli operatori di Save the Children riferiscono che alcuni di questi minori non sono attualmente in una situazione protetta e sicura. Molti vivono in stanze dove dormono più di 50 persone, che li espongono a ulteriori rischi, inclusa la violenza fisica e sessuale.

Da quando è iniziato il conflitto, la violenza sessuale contro ragazze e donne, anche incinte e anziane, è aumentata a un ritmo allarmante. Negli ultimi due mesi, più di 950 ragazze e donne hanno riferito di essere state violentate[2]. Tuttavia è probabile che questa cifra sia molto più alta. Le donne che hanno parlato con l’Unità sanitaria di emergenza di Save the Children dicono che molte sopravvissute sono troppo spaventate per denunciare l’aggressione sessuale o per cercare cure, a causa dello stigma e della paura di rappresaglie.

Atsede * si è separata dal marito e dai quattro figli quando uomini armati hanno attaccato il loro villaggio nel Tigray. Nel caos tutti correvano in direzioni diverse. Atsede ha detto a Save the Children che lei e altre 34 donne sono state violentate da gruppi di uomini armati. Atsede era incinta di cinque mesi all’epoca. Ha raccontato: “Due mie figlie sono con mio marito ma non so dove. Non posso contattarli. Ho sentito che uno dei miei figli è in un’altra città da solo. Ha 10 anni. E il mio bambino di due anni è con i miei genitori. Presumo che mio marito e le mie due figlie di otto e 14 anni siano in Sudan, ma potrebbero anche essere morti. Non lo so. Sto aspettando che mio marito mi chiami. Alcune persone mi dicono che sono in Sudan e altri che sono stati uccisi”.

Arsema *, 11 anni, è stata separata dai suoi genitori quando il conflitto è scoppiato nel Tigray l’anno scorso. È assistita dal fratello maggiore Yonas, in un campo per famiglie sfollate. Arsema ha detto a Save the Children: “Prima che scoppiasse la guerra, tutto andava alla grande. Poi tutto è andato male. C’era sempre il suono delle pistole e degli uomini armati. Ho avuto paura. Siamo scappati. Abbiamo viaggiato a piedi per un mese. Ero preoccupata per i miei genitori. Mi mancano, voglio stare di nuovo con loro. Ho ancora paura”.

“Una famiglia divisa a causa del conflitto soffre enormemente, sia psicologicamente che fisicamente. I bambini che sono separati dai loro genitori spesso ci dicono che hanno paura e non sono in grado o non vogliono impegnarsi in attività semplici che un tempo davano loro piacere. Senza genitori che erano soliti fornire sicurezza e un senso di protezione, molti minori hanno bisogno di ulteriore supporto per far fronte alla situazione in cui si trovano. Siamo molto preoccupati perché i sistemi di protezione che normalmente sostengono i bambini e gli adolescenti separati sono stati quasi totalmente interrotti a causa del conflitto e ora non esiste una rete di supporto per aiutare i più vulnerabili” ha dichiarato Magdalena Rossman, consulente per la protezione dell’infanzia di Save the Children per la risposta del Tigray.

In tutta la regione del Tigray, più di 1,7 milioni di bambini e adulti[3] sono sfollati a causa del conflitto e necessitano di sostegno urgente per l’accesso al cibo – compreso cibo terapeutico per bambini malnutriti – riparo, assistenza sanitaria, supporto per la salute mentale, acqua pulita e servizi igienico-sanitari.

“La situazione nel Tigray è critica. A sei mesi dall’inizio di questo conflitto, centinaia di migliaia di persone non hanno ancora ricevuto assistenza. La risposta umanitaria è sotto finanziata e la comunità internazionale deve continuare a intensificare l’impegno per garantire che i finanziamenti corrispondano alle dimensioni di questa crisi. La protezione dei civili, in particolare delle donne e dei bambini, deve essere considerata prioritaria da tutti gli attori e le strutture pubbliche, comprese le scuole e le strutture sanitarie, non devono essere prese di mira. Chiediamo inoltre a tutti i gruppi armati di lasciare le strutture sanitarie ed educative in modo che i bambini possano tornare a scuola in sicurezza e accedere a cure mediche salvavita” ha detto Ekin Ogutogullari, direttore di Save the Children in Etiopia.

Save the Children sta fornendo sostegno ai bambini separati e non accompagnati nel Tigray trovando soluzioni di assistenza adeguate, sostenendo le famiglie affidatarie che si prendono cura di loro, gestendo i casi e aiutando i minori ad accedere ad acqua pulita, cibo e riparo.

L’Organizzazione sta anche creando Spazi a misura di bambino dove i più piccoli possono imparare, giocare e sviluppare le proprie capacità e resilienza per essere in grado di far fronte e dare un senso alla loro situazione. Infine, Save the Children sta lavorando con i partner per rintracciare i genitori che potrebbero essere fuggiti in altre parti della regione del Tigray. L’obiettivo finale è sempre – quando possibile e nel migliore interesse del bambino – riunirli alle loro famiglie.

L’Unità di emergenza sanitaria di Save the Children sta fornendo sostegno psicologico e supporto psicosociale alle vittime di violenza sessuale, ai bambini e agli adulti che sono stati colpiti dal conflitto nel Tigray, che si è intensificato il 4 novembre 2020, e che sta avendo un impatto devastante sui minori. Molti hanno assistito a cose che nessun bambino dovrebbe mai vedere, si sono persi o separati dai propri cari e sono stati costretti a lasciare le loro case. Le strutture sanitarie sono state danneggiate e c’è una carenza di forniture mediche e farmaci, che hanno lasciato bambini, donne incinte e vittime di violenze sessuali senza accesso a cure sanitarie vitali.

Inoltre bambini e ragazzi non vanno a scuola da mesi, il che li mette a rischio di sfruttamento, violenza sessuale, matrimonio precoce e lavoro minorile, oltre a interferire con il loro diritto all’istruzione e a rendere meno probabile il loro ritorno a scuola.

 

* I nomi sono stati modificati per proteggerne l’identità

 

  A questo link è possibile scaricare un video con i sottotitoli in italiano: https://we.tl/t-k91niHv0KU

 

A questo link è possibile scaricare i broll con le interviste a Rahel* (13 anni) e suo zio Naod* (56 anni) e le immagini di Rahel mentre disegna: https://we.tl/t-wre8v8EIa1

 

A questo link è possibile scaricare un broll con immagini generali di contesto: https://we.tl/t-x0JX6BUPPo

 

 

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