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In qualità di Capogruppo per il Misto nella Commissione Agricoltura al Senato ho chiesto un affare assegnato per analizzare e trovare delle soluzioni entro breve termine al grave fenomeno della Processionaria sul Pino. La mia richiesta nasce dall’esigenza di portare all’attenzione del Governo questo grave fenomeno. Negli ultimi mesi molti studi, relazioni e articoli di stampa di settore hanno reso evidente come questo insetto, anche a causa delle variazioni climatiche, si stia estendendo in modo molto veloce in tutta l’area dell’Europa Mediterranea e, in particolare, in Italia e in Calabria. In base ad uno studio redall’Università di Reggio Calabria, la processionaria dei Pini attacca tutte le specie del genere Pinus mostrando una certa preferenza per Pinus nigra e Pinus sylvestris, così come anche Pinus halepensis, Pinus pinea, Pinus mugo e Pinus pinaster; di rado attacca Pinus strobus, inoltre si può trovare, ma solo occasionalmente, anche sui Cedri, su Picea abies e su Larix decidua.

Il danno a carico delle piante è determinato dalle larve defogliatrici, che a seconda dell’età si comportano in modo diverso:

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– le giovani larve delle prime età scheletrizzano le foglie, lasciando un “filo” centrale, corrispondente alla nervatura dell’ago il quale si necrotizza, dissecca e viene inglobato all’interno del nido “estivo”;
– le larve mature defogliano completamente i rametti, mangiando interamente gli aghi, producendo anche effetti visivi disastrosi, in caso di forti attacchi.

Allo stato attuale molte pinete ricadenti nei Parchi nazionali italiani, come il Parco Nazionale della Sila in Calabria del quale sto seguendo la situazione direttamente e che visiterò nei prossimi giorni, sono infestate dal lepidottero con densità di popolazione variabili in funzione del contesto ambientale in cui le piante vegetano. Nelle are interne delle formazioni boschive la presenza del defogliatore è, in generale, rarefatta e non costituisce, al momento, un problema di sanità pubblica visto che questo parassita può essere nocivo sia per le foreste italiane, sia per gli animali e sia per l’uomo. È necessario in tal senso intervenire per fare in modo che si blocchi preventivamente una maggiore, nociva e devastante diffusione. Soprattutto perché, se si dovesse estendere anche al Cedro, sarebbe dannosa per una filiera di eccellenza che in Calabria offre lavoro a molti imprenditori agricoli e a tutto l’indotto ad esso collegato.

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